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Michael Connelly - Il poeta
Pocket Piemme - (2001) - £ 7.900 - pag. 496.
Letto da: Jamon
Jack McEvoy è un reporter di cronaca nera. Scrive di morte tutti i giorni,
ma oggi la morte di cui dovrà parlare è quella di suo fratello: detective della omicidi di Denver
si è suicidato con un colpo di pistola in bocca.
Ma Jack conosceva suo fratello e seppur in apparenza il suicidio è l'unica spiegazione, lui non è
convinto. Le sue indagini iniziano inesorabili, come inesorabile è le dura realtà: suo fratello Sena
è stato ucciso... e non è stato l'unico. Altri detectivi, in altri stati americani hanno
subito la stessa sorte, e per tutti il verdetto era stato "suicidio".
Si mette in moto la macchina FBI costretta a fare entrare Jack nella squadra: un giornalista è
però un personaggio scomodo da portarsi dietro durante le indagini.
Fra i suoi "colleghi" d'indagine c'è Rachel, una donna bella e dall'oscuro passato. Fra lei e
Jack nascerà una storia, il cui finale sarà inaspettato come quello dell'indagine...
Connelly negli ultimi anni ha avuto un grande successo, e così ho voluto provare. L'impressione avuta
è sicuramente positiva. Lo schema del romanzo è abbastanza classico, con un finale a sorpresa tipico di moltio film americani,
ma non cade mai nella banalità. Connelly riesce ad usare le parole per mantenere sempre viva l'attenzione del lettore,
e non appena si nota un certo calo di tensione ecco un nuovo evento che fa ripartire la macchina
della storia. Il finale non è per niente banale, anche se all'inizio può sembrare non adatto
in realtà è forse il migliore possibile.
Bella l'analisi psicologica dei personaggi. Scritto in prima persona il protagonista analizza i suoi compagni
di indagine, e la sua stessa mente viene analizzata a fondo dall'autore.
Jack è un giornalista di cronaca nera, così come lo è anche Connelly: ed ecco che fra un'indagine e l'altra
l'autpore ci presenta il mondo del quarto potere, dove quello che conta non è il contenuto di
un articolo, ma l'essere il primo a pubblicarlo, dove il rispetto è nullo fra gli addetti, ma
vi sono regole ferree a cui sottostare: mai rivelare le proprie fonti, e soprattutto mai fidarsi
dei colleghi.
Bello! voto 8
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