Jagoda: Fragole al Supermarket

 
 

Regia: Dusan Milic.
Gli interpreti: Brade Katic, Srdjan Todorovic.
Titolo originale: Jagoda u supermarketu.
Durata: 83.
Anno: 2004.
Paese: Repubblica Yugoslava, Germania, Italia.

 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
Ancora un perdibile film dall'Ex-Jugoslavia che prende a modello Emir Kusturica (che si ritaglia un cameo e il ruolo di produttore) per mettere in scena il solito teatrino di varia umanita' stralunata. Le ambizioni sono alte: rappresentare le contraddizioni di un popolo privato di un'identita' e bersaglio della colonizzazione occidentale, sottolineare i rischi del consumismo, evidenziare l'inutilita' della violenza per la risoluzione dei conflitti e infondere un po' di ottimismo nonostante tutto. Peccato che il risultato sia quanto di piu' frusto si possa elaborare in materia. La storia è poco piu' di un aneddoto da bar: un uomo prende in ostaggio un intero supermarket, costruito da poco con finanziamenti americani; deve vendicare l'arroganza subita dalla nonna, a cui e' stato impedito di acquistare le fragole per preparargli la torta di compleanno. Purtroppo lo spunto diventa un imbarazzante perno narrativo e a nulla vale il tentativo di cercare una fuga nel surreale perche' a dominare sono luoghi comuni, banalita' e noia. Mai e poi mai si arriva a stabilire la necessaria complicita' con gli antipatici personaggi, marionette esagitate al servizio di dialoghi didascalici e situazioni demenziali. A prendere il sopravvento e' ancora una volta l'ideologia, e la critica sociale ha la consistenza di una lezioncina impartita da chi ha tutte le risposte senza la preoccupazione di doverle poi mettere in pratica. Il punto di vista, infatti, e' fin dall'inizio unilaterale e mai davvero problematico, cerca la lucidita' ma arriva appena allo slogan. Il massimo dei battutoni prevede un cecchino che si fa la cacca addosso o l'esasperata ricerca di un profumo di marca come prova d'amore. Se la satira spalanca la bocca incapace di mordere, non e' che il cinema faccia miglior figura, e non solo per il budget risicato: fotografia orribile, regia del debuttante Dusan Milic (colpevole anche della sceneggiatura) priva di personalita', direzione degli attori inesistente, errata gestione dei tempi comici (gag sbrodolate e ridondanti) e sonorita' scoppiettanti alla Bregovic che conferiscono al racconto un'aria di variopinto (ma ruffiano) guazzabuglio da esportazione.
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