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Due fratelli |
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Regia: Jean-Jacques Annaud.
Gli interpreti: Guy Pearce, Le Mai Anh, Freddie Highmore, Philippine Leroy-Beaulieu, Vincent Scarito.
Titolo originale: Two brothers.
Durata: 109.
Anno: 2004.
Paese: Francia, Regno Unito.
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Recensito da: Luca Baroncini
A chi e' rivolto un film del genere?
Per i bambini e' piu' divertente, e sicuramente piu' istruttivo, un
documentario del National Geographic, i teen-ager rischiano di
addormentarsi sui popcorn e per gli adulti e' impossibile non provare
un profondo sconforto nel constatare la nullita' del progetto,
totalmente anacronistico e privo di identita'. La storiella servirebbe
a malapena per riempire la puntata di un qualsiasi Tarzan televisivo e
basta la sequenza di apertura per capire le intenzioni del regista, il
discontinuo Jean Jacques Annaud, colpevole (insieme a Alain Godard)
anche della ridicola sceneggiatura: due tigri giocano fra loro e
quando amoreggiano la copula e' inframmezzata dallo sguardo curioso e
ammiccante di una buffa scimmietta (tanto per far sprecare al pubblico
la prima risatina scema). Si passa poi alla nascita di due cuccioli
che, ovviamente, il destino separera', fino a farli
incontrare/scontrare nell'assurdo finale (neanche fossero gli unici
due esemplari rimasti della specie). In mezzo ai due prevedibili
eventi alcune chicche di vuoto: il cacciatore, cinico affarista dal
cuore solo impolverato che ascolta il grammofono nella giungla ed e'
pronto a perdere lavoro e dignita' pur di salvare una tigre dalla
morte (e' come se un macellaio diventasse vegetariano dopo avere visto
un vitellino), il governatore francese che, sara' il doppiaggio,
possiede solo la vocale "A" (il tAmpio, l'esAmpio, il momAnto e cosi'
via, in una sequela a dir poco irritante), un circo dal nome "Zerbino"
(sic) pieno di cattivi sfruttatori che, guarda caso, faranno una
brutta fine, la ragazza del villaggio, che vive in catapecchie ma e'
bellissima e poliglotta (lei sembra reduce da una sfilata di moda, suo
padre da una recita scolastica), e l'immancabile bambinello ispirato
dalla bonta' capace, a forza di pistolotti edificanti, di rendere
inappetente anche la tigre piu' affamata. C'e' poco altro da
aggiungere, se non che lo stile coloniale della messa in scena gronda
luoghi comuni e approssimazioni, i dialoghi sono pessimi e gli attori,
o gigioneggiano (Jean-Claude Dreyfus) o vagano in stato di veglia (Guy
Pearce). Continua a suscitare perplessita' l'antropomorfizzazione
degli animali, neanche fossimo in un cartone animato: hanno emozioni,
buoni sentimenti e razionalita' (fame e aggressivita' divengono
dettagli irrilevanti), il flashback li aiuta molto a dare ordine ai
ricordi e adorano il melodramma. L'unico punto a favore del film e'
nella bellezza dei felini protagonisti e nell'abilita' del loro
ammaestratore, tanto che le tigri risultano molto piu' espressive del
lato umano della vicenda. Ma perche' appiccicare alla natura una
storia cosi' pasticciata e inutile?
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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