BAR

di Marco Lazzari


Un altro primo appuntamento, le stesse farfalle nello stomaco, forse qualcuna di meno, sempre di meno. Bill era in tenuta da combattimento lavato, stirato, pettinato e profumato, camicia e giacca sportiva.Ripassa in testa i passi della conversazione che conosce a memoria, complimenti di rito, università, progetti, interessi comuni, musica, cinema e poi…si vede che verso prende la cosa, intendo dire se quello del ti va di fare qualcosa o quello del mi ha fatto piacere di conoscerti ci sentiamo ogni tanto.
Le 7 e un quarto
- L'appuntamento era alle sette, sarà qui per le 7 e mezza
pensò Bill
prese il menu e iniziò a scorrere l'elenco degli aperitivi,in realtà sapeva già che avrebbe finito per ordinare la solita vodka lemon
Le 7 e venti
Bill alzò gli occhi verso la porta, nessuno,be nessuno, c'era Loredana, la proprietaria del bar, che puliva il bancone- ma che avrà da pulire, pulisce con uno strofinaccio bianco lo sporco immaginario che vede nascosto negli angoli reconditi., o forse lo fa solo per tenersi in forma, si insomma, come una specie di home fitness, c'è chi non prende l'ascensore e fa le scale, chi prende la bicicletta invece dell'auto e chi pulisce il bancone con un movimento continuo degli arti superiori coordinato con flessione degli arti inferiori, il tutto in attività aerobica, proprio come fa Loredana che arricchisce l'esercizio intervallandolo con gesti convulsi da vigile urbano rivolti alla cameriera.
Solo in quel momento Bill si accorse che la cameriera non era lei, cioè era lei ma non era più quella, quella solita voglio dire. La media di Loredana era di una cameriera ogni 3 mesi, l'ultima aveva stabilito il record di quasi un anno, era la Mennea della cameriere, lo dico perchè al momento delle dimissioni uscì dal bar urlando con le braccia in aria, proprio come Mennea quando alle olimpiadi del 1960 a Roma si rese conto di aver vinto i duecento e di essere sceso sotto i 21 secondi, nuovo record del mondo. Testimoni oculari per rafforzare l'analogia giurano che l'ex cameriera abbia fatto anche il giro del palazzo con il tricolore in mano e lanciando baci alla folla festante, ma riporto questo solo in via ufficiosa in attese di verificare.
Posò il menu sul tavolo, si tirò in dietro sulla sedia stirandosi,rimanendo in equilibrio,tornò in avanti, poggiò il gomito sul tavolo, il mento sul palmo e guardò fuori.
Intravide alla sua destra un ombra, si girò di scatto quasi spaventato e lei era lì, già seduta
Sorrise uno -scusa ma ho fatto tardi. Parlava mentre si strecciava la borsa che portava a tracolla e si sbottonava il cappotto per appoggiarlo allo schienale della sedia. Finito lo strip si scostò i capelli dal viso e si mise a sedere.
-è molto che aspetti?
-no, giusto il tempo di finire il trentacinquesimo solitario- rispose Bill con aria da finto scocciato.
Solo in quel momento lei si accorse del menu, lo prese e i suoi occhi scorsero velocemente sulla pagina mentre dalla bocca usciva un tranquillo e lungo -eeeeeeeeeeeeeeeeee mmmmm … un martini.
Bill si girò verso Loredana, alzò la mano e come in un gioco di squadra la donna lanciò uno sguardo alla cameriera che pronta partì per chiudere quel triangolo perfetto.
La ragazza arrivò al tavolo e si nascose dietro il blocco delle comande
-ditemi
-un martini con limone e una vodka lemon
Bill aveva ordinato continuando a guardare lei, e lei credetemi se ne era accorta.
Subito iniziò a frugare nella borsa e per un minuto si perse lì, tra scontrini, soldi, una penna, uno specchietto, in cerca in realtà di niente
Silenzio
Tirò fuori un cellulare e lo posò sul tavolo
-come ti va l'università?
Bill chiese, lei iniziò a parlare e lui non ascoltò.
I suoi occhi discretamente osservavano il suo viso di lei, il maglione nero, i braccialetti, le mani, l'orologio, gli orecchini, la catenina
-niente male, ma niente niente, con un po' di impegno,domattina colazione per due.
Guardate che questo era Bill, bravo: bravo ragazzo, bravo studente, bravo a giocare pallone, uno che si fa in quattro per gli amici,uno che quando fa pipì in un cesso pubblico tira lo sciacquone, come dire …bravo. Solo che si annoiava con la maggior parte delle persone, meglio, non era lui che si annoia erano gli altri che lo annoiavano, e si perche lui avrebbe ascoltato anche, ma voleva ascoltare parole nuove, parole che gli disegnassero in testa figure con colori mai visti,parole capaci di suonare anche un motivetto che pero non avesse niente a che fare con tutta la musica suonata finora. Lei parlava e Bill non l'ascoltava perché semplicemente aveva già ascoltato quelle parole.
Avrebbe potuto prendere il tovagliolino che era li sul tavolo e scrivere senza problemi i successivi tre quarti d'ora di conversazione.
I suoi occhi ora non erano più su di lei, se qualcuno lo avesse visto da fuori avrebbe detto, avrebbe giurato che stesse pendendo dalle sue labbra, incantato dalla danza di quella bocca, niente di più sbagliato, Bill non era neanche lì, gli occhi giravano per il locale sostando brevemente su oggetti che accendevano, per motivi sconosciuti, brevi fiammiferi di curiosità, le orecchie erano abituate ormai al suono della voce di lei,come in breve si abituano quelle del passeggero al ritmo regolare che sente quando il treno attraversa le traversine, il viso era rilassato,ma non manca mai di fare di tanto in tanto espressioni di interesse, in pratica era il viso che con il suo lavoro, copriva la fuga di tutte le altre parti del corpo, addirittura vergognoso il comportamento delle gambe che da sotto il tavolino non avevano mai smesso di agitarsi nervosamente, come un ottocentista alla partenza.
Vedete, era come se la mente di Bill avesse trascinato li al bar tutte le altre parti con la promessa di fare presto,ma ora si erano stancate ed ognuna voleva andarsene per conto suo perche aspettavano da molto tempo.Già ma quanto tempo era passato?
Non molto-pensò Bill- visto che ancora non erano arrivati i drink-oh, quando ci si diverte il tempo vola-penso' anche questo e rise tra se.
Detto fatto, davanti gli occhi di Bill si chiuse come un sipario, come un sipario di velluto del teatro scrosciarono i capelli rossi scuro della cameriera, traditi da una molletta che aveva ceduto.
-scusate
si porto i capelli dietro l'orecchio e quasi sorridendo si chinò per raccogliere la molletta,lasciando il vassoio sul tavolo.
Solo in quel momento Bill vide o meglio si accorse che c'era anche lei, una ragazza sulla ventina, molto magra, gli occhi verdi, ma di quel verde particolare che conosce solo chi almeno una volta ha perso tempo ad osservare una bottiglia di heineken attraverso una bottiglia di beck's, senza però essersele scolate, la pelle bianca che evidenziava un tatuaggio che le spuntava dal colletto.
-guarda che è finita lì dietro
disse Bill indicando il tavolo davanti lui
-grazie
-niente
Si ricompose, lasciò le ordinazioni e si allontanò, punto.Sembrerebbe finita li e in effetti qualcosa proprio lì e in quel momento era finito. Finì l'interesse di Bill per lei, lei la ragazza seduta davanti lui, il sipario che aveva visto un secondo prima era per lei.
Se il mondo fosse perfetto sarebbe arrivato li un signore distinto dipendente di un apposito ministero statale,un professionista, avvicinatosi al tavolo con discrezione,per non disturbare Bill , avrebbe bisbigliato all'orecchio della ragazza
-mi dispiace informarla che lei è appena uscita dalla testa di questo signore, qui perde tempo, ma non si preoccupi, la nostra agenzia la metterà in condizione di fare presto nuove e più piacevoli conoscenze, se ora ha la cortesia di seguirmi, c'e' un'auto qui fuori che la porterà dove desidera.
Dopodiché la accompagnerebbe fuori e la farebbe salire sull'auto che aspetta con il motore acceso.
Come quasi tutti sappiamo questo mondo non e' perfetto e quello che potrebbe chiamarsi Ministero della Ottimizzazione dei Rapporti Socio Affettivi,in pratica la MORSA, non esiste, ancora.
Morale, Bill è ancora più lontano da lei, lei la seduta, e tutti i pensieri sono per lei, lei la cameriera, qualcosa in lei lo aveva colpito, non era solo per il suo aspetto fisico, che Bill trovava strepitoso, o per qualcosa che aveva detto, perchè francamente: ditemi, scusate e grazie, non sono proprio frasi che rimangono indelebili nella memoria e non era neanche per i capelli rossi, a Bill le rosse non piacevano.
Allora che era stato?
Bill se lo chiedeva ma non riusciva a trovare una risposta, iniziò ad analizzare la ragazza passando all'esame ogni singolo aspetto, ma senza successo.
Il fatto è che gli piaceva tutta, tutta insieme, anche i singoli aspetti che non gli piacevano, in lei contribuivano a creare quell'armonia che rendeva lei irresistibile e i difetti indispensabili.
Avete qualcosa che non mangereste neanche sotto tortura ma a cui non sapete rinunciare in un altro piatto?
Mi spiego meglio, io odio la maionese, ma non mangerei mai un'insalata di riso senza maionese. Per Bill era lo stesso. Quella ragazza era come Van Basten in aria di rigore: irresistibile. Bill riaffiorò da suoi pensieri accorgendosi che la sua vodka lemon era finita, si era ritrovato con il gomito alto la bocca spalancata e un bicchiere vuoto in mano.
Posò il bicchiere sul tavolo e lo sguardo sulla ragazza seduta davanti a lui che non aveva smesso di parlare. Interruppe quel monologo con un deciso: scusami un secondo. Si alzò e puntò diretto al bancone dove la cameriera stava cercando di sistemare troppi bicchieri e bottiglie su un unico vassoio. Non sapeva cosa dirle ma era tranquillo, era come se sapesse di dover stare lì in quel momento davanti a quella ragazza che ancora cercava l'equilibrio sul vassoio.
Per me sono troppi- disse Bill-
lei alzo la testa, lo vide e la riabbassò
-ah si?-
rispose continuando a sistemare i bicchieri. Bill si sentì ignorato per il solo fatto che era stato appena ignorato
-volevo chiederti-
riprese Bill se...
-silenzio-
si?-disse lei continuando a cercare tutte le combinazioni possibili sul vassoio che era diventato ormai una partita di tetris
-se... se puoi darmi un'altra vodka lemon.
Lei sollevò la testa e lo guardò con un sorriso, non era un vero e proprio sorriso, era più un accenno di sorriso, ma non uno di quelli stereotipati che fanno le commesse dei negozi o che si fanno quando si è in ascensore con uno sconosciuto, era una accenno di sorriso più simile ad un gesto confidenziale.
- vuoi anche un altro martini?-
la ragazza continuò per un attimo a fissarlo poi riprese a sistemare i bicchieri
- no... niente martini-rispose Bill un po confuso.
Prese il suo drink, tornò al tavolo e riprese la conversazione che fu di nuovo interrotta dal rumore del vetro in frantumi: uno dei bicchieri era caduto dal vassoio ricoprendo il retro del bancone di grandine, brina, forfora, scegliete voi il paragone.
Bill rise tra se- più che dirglielo che erano troppi-pensò.
Finita anche questa vodka lemon Bill decise che era ora di andare
- ti va una passeggiata?- disse-
La ragazza fece cenno di sì e disse- vado prima un attimo in bagno.
Per ingannare l'attesa Bill iniziò a giocherellare con i tre sottobicchieri rimasti sul tavolo, con due fece una capannina, di quelle che si vedono nei castelli di carte. Finito di costruire prese dalla giacca una penna e iniziò a scarabocchiare sull'ultimo sottobicchiere rimasto, rimise poi la penna al suo posto e posò il sottobicchiere sopra gli altri due in equilibrio perfetto.Vide che la ragazza stava uscendo dal bagno, lasciò alcune banconote sul tavolo, si alzò facendo attenzione a non far cadere quella specie di scultura, andò incontro alla ragazza,salutò e uscì.
Due minuti più tardi la cameriera si avvicinò per pulire il tavolo, prese le banconote e posò i bicchieri vuoti sul vassoio, ma quando allungò la mano per raccogliere la scultura di sottobicchieri si fermò di colpo ad osservarla più attentamente poi prese delicatamente il sottobicchiere in equilibrio, facendo attenzione a non far cadere gli altri e se lo avvicinò al viso che iniziava a sorridere man mano che decifrava quei scarabocchi - visto come scriveva Bill credo che alla ragazza si occorso lo stesso sforzo compiuto dai filologi di Napoleone per decifrare la stele di rosetta.
Oggi dopo anni di ricerche condotte dai più illustri filologi, linguisti ed esperti di comunicazione e dopo l'intervento di Bill che riuscì solo in parte a decifrare la propria scrittura, possiamo dire con una certa sicurezza che il messaggio fosse questo- domani tornerò qui per vederti per il semplice fatto che non posso fare altrimenti, ti spiego: io non ti conosco, non conosco neanche il tuo nome ma per via tua ho dimenticato il mio. Domani torneò in questo bar ( almeno che non sia chiuso o sia il tuo giorno di riposo o Loredana ti abbia licenziato, a proposito non dirle mai che è qualcosa è già pulito se la sta pulendo lei, la fa incazzare). Oggi sono perso, perso per te, per fortuna sarò in compagnia dell'idea di te che domani riporterò qui, mi accompagnerà fino all'entrata e mi consegnerà a te, a quel punto vedremo se riuscirai a farmi ricordare il mio nome, per favore pensaci, in cambio del tuo favore ti insegnerò a sistemare i bicchieri sul vassoio senza farli cadere, stai leggendo un sottobicchiere che un secondo fa era in equilibrio perfetto, se ci riuscirai è segno che dobbiamo vederci, a domani
Bill