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Tre metri sopra il cielo |
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Regia: Luca Lucini.
Gli interpreti: Riccardo Scamurcio, Katy Luoise Sounders, Mauro Meconi, Maria Chiara Augenti.
Titolo originale: Tre metri sopra il cielo.
Durata: 101.
Anno: 2003.
Paese: Italia.
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Recensito da: Luca Baroncini
Se "Caterina va in citta'" poteva risultare un po' superficiale nella
semplificazione con cui riassumeva mode, comportamenti e scelte
politiche dei giovani under-18, in confronto all'opera prima di Luca
Lucini e' un fine trattato di sociologia. "Tre metri sopra il cielo",
infatti, con la scusa di raccontare il primo amore che non si scorda
mai, scimmiotta il peggio della televisione. Non tanto tecnicamente
(nonostante gli evidenti ammiccamenti a pubblicita' e videoclip),
quanto sul piano dei contenuti. Il contesto sociale in cui si muovono
i giovincelli e' l'alta borghesia romana, con una protagonista tutta
fighina che non trova di meglio che trasgredire con il ras del
quartiere, sfacciato e burino ma con un cuore tanto e un trauma alle
spalle non ancora superato (ha pestato l'amante della mamma, della
serie solo a lui e' concesso trasgredire!). Conflitto di classe, ma
fino a un certo punto pero', perche' anche il giovine e' un figlio di
papa', che ha rinnegato babbo, ma soprattutto mamma, decidendo di
vivere alla giornata, tra sfide in moto e atti vandalici. I due si
incontrano e, secondo la legge degli opposti (ma va?), dopo qualche
incomprensione finiscono per innamorarsi. Costruito per compiacere il
teen-ager nazionale, il film evita di prendere qualsiasi posizione e
si limita a grattare la superficie delle giovani generazioni: ecco
quindi le super feste all'Olgiata (noiose ma imperdibili), le gare di
velocita', i genitori assenti, i trentenni lavoratori babbidiminchia,
la scuola (ovviamente privata) e alfin l'amore. E' curioso constatare
come i due protagonisti non facciano per tutto il film un discorso che
sia uno, ma si limitino a prendersi e lasciarsi tra baci, pianti e,
soprattutto, sms. L'accettazione passa sempre e comunque attraverso la
dimostrazione del sentimento e l'amore assume la profondita' di una
qualsiasi merce di scambio: ti voglio bene, quindi faccio (scrivo il
tuo nome su un ponte) o non faccio (non sfascio le case dei ricchi)
per meritare la tua attenzione. La realta' descritta ha sicuramente un
fondo di verita', ma cio' che irrita e' l'ennesima esaltazione
acritica e pure moraleggiante (poteva mancare la vittima sacrificale?)
del vuoto di una generazione. E non tanto perche' di cattivo esempio
per i ragazzotti in eta' scolare (cavoli loro e di chi si occupa della
loro educazione), quanto per la scelta furbetta di buttare la' sempre
le solite quattro scemenze, scomodando pure Shakespeare e "Gioventù
bruciata", e farci sopra un film. Gli attori, pur senza strafare, sono
meglio delle macchiette che interpretano, mentre a dare il colpo di
grazia definitivo (ce ne fosse bisogno) e' la voce fuori campo in
stile DJ con cadenza molto "gggiovane": un (im)perdibile concentrato
delle piu' trite ovvieta' che si continuano a mettere in bocca agli
adolescenti pensando di fare tendenza e limitandosi, invece, a
raschiare il fondo della fantasia.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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