Un film parlato

 
 

Regia: Manoel de Oliveira.
Gli interpreti: Leonor Silveira, John Malkovich, Catherine Deneuve, Stefania Sandrelli, Irene Papas, Luis Miguel Cintra.
Titolo originale: Un filme falado.
Durata: 96.
Anno: 2003.
Paese: Portogallo/Francia/Italia.

 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
Manoel de Oliveira e' un maestro della cinematografia portoghese e basta ascoltarlo in un'intervista per capire di essere davanti ad una persona di somma cultura e profonda intelligenza. Alla veneranda eta' di novantacinque anni non manca un festival, con film non sempre entusiasmanti ma spesso illuminanti. "Um filme falado" e' pero', davvero, di rara bruttezza (e si vocifera sia stato escluso dal Festival di Cannes). Tutta la prima parte prevede lezioni di storia impartite da una giovane insegnante (la sempre luminosa e gelida Leonor Silveira, attrice feticcio del regista), alla figlioletta. Le capitali si susseguono identiche: stessa inquadratura della prua della nave, sbarco, cartolina del monumento piu' famoso, dissertazione accademica (a volte con ospiti), "cos'e' questo", "cos'e' quello", pronunciati dalla saputella bambina, imbarco di un nuovo personaggio.
Nella seconda parte il capitano della nave (un John Malkovich piu' viscido che mai) invita le tre "colte" e importanti personalita' salite a bordo a cenare con lui. Si crea quindi una tavolata con Catherine Deneuve, donna d'affari francese, Stefania Sandrelli, ex-modella italiana e Irene Papas, cantante greca. Ognuna si esprime nella sua lingua natale e dissertano sui massimi sistemi capendosi a meraviglia. Grandi banalita' vengono spacciate per pillole di saggezza ("Le donne dovrebbero governare il mondo", "fra Oriente e Occidente mancano valori di convergenza") e lo spirito didattico finisce per prevaricare sui personaggi, ridotti ad anonime marionette spara-nozioni.
Le lunghe sequenze dialogate sono quanto di piu' falso sia dato vedere al cinema: Irene Papas e' forse la piu' spumeggiante, la Deneuve appare spaesata e la Sandrelli e' semplicemente imbarazzante.
Il finale potrebbe dare un senso al tutto ma e' inficiato da un'inquadratura conclusiva che scade nel trash: l'espressione attonita di Malkovich che accompagna tutti i titoli di coda e che potrebbe assicurarsi la primissima posizione nella "Yeeeuuuch! Parade".
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