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Young Adam |
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Regia: David Mackenzie.
Gli interpreti: Peter Mullan, Ewan McGregor, Tilda Swinton, Emily Mortimer.
Titolo originale: Young Adam.
Durata: 93 min.
Anno: 2003.
Paese: Gran Bretagna.
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Recensito da: Luca Baroncini
Dopo molti cortometraggi il regista David Mackenzie, alla sua opera
prima per il cinema, tenta strade inconsuete ma scivola nella
pretenziosita'. Fin dal titolo, uguale al romanzo dello scrittore
"beat" Alexander Trocchi da cui trae origine ma, con tutta
probabilita', dispensatore di ben altre implicazioni sulla pagina
scritta. Nessun personaggio si chiama infatti Adam, ma il biblico nome
rievoca la natura piu' intima dell'uomo, il crogiuolo delle pulsioni
piu' primitive, il vagare del protagonista Joe senza alcuna meta tra
malinconia e cinismo in cerca di appagamento momentaneo, sfuggendo un
senso all'insoddisfazione perenne e con nessuna Eva con cui
condividere il cammino. Non facile infondere un taglio esistenziale a
una storia che si preannuncia thriller (il ritrovamento di un cadavere
nelle acque del fiume Clyde) e, purtroppo, un certo disequilibrio
rende vane entrambe le opportunita': il mistero viene svelato con
troppo anticipo e i tormenti del protagonista Joe non arrivano mai
allo spettatore, confezionati con grande cura e imbellettati da
ritmati accoppiamenti, ma privi di spessore comunicativo. Dopo un
inizio promettente, con un'azzeccata caratterizzazione di ambiente, la
vicenda si arena presto nella noia, senza sapere piu' dove andare.
Tanto che la sceneggiatura (maggiore responsabile della non riuscita
del film) moltiplica e dettaglia gli amplessi e aggiunge personaggi
inutili (la sorella della Swinton) per riempire i vuoti narrativi.
Tutto cio' che e' esterno alla vicenda funziona a dovere, dalla
ricostruzione storica della Glasgow anni cinquanta, alla durezza del
lavoro sulla chiatta. Come anche i sinuosi movimenti di macchina, la
ricercata fotografia, la morbida colonna sonora di David Byrne
(struggente la canzone "The Great Western Road" che conclude il film)
e pure le interpretazioni degli attori: e' sempre un piacere ammirare
il carisma naturale di Peter Mullan, inquieta l'aliena personalita' di
Tilda Swinton e, lontano dai blue-screen di "Star Wars" e dalle
canzoni di "Moulin Rouge", riacquista espressivita' anche il non solo
figaccio Ewan McGregor. Cio' che proprio non funziona e' l'impianto
narrativo, sfilacciato e fuori fuoco, che vanifica ogni sforzo
impaludando il film in un limbo di indifferenza che, come tale, non
riesce a sedurre. Resta qualche bella immagine e l'innegabile
capacita' di creare un'atmosfera, ma dietro alla superficie laccata si
fatica a trovare un perche'.
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