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RACCONTI



LA VOCE
Sotto questo titolo sono raggruppate due raccolte di racconti: La Campana di Vetro e Inverno Artificiale. Scriveva Anais nel settembre del 1939: "Sono stata tutto il giorno a passare lettere e oroscopi e ho scritto la storia di Moricand perché lo stavo perdendo". E ancora "Sapevamo tutti che ci stavamo staccando definitivamente da un modello di vita che non avremmo più rivisto, da amici che non avremmo anche potuto rivedere più. Sapevo che era la fine del nostro periodo romantico." Erano i primi anni della sua vita in America. In Europa era stata dichiarata la Seconda Guerra Mondiale e la Nin, come molti altri, si era rifugiata negli Stati Uniti. Ma il senso di perdita per l'esistenza in Europa, i ricordi di luoghi, persone, esperienze è ancora vivo e bruciante. Se da una parte Anais si rifugia nel diario in cerca di un posto lontano dal dolore, dall'altra cerca di esorcizzarlo attraverso la creazione. Nascono così i racconti di "La campana di vetro", ritratti di persone conosciute ("Il Topo" è modellato sulla figura della cameriera che lavorava nella casa di Louveciennes; "Il Moicano" è un ritratto di Conrad Moricand, così come "Je suis le plus malate des surrealistes" lo è di Antonin Artaud e "L'onniveggente" di Jean Carteret) e di esperienze vissute. "La casa sul fiume" e l'ambientazione de "Il topo" non sono altro che la descrizione della sua breve vita sulla chiatta ormeggiata lungo un Quai della Senna. "Parto" è letteralmente estrapolato dai diari, lo stralcio di un'esperienza personalmente provata.
"Inverno Artificiale" invece, è costituito da tre racconti legati da un unico tema ossessivo (quello del padre) che inizia con "Stella", dove ne costituisce la parte centrale, ha uno svolgimento completo in "Inverno Artificiale" e si chiude il "La voce", dove non è centrale ma aleggia comunque nell'aria.

LA CASA DELL'INCESTO
Primo romanzo della Nin in pieno stile surrealista e ottimo esempio di prosa poetica, questo "La casa dell'Incesto" si distingue dalle opere successive per il suo linguaggio sperimentale e innovativo insieme. Non vi è una vera e propria trama di fondo se non "la storia di una donna divisa, incapace di trovare un collegamento tra il corpo e la propria vita emotiva". Ma indubbiamente, questo non basta per capire fino in fondo il racconto: se non si conosce la poetica della Nin e i suoi temi ricorrenti (il rapporto con il padre, la conoscenza di June Miller ecc.), la lettura può risultare difficile. Perché "La casa dell'incesto" non è altro che la descrizione di un sogno, un'avventura onirica nelle stanze dell'inconscio alla ricerca di se stessi. E il linguaggio usato è "una prosa sontuosa e musicale, una ragnatela sottile ma finissima di immagini e di suoni." Ottima l'idea di Feltrinelli di presentare l'opera con il testo a fronte, che permette così di "assaporare" proprio la musicalità narrativa di Anais. Per chi volesse un esempio lampante dell'influenza della psicanalisi freudiana nella vita dell'autrice, questa descrizione di "una stagione all'inferno" potrà sicuramente aiutare.