Danila Comastri Montanari - Cave Canem
Hobby & Work - (1999) - 10,00 euro - pag. 261.
Letto da: DeDa
Odio, passione, cupidigia…Dall’antica Roma ai giorni nostri ciò che muove il genere umano a compiere atti criminali sembra sempre lo stesso. Ciò che ci fa veramente amare, oppure no, un romanzo giallo (accanto, a volte, a trame quanto mai ardite e avvincenti) è in fondo la figura dell’investigatore/trice e del contesto in cui si muove. Dallo scientifico Sherlock Holmes, i cui passi risuonano sulle strade lastricate, nella ovattata e nebbiosa notte londinese; ai cafè parigini di Maigret e della sua pipa dagli sbuffi delicati, che avvolgono il suo carattere schietto e rude; dalla cerchia decimata di parenti e amici, vittime dello spirito indagatore della Signora Fletcher, che passa con nonchalanche dalla frenesia di New York, alla quotidianità da brava massaia del Maine; alle passeggiate condite da amare riflessioni e abbuffate solitarie di “Montalbano sono!” in una Sicilia infuocata dal sole e da un’umanità dolente e godereccia insieme…
In questa collana di libri ambientati tra fori, terme e ville patrizie, schiavi e matrone, storie di alcova ed episodi storici, incontriamo, intorno al 44 d.C., Publio Aurelio Stazio. Liberato dal Fato, in giovane età, da un padre violento e da una madre egoista, questo suo primo “caso” ce lo presenta ormai passato dalla condizione di fanciullo, privo di diritti e autonomia, a scafato senatore romano, “quarantino”, ricco, colto, seduttore potente in un mondo che non sembra, infine, riuscire a sedurlo più di tanto, ma di cui continua ad essere attento osservatore e indagatore. Tutto il resto è storia…
voto: 6/7
|