Il Prfessore va in vacanza

di Mauro Bianco


ATTENZIONE: la lettura di questo racconto è riservata ad un pubblico adulto (nota del webmaster)

- Carlà, smettila di toccarti il pearcing per favore, starei spiegando un’altra parte del tuo corpo, o il cuore ce l’hai ficcato nel naso? -
Con voce pacata ripresi quell’alunna infernale. Prof. Edoardo Marino, Edo per gli amici ( ma li ho io degli amici?, e voi?). Insegno Educazione fisica in un istituto commerciale di Milano, il Giulio Verne. E’ venerdì, per fortuna il mio giorno libero è sabato, sono al traguardo settimanale. Stop alle bestie infernali delle mie classi. Non prendetemi per un asociale. Sapete cosa succede quando gli alunni aspettano la mia ora? Sale il loro livello di endorfine, la nostra droga fisiologica. C’è chi si prepara ad andare incontro al moroso, tipo la De Nicola, o chi si dedica alla divisione di hascisc da spacciare nei bagni, come Venneri della 4^D. C è anche l’80% che prepara il telefonino per lavorarlo l’intera ora, intanto controlla la batteria, il segnale, il credito! Comunque , fuori piove forte e c’è anche un brutto vento gelido. Per cui tutti in classe ed io che spiego la grande e piccola circolazione nell’uomo, cercando di interessarli a qualcosa, è davvero dura. Per alcuni momenti però, grazie alla mia maturata esperienza con i minori d’età, riesco ancora a captare l’attenzione di qualcuno, ma dura ben poco. Ho un leggero mal di testa, ed il brusio dei ragazzi me lo rammenta di continuo. Ok, mi gioco quindi una conversazione di anatomia con la quale ho certo successo.
- Bene, parliamo di un argomento che vi piace, democraticamente, dai vediamo –
li osservo vigile ed aspetto che abbocchino. Mi rivolgo a caso fermando il mio sguardo sulla De Nicola. Mi guarda con un sorrisino provocatore e risponde con tono da imbarazzare..
- Di sesso prof., parliamo di qualcosa che viviamo –
La sua vocalità si è impennata mentre pronunciava quelle parole, quasi a sfidare il sottoscritto. Poi penso per un attimo..questa new generation..ma new che!, è lo stesso argomento che chiedevamo noi del ’67 ai prof!
- Bene, se tutti e tutte siete d’accordo con De Nicola, si parla di sesso oggi –
Arriva il consenso generale immediato tramite battute, risatine, performance dei soliti noti burloni di tutte le epoche. Incalzo quindi subito dopo..
- L’aspetto da discutere lo scelgo io, uno interessante, prendete foglio e penna..tutti –
I ragazzi danno subito vita alla tipica scena “CERCO FOGLIO, PENNA”, girano come pecoroni tra i banchi, stralciano con violenza i quaderni dei secchioni che contro di loro si adirano come se gli stessero strappando il cuore. Per la verità ce ne sono solo due di secchioni, Toldi, un tipo con dei binocoli tipo fondi di bottiglia e la delicata Maria Sole De Biasi, una bella ragazza dai capelli lunghi e dorati, legati da un semplice elastico rosso. Li riprendo più volte, ora finalmente si siedono e aspettano curiosi con le penna tra le dita.
- Scrivete. Argomento, due punti, La verginità nella sua diversità –
uno scoppio di risate succede alle mie parole. Per un minuto, non provo nemmeno a ripristinare l’ordine. Le endorfine di tutti sono quasi visibili come un flusso ormonale che serpentina per le mura dell’aula. Riprendo l’attenzione di loro, superando con la mia voce i loro strilli e risa eccitate.
- Ok, lasciate le penne, e cercate di essere gli uomini e donne che dite di essere, non ridete come bambocci delle scuole medie. Vogliamo vedere che non ne sapete niente? -
Strike! Finalmente il mio mal di testa ha tregua. Mi avvicino alla lavagna, disegno tre ovali disposti verticalmente. Sotto in corrispondenza delle tre forme scrivo labiale, bilabiale, cribata. - Allora geni, queste sono i tre possibili imeni che fanno vivere la perdita della verginità in modo totalmente diverso – come previsto i loro occhi tradivano la completa ignoranza ma anche interesse all’argomento da me proposto.
- Scusi prof., l’imene non è quella cosa che abbiamo noi ragazze..insomma quello che dice lei non l’abbiamo..lì?-
E’ Barbara Randa, una ragazza minuta che calza sempre pantaloni larghi tipo hip hop, i suoi occhi ridono maliziosi mentre con le dita della mano, quasi completamente coperte da una manica di grandezza sproporzionata al suo arto, indica tra le sue gambe
- Certo Randa, lo avete tutte voi ragazze proprio li, all’interno. Ma cosè direte voi, a cosa serve. Bene, immaginate questo ovale –
indico una delle tre forme da me disegnate sulla lavagna
- Si trova all’interno della vagina, è una membrana, il famoso imene. Sai a che serve Randa? E’ il primo varco per gli spermatozoi, quelli che sono preposti alla fecondazione, dall’imene attraverso le tube arrivano all’ovulo e se riescono a penetrarlo lo fecondano, ma torniamo al primo passaggio, l’imene -
Sono tutti catalizzati sul quello che sto dicendo, si guardano appropriandosi con occhi risaputi di false conoscenze, ma rimangono praticamente muti.
- questo imene all’origine voi donne potete averlo formato in maniera diversa, da qui i tre disegni che vi ho fatto, con specifica denominazione di ognuna delle stesse. Ora, al primo atto sessuale completo, il pene penetra questa membrana, e a seconda della sua formazione, come dicevo prima, esalta in modo differente gli stimoli del dolore femminile. Mentre la labiale e la cribata presentano membrane completamente aderenti agli altri tessuti, la bilabiale ha due lembi attaccati ai tessuti ossei e lasciano al centro tra loro una feritoia completa, sebbene con gli estremi interni aderenti. Il pene 90 volte su 100 non provoca emorragia perché si limita a dilatare i due lembi verso gli esterni, e fa anche meno male. La labiale e la cribata devono essere invece rotte al loro centro, da lì maggiore dolore e sicura emorragia….. –
di nuovo Strike! Porto avanti il mio monologo scientifico nella completa tranquillità.
Sono le 13.30, esco dalla Scuola in un turbine di alunni che mi travolge, saluta e da pacche amichevoli sulle mie spalle. Mentre mi incammino verso il cancello di uscita, mi sento chiamare da dietro
- Prof. Marino, professore mi scusi –
Mi giro, è la De Blasi, quell’incantevole mia alunna, ha le fattezze di una bella donna, mi risulta difficile incontrargli lo sguardo, certo mi provoca qualcosa dentro, anche se lei non fa nulla per causare ciò, è semplicemente bella e affascinante anche senza parlare.
- Dimmi De Blasi, di cosa hai bisogno –
- Di nulla professore, volevo solo ringraziarla per la lezione di oggi, è stata molto interessante, tra l’altro ora so cosa dire al mio ragazzo, sa aveva alcuni dubbi su di me, beh, mi scusi, forse avrà capito a cosa alludo –
- Certo, e non devi vergognarti di dire questo, sei una ragazza educata e sai esporti bene, allora rassicura il tuo ragazzo circa “l’emorragia” che non ha visto, giusto? –
- Giusto Prof, grazie tante – sorride sincera
- Buon weekend Prof –
- Buon weekend anche a te De Blasi –
- Mi vedono giovanile ma al tempo navigato, questo mi regala un po’ di rispetto, non poco nella scuola di oggi -
Metto in moto il mio scooter e mi dirigo verso i Navigli. Piove abbastanza, sto attento a non fare frenate brusche per evitare di andarmi a schiantare su qualche auto. Sono innamorato del quartiere dove vivo, i Navigli appunto. Il fiume che scorre tra i bistrot e i negozi, il mercato dell’antiquariato, i vecchi lavatoi dove i milanesi portavano il loro bucato,…. è un posto che fa sognare, ti distacca dalla realtà. Ho un monolocale ad un primo piano di un palazzotto dal quale scorgo un pezzetto di riva, per me è sufficiente, molto più di una grande casa con tanto cemento. Mi costa mezzo stipendio, quindi mi sono organizzato per entrate extra e riesco ad avere una vita dignitosa. Faccio part time lo steward nelle fiere 2 sabati e 2 domeniche al mese, in più il lunedì pomeriggio vado da una cliente a farle da personal trainer, in tutto esce un altro stipendio netto. Domani per esempio sono alla BIT , un’agenzia mi ha contattato per rappresentare i prodotti di un tour operator.
Sono a casa. Butto i vestiti bagnati sul letto, mi spoglio completamente nudo e mi ficco sotto la doccia, chiudi gli occhi e faccio scrosciare l’acqua caldA sul mio corpo. Appoggio la fronte alle mattonelle, chiudo gli occhi e la mia mente parte. Va a trovare i miei più bei ricordi ed i sogni che son rimasti tali. Dopo cinque minuti mi riprendo dalla breve trance rimango sorridente come per assaporare ancora un attimo le emozioni provate nel mio deposito cerebrale. Mi insapono per bene, un doppio shampoo. Mi ritrovo con l’accappatoio di fronte lo specchio, guardo in giro il mio bagno. E’ in stile antico, avranno fatto gli ultimi lavori di ristrutturazione negli anni novanta, insieme al resto del piccolo appartamento, piccolo soggiorno cucina, camera, bagno, balconcino . Il mio volto ora è rilassato, l’acqua calda ha decontratto i miei muscoli prima tesi per la corsa in motorino. Mi faccio anche la barba, lasciando due rade basette, sono infatti quasi privo di peli, tolti i capelli che non accennano per fortuna cadute e il solo bacino. Attacco l’accappatoio e mi soffermo sul mio corpo. Gli anni dell’ISEF ed i precedenti sports praticati hanno conformato in me un buon fisico, belle spalle larghe, muscoli lunghi e funzionali. E’ importante che il corpo sia pronto per differenti movimenti, è li che sta l’ipocinesi per chi pensa che si possa trascurare l’attività fisica. Il corpo, se non allenato nel tempo, non riesce ad adattarsi all’ambiente, perché ignora come integrarsi. “Questo messaggio è per tutti quelli che dotti di altre materie, gettano fango genericamente su quanti vivono serenamente il rapporto con il corpo, cioè coloro che praticano gli sports. Quindi, cari Signori, ci sono differenti Ignoranze, mentali e corporali, e non è ancora dimostrato che una sia peggiore dell’altra. Con questo non sono un ignorante!”
Mi sdraio sul letto, mi accendo una sigaretta, sbuffo con gli occhi rivolti al soffitto, ricasco nei miei pensieri. Già fumo, e mi piace anche il buon vino. Non sono una contraddizione, sì, ci tengo a muovermi, ma sono anche umano, quindi vizioso, nel mio caso si tratta dei più terreni vizi, bacco tabacco e venere. Ha venere... Quello è il più radicato in me. Non che sia un donnaiolo, non riesco ad esserlo. Anche se risulto piacevole nella conversazione con le donne, ma di rado riesco ad entrare nella loro intimità. Odio le confidenze, quindi escludiamo tutte quelle che necessitano di scaricarti la loro vita, non le riesco proprio a sentire, e non sono poche! Sono fondamentalmente timido, anche se ci ho lavorato molto su questo. Ora se una donna mi piace e lei ci sta, riesco a trovare un qualche file di ingresso, senza però nessuna strategia. Così è sempre diverso, è come se facessi l’amore quasi come la prima volta, nessun piano, tanta adrenalina. Odio i miei amici che mi parlano di tattiche….quelle vanno prese così, quelle altre invece in quell’altro modo, tutte cazzate. O meglio anche se fosse vero, sarà utile per porterle a letto magari, ma sembra di vedere 100 volte che so, Pulp fiction?, si un bel film, ma quando lo conosci a memoria..
Esco da casa, scendo le scale, attraverso la mia stradina e in un attimo mi imbuco nella folla di persone che percorrono la riva, osservando e maneggiando gli oggetti antichi posti sui banchi dei commercianti. Sfilano comitive di giapponesi, americani, qui c’è il mondo, che bello penso.
Mi fermo vicino ad un vecchio ristorantino, al Lavatoio. E’ finito di piovere ed è uscito un timido sole che riscalda la mia spalla. Mi accomodo ad un tavolino all’aperto, il personale del locale ha già provveduto ad asciugare le sedie. Chiamo il cameriere, gli ordino una campari soda corretto con Bombay, il mio gin preferito e una minerale naturale. Squilla il mio telefonino, è Ingrid, una bella ragazza, fa la pittrice ed abita non lontano da me, ci siamo conosciuti ad una cena un paio di mesi fa, è molto simpatica e alternativa, per nulla noiosa. Tra noi ci furono dopo alcune simpatiche telefonate , pochi sms (per fortuna, non li sopporto molto), qualche uscita al cinema, un paio di cene..e lo giuro non ci ho ancora provato. Eppure è bella, davvero bella.
- Edo, dove sei? -
- In uno dei miei posti preferiti, vicino al fiume, ho appena ordinato un aperitivo, mi raggiungi? -
- Dai, arrivo tra dieci minuti, al Lavatoio vero? -
Sorrido, Ingrid mi vuole bene..mi conosce più lei di mia madre
- Al Lavatoio! -
Do un’occhiata ad un giornale messo lì vicino per i clienti. In prima pagina ancora notizie sull’elezione di Kerry, Bush sembra ormai scomparso, gli riservano solo trafiletti grandi come gli annunci funebri, che bella cosa…mi chiedo solo se miglioreranno le cose, ho sentito la commemorazione per Ground Zero un po’ di tempo fa, cerano tutti i capoccioni di questa benedetta terra, compreso il nostro premier, quello poi, te lo raccomando, appena eletto ha già guadagnato qualche milione di euro abbattendo la tassa di successione, che filone. Insomma tornando a quell’11 settembre, come diavolo è che si da solo colpa ai terroristi o che i mussulmani sono totalmente diversi e che non si può fare nulla, non sono la Fallaci per carità, lei è colta, ma mi sa che qualche passaggio lo conosciamo tutti ma non lo si vuol vedere. Come è che nei Balcani si sono ammazzati per dieci anni e che gli U.S.A sono intervenuti solo quando ci stavano facendo una figura di merda? Perché non cera un cazzo da guadagnarci, solo per quello, invece agli amici di Maometto gli vogliono monopolizzare il petrolio e renderli una sub-colonia ameriacana, secondo me non c’è molto altro. E’ poi, come è che il nostro pontefice se ne sbatte di promuovere solo il cattolicesimo e che insegue con amore solo la pace, magari vestendosi anche da Buddista per rispetto ai popoli, si, RISPETTO!!! E poi ancora insegnare a vivere con le proprie forze, non solo progetti di solidarietà, c’è bisogno di iniziare opere di addestramento atte ad insegnare a vivere autonomamente, non sono animali in uno zoo che gli devi dare da mangiare e pulire la terrina. Bha, mi fermo qui va!
Arriva Ingrid, la scorgo da un centinaio di metri, sopra di lei gli fa da cornice il fiume animato di brusii e colori. E’ davvero una bella ragazza Ingrid, ha i capelli lisci un po’ arruffati che le cascano a metà altezza sulle spalle definite, il viso ha dei caratteri un po’ ibridi tra una mediterranea pura ed una peruviana, con gli occhi un po’ indagatori ma bonaccioni. E’ alta, sarà almeno 1 e 75, asciutta ma con belle forme femminili e slanciate, la mia fantasia la paragona ad una lucida pantera nera, affascinante anche nella sua deambulazione. Mi è di fronte mentre chiude una telefonata con il suo cellulare.
- Hei professore come stai –
si piega su di me e mi bacia su di una guancia con affetto
- Bene Ingrid, da un paio d’ore a questa parte. Sai è vero che quelli della mia materia non devono preparare e correggere compiti, ma tenere a bada i ragazzi delle superiori non è uno scherzo…o forse è tutto solo quello, uno strano scherzo. Non so, spesso mi sfiniscono con la loro esuberanza , perché mi sento come un domatore al quale le sue bestie non riesce ad insegnare nulla? -
Sbuffo esausto nel pensare a poche ore prima, mi vedevo davvero come un gladiatore intorno a trenta felini eccitati che..
- Caro Edo, mi sa che tu questo lavoro lo hai proprio stancato –
pronuncia Ingrid nel sedersi. Accavalla le gambe lasciando scoprire da un’ampia gonna etnica delle bellissime cosce affusolate. Fa un cenno al cameriere, poi senza nessun formalismo, incurante di altre comande che sta prendendo gli dice ad alta voce
- per me uno sprits per favore, e due altre olive -
- Allora dicevo Edo, ti vedo rotto, ma di entusiasmo dico..non puoi tirare così, tu non fai parte della fascia di automi che muoiono dopo una vita senza senso, e, soprattutto senza mai averlo cercato, datti una mossa dai! -
- Che belle gambe Ingrid che hai –
scoppio in una risata liberatoria, lei mi guarda un attimo per nulla sorpresa della mia dichiarazione, mi da un buffo sulla guancia, inconsapevole che con quel gesto mi fa intravedere un piccolo seno turgido con un grande capezzolo rosso violaceo, ed io..
- E che seno! –
Mi aggredisce affettuosamente
- Ma Edo che mi stai diventando un guardone? –
- Lo sai che ti ho sempre guardato perché sei bella, non sono un depravato, sono un cultore del bello, per me tu sei lo stesso che ammirare che so..la Pietà di Michelangelo..-
Mi da uno scossone sulla spalla
- Ma vaff..-
ed io incalzo, mica per davvero, mi piace giocare con le belle ragazze, l’ho detto prima..ed Ingrid è uno schianto!
- ma cosa è che non va in me, sono proprio da buttare? Di un po’ –
.. e lei ironica (forse)
- Si sei proprio da buttare, in un cerchio di ninfomani.. che ti succhino il sangue! –
Scoppiamo in una risata entrambi, poi io
- ma scusa neanche arrivi già mi vuoi mandare in analisi…come te la passi tu piuttosto? –
- Mah, guarda, l’ultimo quadro l’ho venduto due mesi fà per un migliaio di euro ad un polacco che ha visto le mie opere in un’Istituto per Audiolesi, la direzione mi aveva messo a disposizione una sala per un introspettiva, tra un mese però le mie opere.. –
poi si interrompe come a prendersi in giro guarda in alto come a dire a se stessa ..perchè non
scendi “Da-lì”! –
- Si,.. insomma una decina di miei quadri andranno in una mostra di promettenti pittori emergenti all’interno di un bell’immobile in Via Condotti, magari mi gira bene, magari ci pago gli arretrati dell’affitto..ma che palle, sempre sto cazzo di affitto da pagare, nei film, nei romanzi ma il peggio specie nella vita reale. Beh comunque io ci spero…. per altro..-
- Cosa? - gli chiedo
- Ma non so –
è elettrizzata e libera quando mi dice
- Magari qualche genio che guarda le mie croste ci trova qualcosa di originale, qualche
emozione, magari mi aiuta a crescere..-
- Complesso di Edipo, ma dai! I tuoi quadri sono fantastici, te l’hanno già detto dei competenti
riconosciuti. E’ che tu vuoi fare sempre la strada difficile. Ma dai c’hai dieci case in giro per
l’Europa, e parli ancora di affitto. Ma fatti aiutare dai tuoi che conoscono tanta gente -
I suoi occhi si infervorano di rosso
- Senti Edo io di questo fatto non te ne devo più parlare, sei troppo attaccato al terreno, non
capisci che non voglio finire come le mie sorelle, una dirigente del Ministero dell’Interno
senza aver fatto mai nulla, l’altra che aspetta di spodestare il Direttore Generale della banca
del Lavoro dove lavora, non si sa chi dei due è più raccomandato..ahh poveri risparmiatori,
stanno nelle mani peggiori, lupi ed ignoranti, vedi tu –
Non sono d’accordo, non la sopporto, anche se non mi va di farle complimenti, si infuria anche di più, dice che le sembro suo padre..ma vaffanculo gli e lo dico comunque, fossi io al suo posto per diana! Mi alzo di scatto, le prendo tra le mani quei bei zigomi andalusi e le faccio con una voce dolcissima
- Tesoro le tue sorelle sono viziatamene educate lo sappiamo entrambi perché ad entrambi ce
le abbiamo sui maroni quelle tipe li..sono nate in una famiglia di armatori, quello che fanno le fa sentire addirittura delle schiave..ma dimmi un po’, ti ho mai confuso con tali cervelli io? E’ che ti voglio bene, e so che sei forte, non ne capisco un accidenti io di arte, ma anche uno sprovveduto come me riconosce di vedere qualcosa di unico, tu l’arte ce l’hai dentro, ne sei parte, chiaro? -
- Tesoro ti ringrazio, ma non cominciare ad adularmi, per te in me non c’è niente che non va, sono bella, intelligente, artista unica ecc..ec..ecc. Me le dici solo tu ste cose –
Sbuffa incurante che io possa sentirmi un po’ umiliato, infatti lo sono.
Guardo in basso i miei piedi, il mio parere non conta quello che vorrei, anzi molto meno, ma mi va di farla sorridere ed allora
- Guarda che io da piccolo ho comprato una tavolozza con tutti i colori a tempera ed il Prof di
Artistica diceva anche che potevo, chissà, fare strada in qualcosa del genere -
- Caspita, e tu? ci hai provato?-
-Certo, mia madre mi fece esporre una crosta nel monumentale sedile di Lecce, la città dove sono nato. Fu lei la regista di tutto, accordi con non so chi, dove e come valorizzarne la visuale, aveva programmato tutto. La mattina della mostra però, mi disse che voleva cambiare un o due particolari….cambio la mia crosta con una di mio fratello maggiore! Altro artista presunto dal grande Prof. di Artistica. Ne ha fatto spendere di soldi a quei poveri polli dei miei genitori, anzi a mia madre, mio padre guardava questi esperimenti con molto pessimismo, specie quando, c’era da cacciare 50.000 lire per colori pennelli e tele. Ah, la mostra, si presentò il quadro, venne definito astratto. Uno dei particolari che aveva cambiato mia madre era semplicemente l’autore, mi disse che eravamo stati fortunati a poter esporre e quindi era meglio portare il meglio di quello che avevamo in casa, il quadro di mio fratello maggiore. Erano stati spiaccicati da mio fratello tutti i colori tendenti al giallo e rosso arancione, un fu
oco diceva lui, l’artista. Ad un angolo ci aveva fatto una specie di formica sui piedi, che lui definiva il grillo. Dopo qualche anno, quando pensavo a quell’episodio, pensavo che il se grillo fosse stato parlante, beh, lasciamo perdere Stop al sadomasochismo, basta quanto mi sono self batostato.
-Allora Ingrid mi sono spiegato? O ci nasci per quei mestieri o niente. Non è come fare l’operaio, con tutti i miei rispetti alla categoria -
Lei da un ultimo sorso allo suo sprints, poi tira fuori dieci euro da un’immensa borsa di iuta colorata , li butta sul tavolo come fossero astratti elementi da lei non riconosciuti (beata lei pensavo..senza cattiveria) e mi fa
- Edo, dammi un bacio ed andiamo, ti porto in un posto –
Ed io al comando le schiocco un bacio sulle labbra, per me era quello che mi aveva chiesto. Infatti non fece una grinza, non che ne facesse per un gesto simile, lo aveva di certo considerato un mio gesto affettuoso, a me invece piaceva illudermi pensando ad altro. Già perché io campo di quelle cose, che ci devo fare. Per me una giornata speciale passata con una persona speciale vale più di un anno di vita comune e noiosa, chissà! Ma no!!
A circa trecento metri prendiamo la sua vecchia lambretta scassata e rumorosa…tutto in stile rivoluzionario penso mentre rido dentro. E’ lei che non perde un colpo, vede le mie guancie ravvivarsi e subito mi riprende
- non mi piace l’Audi 3 e neanche la C2, mi piace la mia schifosa lambretta ok?- Dio, che fa questa la controfigura di Giucas Casella?. E’ lei come se avesse un monolocale nel mio cervello..
- E non faccio la Giucas Casella chiaro?-
Senza parole…
Mentre arranchiamo con il mezzo (ma proprio 1/2) dove mi concentro io? Al solito sui sentimenti. Che bei fianchi sta ragazza. Veste una camicetta nera, leggermente trasparente con dei riflessi lucidi, poi questa gonna a vita bassa da gitana sempre sul nero con dei pizzi a metà altezza. Non resisto, la abbraccio incrociando le mie mani avanti al suo bacino e resto con la testa appoggiata leggermente sulla sua spalla a sentirne il calore che emana. Un brivido caldo mi pervade per tutto il corpo, mollo la preda, non avrei mezzi per staccarmene. Prendo aria mentre la voce del motore gorgheggia come un motore marino usato all’infinito. Dopo circa mezz’ora siamo in una campagna circondata da cinte di pini Ingrid prende un viottolo interno, si intravede una vecchia casa recintata da un muro a secco. Arriviamo al cancello, lei frena, il motore si spegne da solo, di sicuro non mantiene il minimo da almeno dieci anni.
- Dai si salta Edo, dentro c’è un pozzo che è una meraviglia, ho un’idea artistica per un nuovo quadro –
E io ribatto
- Di passare il weekend in guardiola? Vedi che esiste la proprietà privata mia cara –
- Ma dai che la conosco sta casa, è abbandonata da sempre, vieni, saltiamo! –
Mette il cavalletto al ½, poi con un paio di balzi e sopra l’estremità del cancello, si butta giù dall’altra parte, io la seguo.
- Allora dovè sto pozzo incantato? –
- Vieni è dietro la casa –
E’ una vecchia masseria con una corte tutto intorno, noi siamo entrati dal cancello posteriore. La costruzione sembra di vederla in bianco e nero, si vedono infatti solo tonalità sul grigio. Arriviamo al pozzo, effettivamente è una costruzione affascinante anche se diroccata. Ci sono tre piazzole circolari, una su l’altra. Sull’ultima vi è la cisterna, tutto in pietra a secco.
- Allora? Bello, ma ora che si fa? –
- Te lo dico io, si fa un bello schizzo, ho già un’idea fantastica, prova a vedere se il secchio tira ancora l’acqua per favore –
Non commento, slaccio la fune che tiene il secchio attaccato ad un’estremità del pozzo, lo calo giù tenendo ben salda la corda, dopo una quindicina di secondi si sente la corsa finire ed il tipico rumore dell’impatto con l’acqua
- Bene, abbiamo scoperto l’acqua...fredda, ed ora? –
- Beh Edo, ho una scena impressa ogni volta che vedo questo pozzo, ma vorrei vederla realmente per fotografare mentalmente l’attimo e poi riprodurlo da sola nel mio studio -Iniziavo a capire che il mio coinvolgimento era certo..
- Ok, cosa dovrei fare? –
Lei mi guardava vicino al pozzo, sembrava in estasi, pensai vuoi vedere che le piaccio davvero? - Allora Edo la scena è questa, tiri fuori un secchio pieno d’acqua, ti spogli nudo e ti fai cascare una doccia dall’alto delle tue braccia elevate, in modo che il tuo corpo venga del tutto sciacquato..-
- No dico, Ingrid stai bene? D’accordo che è uscito un po’ di sole ma è comunque inverno, e poi perché dovrei liberare la mia intimità così, come se fossimo…insomma –
- Ti prego Edo, devo vedere questa scena per riprodurla, a chi posso chiederla se non a te, gli altri lo sai..-
- Senti Ingrid, io ti sono amico, ma primo non faccio il modello, secondo, anche se non ti connetti su questo tasto, io sono un uomo, ed anche a sangue caldo e il fatto di spogliarmi così, davanti ad una donna piacente, mi causa qualche disturbo..ok?” La guardavo con tenerezza, ma anche aspettandomi la sua comprensione, insomma mi sarei sentito scemo a fare questa cosa. Lei mi si avvicina, e, senza dirmi niente mi sfila il giubbino con grazia, poi mi prende la felpa leggera da sotto, da uno strattone verso l’alto obbligandomi ad alzare le braccia, e via anche quella, sono a torso nudo, non fa freddo ma mi sale un brivido su per la schiena. Non mi sembra dal suo sguardo che stia pensando solo al quadro, così mi faccio trasportare dai miei istinti, le sbottono la camicetta, i suoi seni mi appaiono in tutta la loro bellezza, sono tondi e sodi con dei bellissimi capezzoli ben definiti e scuri. Mi piego su di loro, li bacio con passione, poi le passo una gamba dietro le sue e delicatamente la piego fino a terra. Ci baciamo con delicatezza adesso, la sua lingua mi massaggia il palato, poi si insinua dentro la mia gola, i miei occhi strabuzzano, non ho più nessun controllo. Lei mi slaccia i pantaloni, io con i piedi me ne libero insieme agli slip. Le mie mani scivolano sulle sue gambe di velluto, le apro il bottone che le chiude la gonna ai fianchi, cerco il suo sesso, poi afferro le sue piccole e sode natiche, sono dentro di lei. Lei ha un guizzo, mi respinge subito a terra, poi mentre la guardo esterrefatto, mi mette una mano sul viso e scivola con le sue labbra sul mio sesso..Mi concentro più che posso, ma la sua delicatezza ed il suo pensiero sono per me una bomba senza orologeria, semplicemente un’immediata granata. Dopo pochi secondi mi aiuta a venire con una mano. Lei rimane a terra guardandomi. Io mi alzo, vado dietro il pozzo, devo orinare, perché ho esigenza, e perché ora la voglio amare davvero. Lei non si è mossa. Mentre mi piego su di lei il mio sesso è nuovamente eretto e voglioso, dopo un attimo sono nuovamente dentro di lei, le alzo le cosce ormai libere di indumenti, le accavallo sulle mie spalle e inizio a disegnare con il mio bacino circonduzioni nei due sensi, lei gode sotto di me emettendo flebili gemiti di tanto acuti, altre rochi. Ora mi spinge nuovamente a terra, è sopra di me, si muove con leggerezza e profondità, dopo qualche minuto devo fermarla, non voglio che finisca. La prendo delicatamente dal bacino, la ruoto di spalle, le sfioro la schiena con il mio membro, poi vicino le sue orecchie, lei ogni tanto lo prende con le mani, lo stringe sul glande. Le sue natiche sono meravigliose, piccole, ben fatte, abbronzate tranne il piccolo segno del perizoma che le rende ancora più eccitanti. “Posso, Ingrid,..posso..” Non sono capace di dirle i miei più reconditi desideri di quel momento. Lei annulla tutto il mio imbarazzo, senza voltarsi prende con la mano il pene ed inizia a strofinarlo sulle natiche. Sono dentro di lei nuovamente. La piego per non farle male e nel contempo le gioco il clitoride. Lei si volta verso di me con la testa, ha gli occhi chiusi, ma sorridono come le sue labbra in un turbine di piacere, facciamo così l’amore per almeno tre quarti d’ora intervallando il sesso nelle sue cavità inferiori. L’orgasmo contemporaneo è un fuoco d’artificio. Rimaniamo qualche minuto supini con le braccia aperte a guardare il cielo. Poi la vedo cercare qualcosa nella borsa..le sigarette..”Ingrid eccole le sigarette, tieni”..Lei continua a cercare senza rispondermi, poi tira fuori uno joint, si uno spinello..”Lascia quella merda, se non ti vuoi far male fuma di meno le sigarette e tira qualche sensazione, si tieni tira” Mi porge la canna ( e sono tre!. No non tre canne, tre modi di chiamare la droga leggera), io la prendo, l’accendo, faccio due tre tirate profonde, poi mentre mi distendo le passo l’affare (quattro,..questa inventata al momento). Si ora sto proprio bene, non ho parole, né voglia di trovarle, quindi chiudo il capitolo!