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Immortal (ad vitam) |
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Regia: Enki Bilal.
Gli interpreti: Charlotte Rampling, Linda Hardy, Thomas Kretschmann.
Titolo originale: Immortel (ad vitam).
Anno: 2004.
Durata: 102.
Paese: Francia, Italia, Regno Unito.
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Recensito da: Luca Baroncini
Una piramide sopra i cieli di New York, una divinita' in cerca del
tramite di un corpo umano per riprodursi, un serial killer all'opera
per le strade della metropoli, un sovversivo dissidente scongelato,
una ragazza dalla pelle diafana e dal corpo in misterioso divenire,
una dottoressa che fa strani esami, mutanti e umani in difficile
convivenza. Il fumettista Enki Bilal (nato a Belgrado ma parigino
d'adozione), al terzo lungometraggio, mette in scena le sue tavole
disegnate e costruisce un universo futuro (la vicenda e' ambientata
nel 2095) in cui fondali digitali, personaggi di sintesi e attori in
carne ed ossa convivono in precario equilibrio. L'operazione,
apprezzabile per il coraggio del regista di sperimentare e per la
capacita' di dare corpo alla sua personale visione, ha pero' evidenti
limiti, sia estetici che di contenuto. La storia infatti, inutilmente
complicata e frammentata, procede senza mordente e priva di tensione.
Ogni ostacolo trova, nella piatta sceneggiatura dello stesso Bilal,
immediato superamento: la divinita' cerca una donna con rarissimi
requisiti e la trova al primo colpo, viene spedito dai "cattivi" un
anfibio gigante per uccidere i "buoni" e al primo scontro il mostrone
viene ucciso, e cosi' via. Le dinamiche dell'azione non poggiano
neanche su personaggi sufficientemente interessanti. Ognuno ha il suo
dettaglio ricco di fascino (una lacrima blu, una testa di falco, un
piede d'acciaio) e la sua forte motivazione, ma la caratterizzazione
non gode di quelle preziose sfumature in grado di uscire dalla
meccanica causa - effetto e di regalare verita' all'azione. Perdipiu'
non si va oltre il solito conflitto basato sulla diversita', e l'amore
come facile, ma improbabile, punto di arrivo. Nemmeno l'occhio gode
come vorrebbe: le enormi scenografie digitali, in cui la tecnologia
del futuro e' immersa in un'atmosfera di decadenza post-industriale
dal vago sapore retro', e' vecchia come il cucco, i costumi continuano
a saccheggiare la saga dei fratelli Wachowski, e la commistione tra
pixel e carne (una sorta di "Chi ha incastrato Roger Rabbit" al
contrario) ha effetti soprattutto di gelido straniamento. Poco
originale anche la New York a piu' livelli, con intrecci di strade
sospese nel vuoto, ma a difesa di Bilal bisogna riconoscere che e'
grazie al suo contributo visionario che astromobili colorate
sfrecciano nel vuoto della megalopoli de "Il quinto elemento". Sfida
il ridicolo, invece, e perde la scommessa nonostante il consueto
charme, Charlotte Rampling in camice bianco e parrucchino laminato da
ballerina di Charleston.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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