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Mechthild nacque intorno al 1208 nella diocesi di Magdeburg da una famiglia di cavalieri della Mittelmark occidentale. Ella stessa ricorda (IV, 26) che suo fratello Balduin, poi divenuto sottopriore nel convento dei Domenicani a Halle, aveva ricevuto un'educazione adeguata a un ragazzo di nobile famiglia. Ancora fanciulla fu toccata dal dono della grazia ed ebbe la sua prima visione ("Indegna peccatrice, nel mio dodicesimo anno d'età fui salutata dallo Spirito Santo", IV, 2). Questo dono straordinario la indusse ad abbandonare in giovane età la casa paterna, i parenti e gli amici, un ambiente dov'era protetta e amata, per recarsi a Magdeburg ("Allora, per amor di Dio, mi trasferi in una città dove nessuno mi era amico, tranne una sola persona. Ma Dio non mi lasciò mai sola in alcun luogo; mi portò a una tale dolcezza, a una così santa conoscenza e a prodigi così inconcepibili che poco mi attraevano le cose terrene"). A Magdeburg, in una comunità di beghine, Mechthild condusse una vita dedicata alla preghiera, alla penitenza e ai suoi straordinari incontri con Dio. Per trent'anni mantenne il silenzio sulle sue esperienze mistiche e visioni, e appena nel 1250, su consiglio del suo padre confessore, il domenicano Heinrich von Halle, cominciò a scrivere le sue Rivelazioni su "fogli volanti". Nella traduzione latina dell'opera di Mechthild sono aggiunte delle note che riguardano Heinrich von Halle (V, 12): "Fratello Heinrich, detto 'di Halle', lettore a Ruppin [...] questo letterato e uomo virtuoso [...] raccolse tutti gli scritti di Mechthild e li redasse in un unico volume e divise in sei parti, come appare ora a chi legge. Sorella Mechthild, che gli sopravvisse, vide, nel volto del Signore, l'anima di lui in cielo: teneva in mano il libro ed esultava di esso con un riso lietissimo. Aveva ricevuto un grande premio per la scrittura di questo libro, per cui apparve glorioso al cospetto dei santi". Se da un lato quest'opera procurò a Mechthild amicizie e ammirazione, dall'altro suscitò contro di lei invidie, gelosie, calunnie e persecuzioni, anche e soprattutto fra i religiosi. A ciò aveva contribuito certo il suo coraggio nell'additare la corruzione e i difetti del clero, sia maschile che femminile, come appare non solo da numerosi accenni sparsi in tutta l'opera, ma in particolar modo in alcuni capitoli. Così ad esempio in VI, 22 ("come viene umiliata la malvagità del clero [...]" dove Mechthild rivolge il suo fervido e severo ammonimento anche al Papa con un'invettiva di dantesca potenza. Fu però certamente anche la decisione del sinodo dei Domenicani di Magdeburg del 1261 contro le beghine a costringere Mechthild a ritornare momentaneamente in seno alla sua famiglia. Si rifugiò infine, nel 1261, nel convento cistercense di HeJfta, presso Eisleben, dov'era allora badessa Gertrud von Hackeborn. Qui l'anziana beghina, sfinita dalle privazioni cui s'era volontariamente sottoposta e dalle afflizioni dello spirito, malata nel corpo, ma sempre indomita d'animo, trovò un ambiente culturalmente e spiritualmente adeguato a lei. La badessa Gertrud (+1292), sua sorella Mechthild von Hackeborn (+1299) e un'altra Gertrud più giovane (+1302), cui fu più tardi dato l'appellativo di "Grande", costituirono un eletto gruppo di mistiche; insieme a Mechthild von Magdeburg fecero del convento di Helfta un luogo di alta spiritualità che irradiava lontano la sua luce. Nella pace del convento Mechthild scrisse l'ultimo libro delle sue Rivelazioni, nonostante nutrisse profondi dubbi. "Supplicavo Dio di indicarmi se era Sua volontà che cessassi di scrivere. Perché? Perché riconosco di essere ora più misera di quanto lo sia stata trent'anni fa, e più, quando cominciai a scrivere" (VII, 36). Dio però non glielo permise. In quest'ultimo periodo della sua vita, Mechthild si rallegra di aver dovuto ancor più rinunciare ai propri beni terreni, di cui invece aveva potuto far uso mentre viveva fra le beghine, e che a causa della debolezza dovuta all'età debba servirsi degli occhi e delle mani altrui per finire il suo libro (VII, 64). Nel convento di Helfta Mechthild visse probabilmente ancora per dodici anni, quindi dev'essere deceduta intorno al 1283. Tratto da: P. Schulze Belli (a cura di): Mechthild von Magdeburg: La luce fluente della Divinità; ed. Giunti, 1991 Firenze | |||
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