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Dopo mezzanotte |
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Regia: Davide Ferrario .
Gli interpreti: Giorgio Pasotti, Fabio Troiano, Francesca Picozza, Francesca Inaudi.
Titolo originale: Dopo mezzanotte.
Durata: 90.
Anno: 2003.
Paese: Italia.
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Recensito da: Luca Baroncini
E' l'amore per il cinema ad illuminare l'ultima fatica di Davide
Ferrario. Fatica perche' le difficolta' produttive hanno spinto il
regista ad autofinanziarsi e a girare a budget limitato sfruttando
l'agilita' del supporto digitale. E amore perche' tutto il film, al di
la' della storiellina che lo tiene precariamente in piedi, e' un
omaggio sentito e convincente alla Settima Arte. Un po' come il
Bertolucci di "The Dreamers", Ferrario non si accontenta di infarcire
la sua opera di immagini del passato, ma si preoccupa di rendere le
citazioni vive e comunicative. Non una mera operazione nostalgica,
quindi, nessuno scontato piangersi addosso, ma un vero e proprio atto
d'amore nei confronti di quel luogo in cui tutto e' possibile pur
restando seduti: la sala cinematografica. Il protagonista si
costruisce il suo cinema personale nei locali suggestivi della Mole
Antonelliana, prestigiosa sede del Museo dl Cinema. E' il custode
notturno e quando calano le tenebre, mentre tutti la' fuori si
dimenano intorno ad un perche', trova rifugio nei film, che proietta
per se stesso, unico spettatore della sua solitudine e del suo sogno.
E' questa idea romantica a sostenere il film, ma nonostante una
piacevole grazia d'insieme si sente la mancanza di una visione
armonica, in grado di conciliare l'incanto delle intenzioni con la
concretezza delle situazioni messe in scena. Situazioni che il piu'
delle volte si risolvono nella superficialita', senza accendere la
favola fino in fondo. Alcune trovate funzionano (davvero riuscito il
cortometraggio girato dal protagonista), altre stridono (le gag
fisiche alla Buster Keaton), altre ancora banalizzano (la geometria
affettiva) o risultano inutili (la vincita alla Lotteria). Discorso a
parte per la voce fuori campo di Silvio Orlando: inizia conferendo
verve e simpatia al racconto, ma finisce per sostituirsi alle immagini
esplicitando cio' che la successione dei fotogrammi e' gia' in grado
di esprimere. Tra dialoghi spigliati, personaggi un po' schematici,
psicologie embrionali, sequenze irresistibili (le pillole di saggezza
del cugino), attori che stanno al gioco e una Torino inconsueta nel
fulgore delle luci di Natale, il film scivola leggero seguendo il
percorso ad ostacoli della sgangherata sceneggiatura e conquistando il
pubblico, pur nel suo disequilibrio, grazie a una dote non comune: il
tocco gentile.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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