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E' piu' facile per un cammello |
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Regia: Valeria Bruni Tedeschi.
Gli interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Chiara Mastroianni, Jean Hugues Anglade, Denis Podalydes, Roberto Herlitzka, Marisa Borsini.
Titolo originale: Č piů facile per un cammello.
Durata: 100.
Anno: 2003.
Paese: Italia, Francia.
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Recensito da: Luca Baroncini
L'espressione artistica merita sempre rispetto perche' e' un mettersi
a nudo davanti a una folla giudicante che da una comoda poltrona puo'
decidere "questo si'!" oppure "questo no!", annullando con un cenno di
dissenso le fatiche di mesi di ricerche e duro lavoro. E' anche vero,
pero', che esporsi comporta il rischio di non piacere, perche' e'
totalmente lecito, oltre che giusto, che il confronto con un percorso
creativo provochi emozioni non per forza allineate. Lo scambio
reciproco dovrebbe essere il costruttivo punto di incontro. Sta di
fatto che il debutto alla regia di Valeria Bruni Tedeschi convince a
meta'. Se da un lato e' ammirevole la capacita' dell'attrice di
buttarsi senza rete in una storia autobiografica e con tutta
probabilita' dolorosa, dall'altro, proprio questo vissuto personale e
intimo finisce per permeare il film di un egocentrismo tutt'altro che
necessario. Come dire, non si sentiva certo la mancanza di un bio-pic
su Valeria Bruni Tedeschi. Eppure il film, dopo una prima parte
claudicante, riesce a rendere universale il percorso di crescita della
protagonista e il suo disagio esce da un utilizzo sfacciatamente
terapeutico della macchina da presa. E' la discontinuita', quindi, il
filo rosso che lega le varie sequenze che compongono il
lungometraggio. Nel senso che momenti riusciti si affiancano ad altri
(la maggior parte, purtroppo) ridondanti, falsi e di maniera.
Insopportabili, ad esempio, le lezioni di ballo che scandiscono il
racconto, poco riusciti alcuni personaggi (il prete confidente),
ridicolo il fidanzato che canta l'Internazionale in un grottesco
crescendo. Molto divertente, invece, la riunione familiare in cui la
madre (Marysa Borini, vera madre della Bruni Tedeschi e convincente
attrice al suo debutto), mostrando i tesori di famiglia, affianca un
Rubens alla foto del figlio vestito da Zorro. E riuscito, nella sua
rappresentazione della fantasia come rifugio dagli eventi reali, il
rapimento concluso con un pranzo tra famiglia e brigatisti cantando
tutti insieme "El pueblo unido jamás será vencido!". La regista,
nonostante un'uniformita' stilistica tra realta' e immaginazione che
confonde i diversi piani narrativi, e' comunque meglio
dell'interprete, ormai abbonata a ruoli di fragile ed eterea che
rischiano di imprigionarla a vita (mentre sembra mostrare un talento
naturale per i tempi comici). Brava Chiara Mastroianni, si lascia
apprezzare il carisma di Roberto Herlizka, anche se farebbe piacere
ritrovarlo in ruoli piu' vitali (dopo la difficile prova in
"Buongiorno, notte" e' qui un patito malato terminale). In un cameo
anche Emmanuelle Devos ("Sulle mie labbra"), moglie dell'amante della
protagonista, ma il quadretto di cui e' fugace interprete stride e non
convince
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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