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Valerio Massimo Manfredi - L'ultima legione
Mondadori - (2002) - euro 17,60 - pag. 472.
Letto da: FrG
Gli anni della caduta dell'Impero Romano mi hanno sempre affascinato: un mondo pieno di contraddizioni, ormai allo sfascio, dove il potere era qualcosa di volatile ed impalpabile e la Fortuna volteggiava allegramente da un generale ad un altro trascinandosi dietro una lunga scia di sangue.
Quest'ultima opera di Manfredi rappresenta abbastanza bene uno scenario così cupo, dove le vecchie stazioni di posta lungo le strade sono abbandonate, ma non è ancora persa la memoria di quello che era stato l'Impero.
Bellissima la rappresentazione delle nebbie padane (d'altra parte lo scrittore abita a pochi Km da Bologna, perciò... :-)), e anche altri quadri come quello sul Reno (in Germania) la Villa Iovis a Capri non sono niente male.
La storia è quella dell'ultimo Imperatore Romolo Augusto, deposto nel 476 d.C. da Odoacre, e della sua fuga attraverso l'Europa con la spada calibica di Cesare. Dicendo poi che la fuga al seguito del precettore (che si chiama Myrdin) ha termine in Britannia a Mons Badonicus, allora si capisce già dove si va a parare. Se poi aggiungiamo che sulla spada c'è scritto Excalibur….
E' un romanzo che si lascia leggere senza alcuna difficoltà, e proprio questo paradossalmente è il suo maggior difetto.
Risente infatti l'essere una scenggiatura per un film di produzione hollywoodiana, per cui:
- i personaggi meriterebbero di essere meglio caratterizzati;
- si fa un abuso di colpi di teatro e improbabili coincidenze: se in un film che si sviluppa in 2 o 3 ore sono necessari per sveltire la narrazione, in un libro sono solo deleteri. Una persona che ha un culo (scusate) così dovrebbe giocare al Lotto tutte le settimane :-)!!
Dopo tutto comunque mi sento di consigliarlo, come passatempo: non ha certo l'accuratezza di un saggio, ma come introduzione al periodo è più che sufficiente. Almeno non si vedranno macroscopici errori come ne "il Gladiatore"!!!!
Alla prossima!
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