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Naqoyqatsi |
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Regia: Godfrey Reggio.
Titolo originale: Naqoyqatsi.
Durata: 89.
Anno: 2002.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Nel 1983 Godfrey Reggio sperimenta con successo un cinema
irraccontabile, basato sulla potente combinazione di musica ed
immagini per trasmettere i ritmi della natura e i pericoli del
progresso. Il film e' "Koyaanisqatsi", che ottiene un discreto
successo anche in Italia. La tappa successiva e' "Powaqqatsi" nel
1988, mai distribuito invece in Italia, ed ora la trilogia si conclude
con "Naqoyqatsi" (prodotto dal sempre piu' presente Steven Soderbergh)
che si conferma un viaggio di grande fascino.
Piu' efficace dove sono originalita' e bellezza ad avere il
sopravvento (gli anelli di fumo, le tante immagini che sfumano in
cangianti acquerelli, i viaggi nei frattali), perde in intensita'
quando cerca a tutti i costi di lanciare un messaggio contro i rischi
di una disumanizzazione tecnologica. Oppure quando ricorre
all'ennesimo campionario di varia umanita', soffermandosi
sull'espressivita' di singoli volti. Addirittura kitsch il collage di
miti del millennio, attraverso i primi piani di sosia di personaggi
famosi. L'inizio e' bellissimo e potente, con una Torre di Babele che
racchiude simbolicamente l'umanita' di cui Godfrey Reggio si accinge a
parlare. Poi, pero', il regista non riesce a mantenere lo stesso
livello di fascinazione, cercando per forza di dire qualche cosa che
vada al di la' di un viaggio nelle sensazioni.
Di diverso, rispetto al precursore "Koyaanisqatsi", c'e' un cospicuo
utilizzo della computer-grafica. Scelta che ha sicuramente facilitato
la realizzazione, garantendo una pressoche' totale liberta'
espressiva, ma ha un po' raffreddato il risultato. In ogni caso,
davvero belle e coinvolgenti, proprio perche' svincolate
dall'esposizione di una tesi e libere di dare sfogo ad una ricezione
irrazionale, le musiche di Philip Glass, arricchite dalla presenza
della violoncellista Yo Yo Ma.
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