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Lost In La Mancha |
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Regia: Keith Fulton, Louis Pepe.
Gli interpreti: Terry Gilliam, Johnny Depp, Jean Rochefort.
Titolo originale: Lost In La Mancha.
Durata: 89.
Anno: 2001.
Paese: Gran Bretagna
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Recensito da: Luca Baroncini
Sono stati fortunati Keith Fulton e Louis Pepe, perche' se il
velleitario progetto di Terry Gilliam fosse divenuto realta', il loro
backstage si sarebbe confuso tra i tanti extra della versione DVD.
L'impossibilita' di trasformare "The Man who killed Don Quixote" in un
film compiuto, lo ha invece reso la preziosa testimonianza di un
fallimento. Il documentario e' quindi un interessante dietro le quinte
che insegna le tante difficolta' che un progetto deve affrontare prima
di essere film e poter raggiungere un pubblico, vivendo cosi' di vita
propria. Difficolta' che comprendono la ricerca degli attori, la
scelta delle location (non geniale la decisione di un set confinante
con un territorio militare), i problemi logistici (prenotazioni di
aerei e alberghi), la gestione delle comparse, sedute collettive di
"reading" della sceneggiatura, la predisposizione delle scenografie e
dei costumi. Un'enormita' di occhi, bocche e mani che attendono un
"si'" o un "no" e che il regista deve miracolosamente far interagire
in modo equilibrato, in attesa, a sua volta, di "si'" o "no" da chi il
progetto lo sostiene economicamente.
Tanti i motivi che hanno concorso al disastro finanziario (32 milioni
di dollari) e creativo: la troupe sparsa in giro per il mondo,
l'assenza di reale comunicazione tra i vari elementi del cast, un
nubifragio a inizio lavorazione, il male alla prostata del
protagonista Jean Rochefort, che ha dovuto abbandonare il set, ma su
tutto l'incapacita' del regista di circoscrivere il suo estro, di dare
una forma alla sua potente visione, di sfogare in modo costruttivo il
suo ego. Un'ambizione smisurata, poco incline al compromesso, che si
e' trovata a scontrarsi quotidianamente con l'assenza di un budget
adeguato e con un'organizzazione approssimativa (anche se gli spot
girati successivamente per la Nike, qualche inclinazione al
compromesso la dimostrano). Il documentario segue la fase di
pre-produzione e i pochi giorni di riprese. Terry Gilliam mantiene
sempre un ottimismo contagioso, come se gli ostacoli fossero
carburante della sua grande capacita' visionaria, ma intorno a lui
l'entusiasmo cala progressivamente: chi si appella alla razionalita'
(l'aiuto regista Phil Patterson), chi pare dubbioso (la costumista
Gabriella Pescucci), chi preoccupato (i produttori), chi spaesato
(Johnny Depp), chi addolorato (Jean Rochefort), chi semplicemente
assente (Vanessa Paradis, mai arrivata sul set). Il backstage alterna
interviste e discussioni a qualche fotogramma del girato (sempre
magico il filtro della pellicola). L'animazione di Chaim Bianco, il
"Terry Gilliam's Picture Show", riassume con ironia glorie e disfatte
del geniale ma discontinuo regista, e non manca un riferimento al
maleficio che pare aleggiare intorno al testo di Cervantes e alla sua
trasposizione cinematografica. Anche Orson Welles, infatti, ne fu
ossessionato per dieci anni e la sua lotta con i mulini a vento si
risolse in medesima sconfitta. Alla fine gli unici a uscirne indenni
sono stati i nostri Franco e Ciccio, diretti con meno pretese da
Gianni Grimaldi nel 1968 in "Don Chisciotte e Sancio Panza".
Da non perdere, dopo i titoli di coda, l'efficace trailer con la corsa
dei tre formidabili giganti (quando la realta' supera il cinema,
vedere per credere!) sulla beffarda scritta "cooming soon".
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