La stanza

di Enrico Roncarati



Le raffiche di vento, sempre più violente, annunciavano l' avvicinarsi del temporale. Era stanco, posò la relazione che stava leggendo e spense la lampada. Improvvisamente la luce di un lampo illuminò a giorno la stanza. Si accorse che le imposte esterne non erano state chiuse. Stava per aprire la finestra, quando il tuono lo colse alla sprovvista facendolo trasalire. Rimase immobile, osservando attraverso i vetri il temporale che si scatenava. E un ricordo, annidato in qualche angolo della memoria, gli riaffiorò alla mente. Quando bambino, durante le vacanze estive, si rannicchiava in quel letto, impaurito. Poi la curiosità per quell' affascinante spettacolo aveva il sopravvento, allora si alzava e, a piedi nudi sul pavimento di legno, si avvicinava alla finestra. Il naso incollato ai vetri, viveva l' avventura della tempesta con la tranquillità che gli dava la protezione di quella stanza amica. All' improvviso la fantasia lo faceva diventare uno scoiattolo, mentre la camera era una tana, scavata nel grande albero in cui si trasformava il casolare dei nonni. A casa, in città, non ricordava di aver mai provato quella sensazione. Senza accendere la luce, i bagliori del temporale erano più che sufficienti, percorse con lo sguardo tutta la stanza. L'armadio di olmo a due ante, che forse poteva contenere un terzo del suo guardaroba. Il canterano in ciliegio, con il ripiano di marmo un po' scheggiato, sembrava un severo altare. Quel cigolante letto in ferro battuto, dal quale, tanti anni prima, ascoltava sua nonna, seduta nella stessa sedia impagliata su cui ora stavano i suoi vestiti, mentre gli narrava fiabe e racconti che solo lei conosceva. Nulla era cambiato in quella stanza, nonostante vi tornasse a dormire dopo tanto tempo. Pazientemente lo aveva atteso, sapeva che lo scoiattolo sarebbe tornato. Complice una singolare coincidenza, un fine settimana libero da impegni e un temporale notturno, ma era tornato. Poco importava se non era più un bambino ma un adulto indaffarato, lo scoiattolo era ancora in lui, e la tana lo accoglieva di nuovo.