Il rumore

di Carlo Baldessarelli



Verona centro storico notte.
Chiunque sia stato a Verona, città dell’amore grazie ai ben noti Giulietta e Romeo, sa benissimo che il suo centro con l’arena e tutte le sue viuzze e vicoli ben illuminati, di sicuro non ha un’atmosfera cupa e malvagia. Ma quella notte girando a piedi da solo, stranamente solo, visto che di solito c’è sempre qualcuno che gira un vecchio ubriacone, dei turisti, dei ragazzi che fanno casino; la sensazione che provavo era molto diversa dalla solita e di sicuro era molto meno rassicurante. Camminando senza meta mi ritrovai in una piazzetta che non avevo mai visto, ogni tanto succede anche a chi abita a Verona da molto tempo. Non so se si potesse definire una piazza visto che era chiusa da tutti i lati dalle vecchie case tranne una piccola apertura che lasciava passare al massimo due persone, stranamente l’illuminazione veniva fornita da un unico lampione di foggia medievale. Ma il particolare che mi rendeva più inquieto era il piccolo pozzo, troppo piccolo. La sua apertura bastava appena per un secchio e questo mi metteva un dubbio terrorizzante come se il pozzo fosse stato costruito non per prendere l’acqua ma per un altro misterioso scopo. Il silenzio continuava a regnare non una macchina, non dei passi, e in quel momento sentii…, e il sangue dopo un forte colpo del cuore sembrò fermarsi, tutto il mio corpo si concentrò su quel “rumore”. Non era nulla di rassicurante e veniva dall’alto dal cornicione alla mia destra. Lo sguardo andò a cercare l’origine e riuscii solo a vedere che veniva dall’ombra del cornicione che il lampione non riusciva a illuminare. Il rumore era simile ad un ringhio, simile perché non era ne animale ne umano, l’ombra da cui proveniva sembrava molto diversa da tutte le altre. Dopo questi pensieri sono partito a correre, correre come non avevo più fatto dall’età di tredici anni. Uscito da quella piazzetta mi resi conto di trovarmi vicino all’Arena continuai a correre e senza neanche pensare mi ritrovai alla mia moto e a tutta velocità tornai a casa al sicuro, sicuro…?.
Fin da piccolo ho sempre creduto che nel buio qualcosa ogni tanto c’era, sensazioni simili le avevo provate nel mio letto diverse volte in quello stato di dormiveglia in cui non capisci se l’ incubo e realtà o nò.
Circa una settimana dopo ripassai per caso da quella piazzetta e subito capii che qualcosa di strano c’era davvero. Quello che provai era uguale alla prima volta anche se era giorno, e il pozzo mi attirava con una curiosità quasi morbosa di sapere. Notai altri particolari come la mancanza del sostegno di ferro adatto a reggere la corda per il secchio e la mancanza di copertura (che di solito copre tutti i pozzi di Verona). Provai a gettarci un sasso e dopo un tempo per me indefinibile fece un rumore che mai mi sarei aspettato. Al posto del rassicurante rumore dell’ acqua udii un suono metallico che mi fece raggelare il sangue; dopo un’ attimo il mio cervello collegò d’ istinto quel rumore ad un sogno che fece un mio amico tempo prima; dove noi tiravamo dei sassi ad un parallelepipedo di metallo per romperlo perché sapevamo che era una porta che portava in un posto non troppo bello.
Basta dovevo scoprire cosa c’ era lì sotto. Così la sera stessa andai in collina e imboccai armato di martello e scalpello uno dei tanti cunicoli che traforano Verona da parte a parte. Ci sono leggende che narrano di questi tunnel scavati a scopo militare che dai paesi vicini passano fin sotto l’ arena. Arrivato al punto in cui un muro abbastanza malfermo per mia fortuna, blocca il cunicolo colpii per farmi un passaggio e l’ oscurità da lì in poi non era proprio rassicurante. Era come se quel muro la bloccasse, trattenendo anche quella brutta sensazione che avevo provato vicino al pozzo. La mia pila non riusciva mai a illuminare per intero il passaggio al massimo riuscivo a scoprire una svolta a destra o a sinistra. Arrivato al primo bivio non impiegai molto a capire da che parte andare. Feci esattamente l’ incontrario di Gandalf nelle profondità di Moira lui scelse la strada che emanava meno paura. Spegnendo la pila capii subito da che parte andare oltre che la sensazione da una parte l’oscurità era come più densa e scura. Non mi ci volle tanto ma a me sembrò un’ eternità. L’ angoscia, l’ ansia, la paura e altro ancora che non saprei definire si unirono all’ adrenalina in un cocktail che aumentava di gradazione a ogni passo.
Finalmente la mia curiosità fu esaudita, arrivai in un salone circolare con il pavimento di un ferro che non avevo mai visto. Era illuminato da una luce che sembrava quella della luna piena attraverso la nebbia, solo che al posto della nebbia c’ era quella strana oscurità che non so come ma sembrava più densa dell’ aria. Avete presente la luce che entra da una finestra di una chiesa, che si infila in mezzo alle fronde degli alberi e fa tutti quei raggi che ti fanno capire che la vita in fondo è bella…ecco la luce spettrale attraversava l’ oscurità proprio in quel modo e proveniva dal lato opposto della sala. Purtroppo il mio viaggio finisce qui l’ oscurità si aprii ed io vidi e sentii. Non so cosa vidi ma quello che sentii era lo stesso ruggito sentito in strada solo molto, molto più forte sembrava che l’ 0scurità stessa dai lati del salone emanasse quel suono. Qui morii, forse la paura mi fece fare un infarto forse fu esso, quello, quella, it a uccidermi, non so. Questa storia serva dal lezione: la curiosità uccide.