The butterfly effect

 
 

Regia: Eric Bress - J. Mackye Gruber.
Gli interpreti: Ashton Kutcher, Melora Walters, Amy Smart, Elden Henson, William Lee Scott, John Patrick Amedori.
Titolo originale: The butterfly effect.
Durata: 113.
Anno: 2004.
Paese: USA.

 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
Chi non ha mai sognato di tornare indietro nel tempo per correggere le scelte sbagliate e gli episodi negativi? Letteratura e cinema si sono sbizzarriti in tal senso e il film di Eric Bress & J. Mackye Gruber (gia' sceneggiatori di "Final Destination 2") sconta subito il confronto con alcuni pilastri dei viaggi temporali, dalle opere di Ray Bradbury, alla saga "Ritorno al futuro" di Robert Zemeckis. Ovviamente percorrere la propria esistenza a ritroso comporta grossi rischi, perche', in base al cosiddetto "effetto farfalla" del titolo, qualsiasi modifica del passato si ripercuote fatalmente sul futuro. Lo capira' a sue spese il protagonista Evan. Il film parte bene, descrivendo la giovinezza del ragazzo con i colori acidi dell'incubo; inciampa nei luoghi comuni (l'amico di famiglia pedofilo) ma comunica con forza e inaspettata cattiveria il disagio di quell'eta' terribile e irta di insidie che e' l'adolescenza. La provincia americana si tinge di nero e le pulsioni allo scoperto si uniscono alla difficolta' di crescere in un mondo in cui le coordinate sembrano spostarsi in continuazione. La spensieratezza puo' durare un attimo e basta uno sguardo per cedere all'angoscia. Ma non e' il racconto di formazione l'obiettivo dei due registi e dopo una prima parte non particolarmente originale, ma tesa e compatta, la storia comincia a incartarsi, per poi involversi in un continuo e frastornante andirivieni tra passato, presente e futuro (terribile il concentrato di stereotipi del genere "carcerario" nella lunga e inutile sequenza in prigione). Si fa cosi' strada la vera anima del film: assecondare le esigenze del teen-ager d'oltreoceano. Il ritmo diviene frenetico, i pochi appigli psicologici nella descrizione dei personaggi perdono progressivamente spessore, i colpi di scena si rincorrono e l'effetto prende il posto della causa.
In diretta proporzione la curiosita' scema in noia. Un approccio razionale non e' certo il modo migliore per gustarsi il film, ma il serratissimo montaggio non riesce ad anestetizzare le esigenze di verosimiglianza stimolate dalle premesse. I buchi narrativi, infatti, diventano sempre piu' voragini che la regia cerca di coprire puntando sull'accumulo. Che capacita' ha il protagonista di controllare il suo dono? E' cosciente di cio' che gli accade? Perche' ritorna a certi episodi e non ad altri? Perche' finisce sempre e comunque in quella stanza del college? Non potrebbe andare ancora piu' indietro, o piu' avanti, e risolvere una volta per tutte i suoi problemi? Che fine fa il rischio di danno cerebrale? E, soprattutto, come fa esattamente a viaggiare nel tempo?
Mentre gli interrogativi si moltiplicano e i giovani interpreti si divertono, il plot si riduce a un interminabile gioco dell'Oca che trasforma in sit-com le potenzialita' del thriller soprannaturale. Il teen-ager gongola sulla poltrona con residui di pop-corn tra gli incisivi (il film e' stato un grande successo in America) mentre il cinema sonnecchia, pensando all'occasione sfiorata e poi perduta.
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