Jane Jakeman - Il Regno delle nebbie
Ponte alle grazie - (2002) - euro 15.00 - pag. 359.
Letto da: Deda
In questo romanzo, ambientato a Londra, nel 1900, le vite dei protagonisti (eventi reali e inventati) si intrecciano attorno al Tamigi. Il fiume è il nascondiglio ideale per i cadaveri delle vittime di un nuovo efferato serial killer, che “opera” in prossimità di esso; il pittore impressionista Monet ne osserva, dall’alto della sua camera dall’albergo o da quella di un vicino ospedale, i giochi di colori e di luci; il suo corso fa da confine fra il quartiere delle case dei ricchi, come quelle del giovane diplomatico in carriera Oliver Craston, coinvolto suo malgrado negli omicidi, e i sobborghi più miseri, dove vivono l’ispettore di polizia Garrety e la moglie Aline, da poco giunti dall’Irlanda.
Ma più che l’indagine della polizia sulle tracce dell’assassino sono le donne in tutti i loro aspetti le protagoniste di questo libro, anche se, o non sono presenti, e vengono solo rievocate da lettere e pensieri, o non sono coinvolte attivamente nelle vicende: ci viene presentata la figura della donna moglie e madre (la defunta Camille Monet che conosciamo attraverso i tormentati ricordi di Monet), e quella dell’amante che incarna la passione giovanile (Alice Hoschede’, amante e poi seconda moglie di Monet). Ci sono poi le donne viste in un’epoca di cambiamenti: Maggie, la sorella di Oliver, rifiuta un’esistenza dedicata esclusivamente alla cura della casa perché vuole studiare medicina, anche contro il volere del padre; la disinibita Rosa Darby usa con astuzia il fascino esercitato dalla sua bellezza su Oliver e su Michel, il figlio di Monet; Aline decide di trovare da sola una cura per poter avere un figlio dall’amato marito. Eppure siano intelligenti, astute, affascinanti o indipendenti, le donne sono ancora le vittime predestinate di un serial killer, in una città che non riesce a dimenticare l’orrore di Jack lo Squartatore.