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L'alba dei morti viventi |
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Regia: Zack Snyder.
Gli interpreti: Sarah Polley, Ving Rhames, Jake Weber, Mekhi Phifer, Ty Burrell.
Titolo originale: Dawn of the Dead.
Anno: 2004.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Il remake selvaggio e' ormai la primaria fonte di ispirazione del
cinema, soprattutto americano: sfrutta idee vincenti vestendole a
festa per un pubblico privo di memoria (non a caso il destinatario
principale e' il teen-ager), si limita ad aggiornare ai tempi un
immaginario consolidato e quindi facilmente vendibile e, soprattutto,
paga in termini economici. In particolare l'horror, il genere
indubbiamente piu' saccheggiato, al botteghino americano, ma non solo,
fa sfracelli: costa poco (nessun cachet stellare a pesare sulle spese
di produzione) e titilla, grazie anche a trailer mirati, la curiosita'
del pubblico adolescente, sempre avido di emozioni ad alto tasso
adrenalinico. Anche per i rifacimenti, pero', occorre fare opportune
distinzioni. Se "Non aprite quella porta", tanto per restare
all'attuale stagione, pur nella gratuita' del progetto trasmetteva la
claustrofobica angoscia e lo spirito malsano dell'originale, con
"L'alba dei morti viventi" il risultato e' molto diverso. Il titolo
italiano trae in inganno e lascia pensare ad un remake del folgorante
debutto di Romero, invece ad essere scopiazzato e' il successivo
"Zombi" (perche' non rispettare il parallelismo dei titoli notrani?).
L'idea di partenza e' la stessa, un microcosmo rinchiuso in un centro
commerciale per sfuggire alla fame di carne di un'umanita' morta e
risorta unicamente per mangiare, ma le varianti rispetto al "cult" di
Romero sono notevoli. Prima di tutto la velocita' degli zombi: la vera
novità di fine anni Settanta era che i morti viventi vagavano con la
stessa indolenza che avevano da vivi, mentre il cambio di millennio ha
portato il turbo. Il nuovo ritmo non ha pero' nessun surplus di
spavento, anzi, toglie una caratteristica peculiare ricalcando le
razionali aspettative (di solito il cattivo e' superveloce, mentre la
lentezza aveva un che di inatteso e agghiacciante) e scimmiottando con
poca fantasia decine di altri zombi cinematografici (tra gli ultimi in
ordine di apparizione, quelli non entusiasmanti di "28 giorno dopo" di
Danny Boyle). Inoltre, la vena caustica con cui Romero criticava la
societa' dei consumi e la sua popolazione di zombi acquirenti, si
annulla completamente nel progetto di Zack Snyder che, lungi dal
solleticare riflessioni, punta tutto sull'azione. Peccato che i colpi
di scena siano piu' che annunciati, i personaggi perlopiu' macchiette
per cui e' impossibile parteggiare, l'ironia appiccicata e stridente e
la tensione mai e poi mai coinvolgente. La sceneggiatura ha le colpe
maggiori (davvero ingiustificabile il cambio repentino attraverso cui
il capo delle guardie si trasforma da ottuso e menefreghista a eroe
pronto al sacrificio; pessimo l'arrivo del camion con nuova carne da
macello che pare uscita da un sit-com; risibile per non dire irritante
l'episodio con il cane; inconcludente la lunga sequenza del parto;
piu' che prevedibile il decorso della cicciona infettata), ma anche la
regia e' incapace di creare un'atmosfera in cui credere, impedisce
allo spettatore di avere qualsiasi coscienza dei luoghi (la geometria
del centro commerciale resta un mistero), rende le sequenze di fuga e
azione confuse e incomprensibili e utilizza con scarsa efficacia
tecniche da videoclip ormai usurate (i soliti fotogrammi in aggiunta
per velocizzare e la trita desaturazione dei colori per cercare
realismo). A cornice del tutto una colonna sonora accattivante e
banalotta, che impallidisce nel confronto con il magnetismo e
l'originalita' della musica dei Goblin. L'elemento di cui si sente
maggiormente la mancanza è, pero' (fondamentale, dato il genere), la
paura. Se remake deve essere, almeno che incolli allo schermo non
puntando sull'accumulo di effetti (sonori e visivi) ma sulla messa in
scena di situazioni destabilizzanti. Cosa che nel film di Snyder
assolutamente non si verifica. Attendiamo, quindi, con logico
scetticismo, la prossima occasione, che sicuramente non manchera',
anche se l'industria ha ormai clonato buona parte dei "cult" degli
anni Settanta e Ottanta. Quando la fonte primaria del riciclo si
esaurira' non restera' che dare in pasto al marketing una nuova
tendenza, pronta a rinvigorire il mercato e a far parlare
(inizialmente male e poi bene) la critica piu' illuminata: il
re-remake. Giusto il tempo di arrivare ad un nuovo gap generazionale
in modo da avere nuovi occhi da ingannare!
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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