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L'ultima alba |
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Regia: Antoine Fuqua.
Gli interpreti: Bruce Willis, Monica Bellucci, Cole Hauser, Tom Skerritt .
Titolo originale: Tears of the sun.
Durata: 121.
Anno: 2002.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Un soldato con l'animo da missionario insieme ai "Ragazzi della
Compagnia delle Indie" deve salvare una missionaria con l'animo da
modella dalle grinfie dei cattivi, che torturano innocenti e uccidono
senza pieta'. Questa, ironizzando un tantino, la storia di "L'ultima
alba". Senza ironia, invece, il film e' un lungo spot a favore
dell'intervento armato degli Stati Uniti. Per chi, stordito da spari
ed esplosioni in Surround non se ne fosse reso conto, ci pensa a
ricordarlo la didascalia che chiude il film. Una citazione dello
statista irlandese Edmund Burke che recita "Perche' il male trionfi e'
sufficiente che i buoni rinuncino all'azione". Difficile parlare del
lungometraggio senza considerare l'ideologia che lo anima, perche'
tutto il film e' permeato da uno schematismo finalizzato a suscitare
una piu' che facile indignazione nei confronti del super-malvagio di
turno: un regime dittatoriale nigeriano che dopo un colpo di stato
(indovinate armato da chi?) comincia una pulizia etnica di matrice
ovviamente religiosa. E cosi' da una parte abbiamo i buonissimi: i
neri "si' buana" tutti solidarieta' e gospel, la carita' che non
chiede nulla in cambio, il coraggio, l'eroismo, ecc.; dall'altra i
cattivissimi, di una crudelta' oltre ogni limite, con un colonnello
che si chiama Sadik (sic!) e che, come il suo sgherro, ha la faccia da
rettile. Non ci vengono risparmiati, inoltre, tutti i cliche' del film
bellico: la guerriglia nella giungla, gli appostamenti notturni, il
momento di riposo infranto dall'arrivo dei nemici, la scoperta della
"talpa", l'immancabile morte dei personaggi zavorra, il sacrificio del
"buono", la disobbedienza agli ordini ricevuti in nome di una giusta
causa, l'attacco a sorpresa e infine (poteva mancare?) l'"arrivano i
nostri!". Discorso a parte per la retorica dei dialoghi, in cui le
battute vanno da "Sempre avanti!" a "Fai la cosa giusta!" passando per
"Oggi hai fatto una cosa buona!" e "Dio non vi dimentichera' mai!".
Tra i super buoni una coppia inedita: Bruce Willis, che pare il
buttafuori di una disco di tendenza e si trova costretto in un ruolo
di duro dal cuore di panna che non gli consente di muovere piu' di un
sopracciglio per volta, e la sempre piu' in carriera Monica Bellucci.
L'attrice italiana non ha il dono dell'espressivita' ma gode, oltre
che di una bellezza straordinaria, di una forte presenza scenica e,
rispetto alla consueta immobilita', almeno prova a darsi da fare.
Sempre tragico, comunque, l'auto-doppiaggio. Tra i caratteristi di
lusso, quella faccia da alto ufficiale di Tom Skerritt che ormai, in
film del genere, fa parte del paesaggio. Da un regista come Antoine
Fuqua, a cui dobbiamo un thriller riuscito come "Training day" ove i
confini tra giustizia e crimine erano assai sfumati, ci si aspettava
uno sguardo meno di regime. Pare che sul set la situazione tra lui e
Willis fosse alquanto tesa circa il taglio da imprimere al racconto e,
stando ai risultati, pare l'abbia vinta Willis. Non manca, infine, una
cornice di solido mestiere: una suggestiva ambientazione nella
giungla, un commento edificante ed epico con richiami alle sonorita'
africane di Hans Zimmer, una indubbia fluidita' nelle sequenze (poche)
di azione e la capacita' di mantenere, nonostante tutto, una certa
tensione. Di film cartolina di questo tipo, pero', in cui l'analisi di
un conflitto si ferma all'epidermide e nulla viene approfondito per
non intralciare la propaganda, non sappiamo francamente che farcene.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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