| |
|
 |
The Dreamers - I sognatori |
 |
|
 |
|
 |
| |
|
Regia: Bernardo Bertolucci.
Gli interpreti: Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Jean-Pierre Léaud, Anna Chancellor, Robin Renucci, Florian Cadiou.
Titolo originale: The Dreamers.
Durata: 130.
Anno: 2003.
Paese: Francia/Gran Bretagna/Italia .
|
|
 |
|
 |
|
 |
|
 |
| |
Recensito da: Luca Baroncini
Un film di Bernardo Bertolucci e' sempre un regalo prezioso: uno
sguardo sul mondo, sulle pulsioni, non guastato dal giudizio; un punto
di vista personale e libero da vincoli morali. Anche nel trattare il
'68 non forza personaggi e situazioni per conquistare il pubblico o
esporre tesi. La prima impressione, ma il film e' ricco di sfumature e
molteplici livelli interpretativi, e' che dietro i moti rivoluzionari
di quegli anni e il fermento culturale, intellettuale e sociale, ci
fosse un'identita' vuota, pronta a riempirsi di slogan, colori e
bandiere, un po' per gioco, un po' per moda. Cosi', infatti, appaiono
Isabelle e Theo, i due gemelli protagonisti, legati da un rapporto
morboso che li porta a definirsi "siamesi nella mente". L'elemento di
contrasto, in un mondo di "sognatori" fatto di cinema e citazioni in
cui trovare rifugio dalla concretezza della vita, e' l'americano
Matthew, che sperimenta con curiosita' e senza inibizioni un rapporto
a tre. Il giovane e' l'unico che in piu' di un'occasione prova ad
uscire dal "sogno" e a porre problematiche solide fuori dal dogma e
dalla pura ideologia. Piu' che un film sul '68, come e' stato
definito, "The dreamers" e' un film che mostra le contraddizioni di
quel periodo e alla fine risulta anch'esso contradditorio. Pur
trasmettendo lo spirito e le atmosfere di un'epoca, infatti, lascia
"la strada fuori dalla casa" e si concentra sull'intimita' dei giovani
protagonisti, rubando, con l'usuale morbidezza, la fresca e ruspante
gioventu' dai corpi e dai volti. Ben dialogato, curatissimo a livello
formale, il film e' supportato dalle felici interpretazioni dei tre
giovani attori: due figli d'arte (Louis Garrel e Eva Green) e un volto
gia' noto nell'underground newyorchese (Michael Pitt, un Di Caprio
piu' in carne gia' protagonista di "Bully" di Larry Clark). Oltre a
mettere a nudo pulsioni e ideologie, il film e' un atto d'amore nei
confronti del cinema. Le citazioni, oltre che esteticamente
bellissime, escono dal vezzo d'autore per diventare parte integrante
del racconto e spiegare, meglio delle parole, il subbuglio di quegli
anni. Non a caso si dice (e il romanzo di Gilbert Adair da cui il film
trae origine lo sostiene) che il '68 sia nato a causa delle
manifestazioni dei frequentatori della Cinematheque contro il
licenziamento del direttore Henri Langlois. Una rivoluzione, quindi,
all'inizio soprattutto cinematografica, che Bertolucci celebra
rendendo vive le citazioni e trasformando il film stesso in una
citazione: il rapporto tra i tre non ricorda infatti quello di Jim,
Jules e Catherine in "Jules e Jim" di Truffaut?
Come spesso accade nei film di Bertolucci, la spiccata sensibilita'
con cui fotografa gli incroci affettivi e carnali dei suoi personaggi
non si traduce in emotivita'. C'e' sempre una certa distanza tra lo
spettatore e lo schermo, un calore intermittente che si rinfocola con
la bellezza delle immagini, a volte fin troppo ricercata.
Curiosita': nel 1972, quando usci' "Ultimo tango a Parigi", l'Italia
mando' al rogo il film, tolse il diritto di voto al regista e ci
vollero anni prima che fosse riconosciuto ufficialmente il valore
dell'opera, mentre in America Bertolucci fu addirittura candidato
all'Oscar.
Ora, invece, "The Dreamers" esce mutilato negli Stati Uniti per
evitare la terribile R di Restricted ed essere cosi' visibile a tutti,
mentre in Italia e' prevista la distribuzione senza alcuna forma di
censura preventiva.
Diamine, cos'e' successo in questi trent'anni?
GLI SPIETATI - www.spietati.it
| |
 |
|
 |
|
|
|
|
|