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Non aprite quella porta |
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Regia: Marcus Nispel.
Gli interpreti: Jessica Biel, Jonathan Tucker, Eric Balfour, Erica Leerhsen, Mike Vogel.
Titolo originale: The Texas chainsaw massacre.
Anno: 2003.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Aperta trent'anni fa da Tobe Hooper, "quella porta" ha continuato a
spalancarsi saltuariamente su mostruosita' ufficiali (due i seguiti) e
apocrife (il terzo capitolo di Claudio Fragasso) imprimendosi nella
memoria del cinema e negli incubi degli spettatori. Il blockbuster-man
Michael Bay ha fiutato l'aria da new-horror che si respira nelle sale
e, complice l'assenza di fosforo cinematografico delle nuove
generazioni, ha deciso di produrre l'ennesimo rifacimento. Provando, e
non e' facile, a uscire dal pregiudizio con cui si e' obbligati a
confrontare un prodotto originale con la sua scopiazzatura, ci si
trova di fronte ad un film tutto sommato riuscito. Rispetto al "cult"
di Tobe Hooper ci sono alcune varianti (che faranno inorridire o
godere i fan), ma nell'insieme l'atmosfera di malsano orrore del
capostipite e' restituita con i medesimi effetti disturbanti. La
storia, come i piu' sapranno, prevede la dettagliata cronaca di un
massacro: cinque giovani entrano per loro sfortuna in contatto con il
delirio di una famiglia di cannibali assassini, sperduta in un punto
imprecisato dell'immenso nulla che caratterizza il profondo sud degli
Stati Uniti. Una gita tardo adolescenziale diventa cosi' una strage.
Il fatto che l'allucinante racconto si ispiri a fatti realmente
accaduti suscita un surplus di tremore. Il team di ragazzotti non
brilla per simpatia e intelligenza (era cosi' anche nell'archetipo),
ma le psicologie sono assottigliate all'essenziale per lasciare spazio
all'azione. I personaggi sono infatti colti alla sprovvista davanti ad
una situazione di inaspettato terrore e l'unica cosa che possono fare
e' provare a reagire. Il film segue con grande senso del ritmo la
calata agli inferi dei giovani protagonisti e riesce, cosa non facile,
a contagiare anche lo spettatore, che si trova catapultato in una
realta' raccapricciante. La rozzezza dei movimenti di "Faccia di
Pelle" e la determinazione con cui si accanisce sulle vittime, non si
dimenticano facilmente, cosi' come il repentino passaggio dalla vacua
spensieratezza all'impensabile. Il regista (il tedesco Marcus Nispel)
viene dal videoclip e si vede, ma non esagera con accelerazioni,
rallenty e dettagli in primissimo piano: i momenti di tensione non si
devono unicamente, come il piu' delle volte accade nei blandi horror
che stanno invadendo le sale da un anno a questa parte, a stacchi di
montaggio o effetti sonori, ma proprio alla paura delle situazioni; lo
splatter, inoltre, non diventa scopo primario, ma viene razionato con
adeguata misura. Il direttore della fotografia Daniel Pearl e' lo
stesso dell'originale, ma rispetto alla sporcizia molto "seventy" del
film di Hooper, sceglie immagini piu' patinate (non per questo meno
efficaci). Lo stesso Tobe Hooper ha comunque partecipato al progetto
nelle vesti di co-produttore. Di un po' irritante ci sono alcune
scelte accalappia-teenager, come la bellezza da spot dei protagonisti
o il look piu' "vintage" che anni settanta, ma sono perdonabili
strategie di marketing che si limitano a scalfire la superficie del
risultato. Bruttino e furbetto (un seguito e' in agguato), invece, il
finalissimo alla "Blair Witch Project". A uscirne con le ossa rotta,
oltre ai personaggi, anche l'istituzione famigliare (covo di pulsioni
malsane vissute come "normalita'") e i rapporti interpersonali (per
una volta niente eroi e solo verso la fine fanno capolino la pieta' e
un briciolo di solidarieta'). Se tutto cio' aveva un senso di rottura
trent'anni fa, nel nuovo millennio non sembra volersi caricare di
nuovi significati, a parte il semplice e sconfortante concetto (vero
specchio dei tempi) che per salvarsi occorre essere i piu' belli
(vedere la protagonista Jessica Biel per credere). Pur scontando una
sempre piu' preoccupante assenza di fantasia e l'incapacita' di far
sopravvivere il cinema al passare delle mode (perche' non rieditare il
film di Tobe Hooper invece di rifarlo?) il remake di "Non aprite
quella porta" e' un riuscito film di "genere". Meno ruvido del "cult"
da cui trae origine, ma non per questo annacquato.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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