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Io, Robot |
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Regia: Alex Proyas.
Gli interpreti: Will Smith, Bridget Moynahan, Bruce Greenwood, James Cromwell, Chi McBride, Alan Tudyk.
Titolo originale: I, Robot.
Anno: 2004.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Un regista dallo sguardo dark come Alex Proyas ("Il corvo", "Dark
City") rilegge le pagine di uno dei pilastri della fantascienza come
Isaac Asimov. La megaproduzione che ne deriva, pero', delude su tutti
i fronti. Da un blockbuster americano non ci si aspettano riflessioni
particolarmente profonde ma soprattutto azione, eppure neanche come
puro intrattenimento il lungometraggio riesce a funzionare. E' subito
evidente, infatti, la falsita' dell'universo futuristico in cui si
muovono i personaggi, con una computer grafica invadente che da'
sempre l'idea di attori spaesati alle prese con un blue-screen solo
successivamente impressionato. Molto piu' efficace la resa espressiva
dei robot, forse la parte migliore del film, anche se il loro
conflitto e' ridotto a un semplicistico "essere o non essere" dalle
conseguenze tutt'altro che coinvolgenti. La sceneggiatura si ispira,
con piu' di una licenza, alle regole robotiche di Asimov, e complica
inutilmente la narrazione imponendo svolte thriller che dovrebbero
sorprendere e invece annoiano; in contemporanea i botti e le
esplosioni si succedono a intervalli regolari, e sembrano derivare
piu' da esigenze di timbrare il cartellino dell'"action-movie" che di
copione. Per tacere del decor del film, con scenografie spettacolari
ma poco suggestive e costumi imbarazzanti nel completo asservimento
alle mode del momento, tra l'altro gia' ampiamente superate
(diciamolo, "Matrix" ha imposto un look, ma non si sentiva certo il
bisogno di ulteriori strascichi in pelle). La regia di Proyas sfoggia
punti di vista acrobatici, traiettorie virtuosistiche, inseguimenti
dalle pretese mozzafiato, senza tuttavia offrire un punto di vista
personale ma limitandosi a utilizzare tecniche consolidate che
spaziano dal videoclip al videogioco. Tra l'altro i numerosi scontri
si risolvono sempre in modo prevedibile, a suon di caricatori svuotati
(sempre dalla parte giusta, ovviamente), con una tensione solo
annunciata dalle note della colonna sonora e poi in tutta fretta
accantonata. Del resto, i dialoghi gridano vendetta, con botta e
risposta da sit-com, e la sceneggiatura non riesce a evitare traumi da
rimuovere, eroi solitari e invulnerabili e robot cattivi che possono
essere eliminati solo tramite iniezioni traslucide (nello specifico
"nanodroidi", sic!). Ma il colpo di grazia definitivo viene dagli
attori, che piu' che recitare sono testimonial, della propria immagine
e di una infinita' di loghi in cerca di visibilita' mondiale (l'inizio
sembra proprio uno spot di scarpe da ginnastica). Will Smith e' di
un'arroganza che, chissa' perche', dovrebbe suscitare simpatia e
sbruffoneggia per tutto il film, attento piu' che altro a mettere in
evidenza i muscoli, a sparare a destra e a manca, a camminare come un
rapper in vacanza e a mantenere ben inclinata la cuffietta nera sulla
testa; Bridget Moynahan e' la versione robotica di Geena Davis e pare
sempre sul punto di umettarsi il viso per disinfettare le impurita'
della pelle. Che dire ancora. Forse basta cosi'! Ah, un'ultima cosa!
Siamo nel 2035 ma si gira ancora in moto senza casco! Quando si dice
il futuro! Bah!
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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