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Terminator 3 - Le macchine ribelli |
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Regia: Jonathan Mostow.
Gli interpreti: Arnold Schwarzenegger, Kristanna Loken, Claire Danes, Nick Stahl.
Titolo originale: Terminator 3.
Durata: 110.
Anno: 2003.
Paese: USA / Germania.
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Recensito da: Luca Baroncini
Ci sono voluti dodici anni e vari passaggi di testimone prima di
arrivare alla terza puntata del fenomeno "Terminator" (parlare di saga
sarebbe un po' fuorviante, visto che i due sequel sono nati unicamente
per ragioni commerciali). Alla fine l'ha spuntata Jonathan Mostow,
regista dal solido background ("Breakdown", "U-571"), professionale ma
anonimo. E il film lo rispecchia appieno, tecnicamente al passo con i
tempi ma privo di qualsiasi sorpresa. Non e' tutta colpa del regista,
pero', perche' e' proprio il copione a ricalcare con poca fantasia il
secondo episodio, con ancora un cyborg in missione dal futuro per
uccidere il predestinato salvatore dell'umanita' nella lotta contro le
macchine. Esattamente come in "Il giorno del giudizio", quindi, con la
differenza che il Terminatrix omicida e' femmina e ha le giunoniche
forme di Kristanna Loken. Ovviamente il sesso del robot non dipende da
elaborate scelte narrative, ma solo da decisioni di marketing: una
donna cyborg non si era ancora vista (anche se Linda Hamilton ci
andava vicino) e la bellezza gelida, ma accattivante, della modella
americana ha l'unico scopo di una variante per evitare il calco e
catturare i teen-ager. Purtroppo, pero', l'incedere della femme fatale
d'acciaio diventa presto ripetitivo, come la sua indistruttibilita' e
la capacita' di mutarsi in chiunque. E Schwarzy? L'aspirante
governatore della California, oltre a incassare un assegno da record
(si parla di trenta milioni di dollari ma, si sa, le spese elettorali
costano care) torna con simpatia nel giubbotto da Village People del
Terminator "buono", sfiorando in piu' di un'occasione il ridicolo (e'
in grande forma fisica ma ha pur sempre cinquantasei anni) e
svecchiando il suo risaputo personaggio con tocchi di ironia, non
troppo sottile ma comunque funzionale. Quanto alla co-protagonista
Claire Danes, sembra essersi persa una tappa anagrafica: fino
all'altro ieri era una graziosa adolescente ("Romeo + Juliet", "The
Hours") ed ora ce la ritroviamo donna (tendente alla "zia", peraltro).
L'eroe per caso John Connor ha invece il volto di Nick Stahl, che ha
il pregio di rappresentare il perfetto "ragazzo comune": belloccio ma
non troppo e con l'occhio sveglio. Contrariamente alla media dei film
provenienti da oltreoceano, "Terminator 3" comincia malino e finisce
meglio. La prima parte e', infatti, un susseguirsi di situazioni
trite, abbozzate senza troppa inventiva. Basta pensare al lunghissimo
inseguimento stradale: perche' la valchiria senz'anima si butta nella
mischia su un'enorme autogru e non su un'auto qualunque? Per fare
spettacolo, ovviamente, e in assenza di sostanza la regia imposta la
chilometrica sequenza sull'accumulo: piu' auto, piu' camion, piu'
pallottole, piu' crash, piu' esplosioni. A tanto fragore non
corrisponde pero' alcuna tensione e anche l'occhio si limita a
osservare senza godere come vorrebbe. Per fortuna, con lo scorrere dei
fotogrammi il film prende quota, non risparmia ingenuita' ("Skynet ha
conquistato l'autocoscienza"), ma ipotizza uno scenario apocalittico
di forte impatto. Se i primi due lungometraggi, firmati da James
Cameron, sono riusciti a fare entrare Schwarzenegger e il suo
Terminator nel mito, segnando una tappa importante nella realizzazione
degli effetti speciali, la terza parte galleggia appena a fior
d'acqua, senza prenotarsi un posto nella memoria, ne' del cinema, ma
nemmeno dello spettatore.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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