Lindsay Davis - La mano di ferro
Tropea - (2002) - 15,50 euro - pag. 379.
Letto da: DeDa
Nel Settembre del 71 d.C. l’investigatore Marco Didio Falco, tanto acuto e capace nelle sue indagini, quanto sgangherato economicamente e nei rapporti interpersonali, viene inviato dall’imperatore romano Vespasiano, a Moguntiacum nella Germania Superiore. Il compito di recare in dono la “mano di ferro” del titolo, quale nuova insegna, alla Quattordicesima Legione di stanza lì, insieme con la Prima è, in realtà, solo una copertura, e il suo vero incarico sarà quello di scoprire che fine ha fatto il legato Munio Luperco e di accertare la fedeltà della Quattordicesima.
Marco si allontana quindi controvoglia da Roma, (dove è stato, peraltro, mollato dalla fidanzata, la nobile Elena Giustina), per avventurarsi in un viaggio ai confini ,e oltre, dell’impero, dove non solo il clima diventa via via più plumbeo. Accompagnato da un ambiguo ex barbiere di corte, inciamperà in cadaveri, guarnigioni sgangherate, centurioni che sanno troppo, e raggiungerà la base romana nella quale lo attendono il tribuno Camillo Giustino, fratello di Elena, ed Elena stessa, in vena di riconciliazione. Ma non è finita perché qui, oltre a dover fronteggiare una infante nipote rompiscatole, appalti truccati e tentativi di assassinarlo, gli sarà chiesto (leggi ordinato) di andare oltre, nella Germania Libera, alla ricerca di una sacerdotessa celta dedita ad un uso, per così dire improprio, dei legati romani, e di avventurarsi nella foresta di Teotoburgo dove ,oltre alla leggenda, sopravvivono gli spiriti della legione del comandante Varo, che qui fu massacrata dai ribelli.
Il linguaggio del libro è molto da “fiction storica in prima serata alla televisione”, del resto forse gli antichi Romani parlavano proprio così, chi può dirlo ormai. La storia è intricata, affollata di personaggi, ma avvincente e il protagonista regala alla vicenda, già tetra e drammatica, un ulteriore tocco di inquietudine. Falco vive trattenendo il respiro, o forse così mi appare in questo romanzo che è il primo che io leggo, ma il quarto della serie, dove il suo rapporto tenero, ironico, ma qui particolarmente teso, con Elena occupa sempre un angolo della sua mente. Mentre scopriamo che il senatore Publio Aurelio Stazio di Danila Comastri Montanari, per quanto si definisca e tenti di essere un epicureo, è totalmente immerso nella vita (cibo, donne, libri, divertimenti) ed è toccato sempre in modo profondo dai personaggi che incontra, e che finisce per amare ed aiutare, Falco è continuamente pensieroso e un po’ assente, diffidente nei confronti di coloro che lo circondano, preparato ad aspettarsi il peggio e a difendersi dalla vita.
Voto: 8 e 1/2
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