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Paycheck |
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Regia: John Woo.
Gli interpreti: Ben Affleck, Uma Thurman, Aaron Eckhart, Michael C. Hall, Emily Holmes, Colm Feore, Paul Giamatti, Kathryn Morris, Joe Morton.
Titolo originale: Paycheck.
Durata: 120.
Anno: 2003.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Immaginiamo il film come una grossa arancia. L'aspetto e' rotondo,
nutriente e colorato: un regista abile nell'abbinare un'azione
sofisticata con l'interiorita' di personaggi lacerati da conflitti
viscerali e insanabili; una coppia di star molto glamour e,
soprattutto, un autore letterario che si puo' considerare un vero
pilastro della fantascienza. Purtroppo, pero', dopo i primi morsi la
polpa diventa amara e il rosso fuoco si smorza in un sempre piu'
pallido arancio, fino a privare, frutta e cinema, di qualsiasi sapore.
Peccato, perche' il film parte bene: non si distingue per originalita'
ma lancia spunti intriganti. L'odissea del protagonista ignaro del
pericolo crescente che gli gravita intorno e', infatti, oltre che un
classico tema hitchcockiano ("Intrigo Internazionale" sembra una fonte
primaria di ispirazione), anche un pretesto narrativo ad alto tasso di
suspence. Ben Affleck, pero', di Cary Grant ha solo il vestito e si
limita a bamboleggiare per tutto il film, piu' preoccupato della sua
telegenia che dell'espressivita' del personaggio (a quando un bio-pic
su Big Jim?). Non fa molto meglio la sua compagna di schermo Uma
Thurman; in vacanza dalla Katana di Tarantino si aggira flemmatica e
svogliata, sforzandosi di apparire bella e simpatica e risultando
tutt'altro. Sacrificato anche Paul Giamatti nei panni del ciccio ma
buono; di lui risentiremo comunque parlare con l'uscita di "American
Splendor". Quanto alla regia, pare che la prima scelta fosse Brett
Ratner (qualcuno si ricorda il suo "Red Dragon"?) e che John Woo, in
origine produttore esecutivo, sia subentrato solo successivamente.
Comunque siano andate le cose, la mano del regista cinese si riconosce
a fatica: l'immancabile svolazzo di colomba (piu' che mai posticcio),
i duelli faccia a faccia, le pistole grintosamente spianate. Ma
l'azione e' noiosamente improbabile e la lunga sequenza di
inseguimento tra moto, auto ed elicotteri sopperisce con la frenesia
del ritmo alla totale assenza di adrenalina. Soprattutto ha la grave
colpa di trasformare il protagonista da uomo pur geniale, ma comune,
in banale supereroe, perdipiu' con rigurgiti di stonata ironia (i
battibecchi con la Thurman hanno la leggerezza di un colpo di macete).
Anche gli inserti digitali hanno il grave difetto di mostrare con
evidenza la loro origine di sintesi. Tutta la parte finale si evolve
cosi' in un gran baraccone privo di qualsiasi tensione, che risolve in
modo didascalico i possibili spunti apocalittici (tremendo il
protagonista che spiega tipo "ciak lezioncina!" perche' e' meglio non
conoscere il proprio futuro) e non si preoccupa nemmeno di rattoppare
gli evidenti buchi di sceneggiatura (ma Affleck non ha conosciuto la
Thurman prima che la memoria gli venisse cancellata?). Dell'arancia
iniziale e' rimasta una spremuta di banalita'. Si continua a bere solo
per la trama congegnata dal prolifico Philip K. Dick, poco fiducioso
sul progresso tecnologico e sulle capacita' dell'uomo di sfuggire alla
catastrofe. Ma l'omonimo racconto non trova nel progetto visivo di
John Woo, e narrativo di Dean Georgaris, una degna rappresentazione e
finisce per confondersi con la mediocrita' di un qualsiasi
action-movie. Ora una mela, grazie!
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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