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I 3 volti del terrore |
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Regia: Sergio Stivaletti.
Gli interpreti: John Phillip Law, Riccardo Serventi Longhi, Elisabetta Rocchetti, Ambre Even.
Titolo originale: I 3 volti del terrore.
Anno: 2004.
Paese: Italia.
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Recensito da: Luca Baroncini
A otto anni dall'esordio come regista ("M.D.C. - Maschera di cera"),
Sergio Stivaletti, mago degli effetti speciali "made in Italy", torna
dietro la macchina da presa e prova a rinvigorire il genere horror
rispolverandone le radici pił genuine. Il suo, infatti, e' un vero e
proprio omaggio al cinema ruspante e sperimentale che per oltre un
ventennio (dagli anni Sessanta ai primi anni Ottanta) ha dominato
nella produzione nostrana incontrando le preferenze del pubblico. Le
intenzioni del regista sono esplicite fin dal titolo, che combina due
classici come "I tre volti della paura" di Mario Bava e "Le cinque
chiavi del terrore" di Freddie Francis e trovano consistenza nella
struttura a episodi e nella scelta del simpatico John Phillip Law (un
volto familiare per i frequentatori del "genere") come protagonista e
collante delle singole micro-storie. La prima, "L'anello della luna",
sceglie un tema piu' che classico, la profanazione di un sepolcro in
grado di risvegliare le sonnecchianti forze del male, e pur
affidandosi a meccanismi elementari di suspence, si lascia guardare
con divertimento; efficace, pur nella sua prevedibilita', la
progressione del racconto e riuscita la trasformazione a vista del
protagonista in licantropo, anche se il confronto con "Un lupo mannaro
americano a Londra" di John Landis e' impari, soprattutto considerando
i venti anni e piu' di distanza. La seconda tappa nei meandri
dell'orrore casareccio, "Dr. Lifting", si basa sui segreti
"professionali" di un medico specializzato in interventi di chirurgia
estetica ed e' sicuramente l'episodio piu' riuscito, per la vena
caustica che lo anima e perche' con pochi azzeccati dettagli riesce a
creare i presupposti dell'azione. Il terzo, "Il guardiano del lago",
e' invece il peggiore. Il perno narrativo e' ancora la sacrilega
profanazione, questa volta pero' non di una tomba ma di un lago, con
tre giovani non propriamente vispi che si trovano a fronteggiare
l'orrendo guardiano degli abissi. La storiella e' appena abbozzata e
insufficiente a giustificare gli sviluppi, e gli effetti speciali (il
mostro della laguna) cercano consolazione nel passo-uno di Ray
Harryhausen ma finiscono per ricordare il trash dei lucertoloni in
gomma di certa fiction giapponese ("Megalomen" in primis). A dare
coesione al tutto, uno stile visivo che si affida al supporto digitale
(sporco e bruttarello nonostante i miracoli del direttore della
fotografia), una regia che riesce a non soccombere alla scarsita' del
budget, una recitazione tutto sommato dignitosa (contravvenendo, in
questo caso, alle regole del "genere"), una colonna sonora un po'
trita ma capace di trovare il necessario "sense of wonder", e
un'atmosfera divertente e divertita di gioco con il cinema e i suoi
cliche'. Se i fan di Bava, Fulci, Freda & Co. troveranno di che
gioire, cogliendo citazioni e desiderio di imprimere nuova vita a un
"genere" ormai desueto, apprezzando anche l'artigianato e il senso di
precarieta' che trasudano dai fotogrammi, gli altri si fermeranno con
tutta probabilita' al perimetro del film, evidenziandone i palesi
limiti, sia estetici che di sceneggiatura. Il giudizio critico si
colloca nel mezzo, una parte sta al gioco e se la passa con moderata
partecipazione, ma l'altra vorrebbe che oltre al languore per il bel
tempo che fu (la sopravvalutazione e' nell'aria), si riuscisse anche a
dare vita a qualche cosa di personale che traesse vigore dalla forza
di un'idea. Possibilmente, ma questo e' chiedere troppo, non sempre la
stessa.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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