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Ore 11:14 - Destino fatale |
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Regia: Greg Marcks.
Gli interpreti: Hilary Swank, Colin Hanks, Rachael Leigh Cook, Henry Thomas, Patrick Swayze.
Titolo originale: 11:14.
Durata: 86.
Anno: 2003.
Paese: U.S.A., Canada.
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Recensito da: Luca Baroncini
Il cinema ha l'incredibile potere di frammentare il punto di vista
permettendo allo spettatore di godere di un'invidiabile ubiquita'. Una
vicenda puo' essere quindi scomposta ("Memento"), sdoppiata ("Sliding
Doors", "Smoking", "No Smoking"), moltiplicata ("Lola Corre"),
stravolta (il nostrano "Amnesia ma soprattutto "Pulp Fiction"), vista
da piu' parti (dal classico "Rashomon" al recente "Basic"), reiterata
("Ricomincio da capo", "Cinquanta volte il primo bacio"), raccontata
al contrario ("Irreversible") o dribblando la scansione temporale
("Ritorno al futuro" su tutti), e personaggi che non si conoscono
possono essere portati dal fato ad incrociarsi e/o sfiorarsi con esiti
imprevedibili e risolutivi ("Tredici variazioni sul tema", insieme a
una moltitudine di altri titoli). Il novello demiurgo Greg Marcks
(classe 1976) si inserisce in questo filone, ricco di variabili e
opportunita', e prova a rinvigorirlo attraverso una sorta di commedia
nera degli equivoci, dove la sonnecchiante provincia americana diventa
l'epicentro di una devastante reazione a catena. Se Marcks dimostra di
divertirsi un sacco a giocare con la sorte dei suoi personaggi, non
riesce pero' a trasmettere il suo entusiasmo, e i continui rimbalzi
causa-effetto mostrano quasi subito la corda. E' troppo perfetta la
geometria che li anima, finalizzata unicamente ad alimentare uno
stupore in perenne stand-by e, cosa piu' grave, non esiste una vera
progressione in grado di aggiungere tasselli effettivamente
sorprendenti. Si', e' vero, la descrizione di ogni quadretto si dilata
per gradi attraverso l'infittirsi dei dettagli, ma il gioco ad
incastri prende il posto del mistero senza, alla base, il supporto di
una consistente solidita' narrativa. Personaggi dal respiro corto
movimentano cosi' un teatrino di mesta umanita' che pesca ancora nel
pulp (uh!) e sdrammatizza il thriller con una comicita' smargiassa,
mancando il bersaglio dell'ironia. L'obiettivo della circolarita'
viene raggiunto, ma al prezzo di una compiaciuta gratuita', poco
ravvivata dalla regia nonostante l'incedere del ritmo e una fotografia
dai ricercati toni lividi. Anche il frullato musicale di jazz, country
e sonorita' latine, e' piu' originale che effettivamente azzeccato e,
anzi, aumenta il distacco nei confronti dello schermo, contribuendo a
non prendere sul serio i personaggi e il loro grottesco destino. Tra i
volti che popolano la cittadina di Middleton si riconoscono una fugace
Barbara Hershey, un Patrick Swayze piu' bolso che mai e una sprecata
Hilary Swank (anche tra i produttori esecutivi). Il retrogusto e'
quello di un cruciverba tirato per le lunghe.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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