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La morte di nessuno di Luna Miscuglio
"Perché capire è così difficile?
Sai a volte ti fermi ad osservare la pioggia, godi d'ogni lacrima che s'infrange sul vetro, altre volte, invece, ti soffermi ad osservare lingue di fuoco ardere su legna antica nella bocca nera d'un caminetto stanco. Ti fermi, ed inclini lo sguardo oltre il mondo, scrutando ogni istante e cogliendolo. Non c'è nulla, non esiste niente, probabilmente non esisti nemmeno. Sei solo spirito nel vento, un soffio d'emozioni dirompente, un'essenza libera imprigionata in un corpo in perenne decomposizione. Essere anima vuol dire non essere, essere come aria, come le onde violente del mare, eppure non consistere. Che orrore quando apprendi che tutto il tuo Es non è altro che il grido d'un gabbiano, un viaggiare perpetuo. Da tutti i pori della tua pelle, dai tuoi occhi, da ogni tuo respiro, urla d'angoscia. La morte t'è indifferente, non sei il nulla, la morte è il nulla, ritornerai ad essere ciò che sei senza barriere sociali, senza sguardi ipocriti. Solo tu che sfiori la sabbia nel deserto, solo tu e nient'altro."
Creature della notte si muovono discrete nell'ombra tagliente. Impermeabili di pelle sino alle caviglie, coprono sottili magliette a maniche lunghe attillate sulle braccia. Anfibi scuri si slacciano sopra i pantaloni stretti. Volti bianchi e perseguitati, tinti di nero sulle palpebre e sulle labbra, scrutano il mondo bruciarsi. S'aggirano silenti nelle strade, quando l'ora è troppo tarda perché la gente le popoli. Sono i nessuno. Non esistono, non ci sono, non vivono nemmeno, o almeno, così si crede.
Non era semplice dover vivere, non era semplice dover udire e lasciar perdere, non era semplice capire.
A volte il mondo pare sbriciolarsi, ma tu sei li che memorizzi frasi e sogni di sfondare, le trascrivi sperando che a qualcuno importi qualcosa. Non ha importanza il tuo nome, il tuo aspetto, potresti essere una creatura dal volto fatale, oppure un semplice scherzo della natura. Non importa il colore della tua pelle, non importa a nessuno. Non c'è differenza tra uno spazzino ed un avvocato, un negro, un muso bianco, un giallo ecc. Tu non sei nessuno. A chi vuoi che interessi se hai deciso di saltare dal terzo piano o di tagliarti le vene. Alla fine sarai polvere e nulla più. Non c'è uomo sulla terra che possa comprenderti, la gente passerà il tempo a renderti la vita difficile solo per puro personale diletto. Tu sei il nulla e puoi anche soffrire per quanto concerne gli altri. Ti troverai a dover attraversare ogni giorno il ponte che conduce alla scuola e non sapere se alla fine della giornata sarai ancora li o l'avrai fatta finita prima. Probabilmente non sei nemmeno tanto normale e non puoi rimandare ancora molto. Tu sei nessuno e nessuno tornerai buttandoti dal ponte, senza vivere nell'angoscia dei giudizi altrui. Hai manie suicide da tanto tempo ormai che hai imparato a ragionarci sopra a sangue freddo. Mi butto, non mi butto? Stai attento, chiunque tu sia, perché un giorno potresti anche farlo, seriamente. Troverebbero il tuo corpo e non avrebbero mai ascoltato la tua anima. La prossima volta che ti salta un'idea in testa potrebbe essere l'ultima. Fallo, buttati dal ponte, una volta per tutte. Questa non è una favola, non c'è il lieto fine né la morale.
La notte adagia le sue ombre sulle strade, non esistono quando, o dove, e neanche perché. E' una realtà virtuale quella che vi circonda? Quando guardate l'immagine riflessa non è altro che il vostro riflesso che guardate, non siete voi, non esistete nemmeno.
Mi presento, sono il signor nessuno. Non c'è modo di capire se esisto o no, probabilmente gli uomini sono solo i tanti nessuno, come lo sono io.
Buongiorno, sono il signor nessuno, la vita scorre ed è raro che qualcuno si accorga che esisto. Ma esisto? Io sono? Io non sono, io sono il signor nessuno. Buongiorno mi presento, chi sono io? Non ha importanza. Adoro la musica, lo sapevate? Scommetto che non c'è anima a cui interessi. A me invece si. Sarei disposto ad ascoltare ognuno di voi. Voi preferite tapparvi le orecchie quando passo. Un giorno troverete il mio corpo tra le macerie di qualche palazzo distrutto e anche allora sarò solo un numero, uno dei tanti caduti.
Buongiorno sono il signor nessuno, andavo a lavoro nelle "Twin Towers", poi un dannato aereo mi è esploso davanti. Sono il signor nessuno, il primo a morire, il primo caduto. Non importa, però, sono una delle vittime a cui è stata smorzata la voce. Buongiorno, mi presento, valgo solo per far numero, sono un morto che cammina, sono aria ed acqua.
A volte basta un rumore per riportarti alla realtà, sei li con la testa tra le nuvole e sei talmente astratto dal contesto che è come se per te non ne esistesse uno. Guarda dal finestrino e continua a guardare. Spargi la tua voce lungo l'autostrada. L'auto cammina e tu sei fermo. Ogni volta che scorri lo sguardo sul paesaggio vorresti essere dovunque tranne che nel posto in cui ti trovi. Ma trattieni tutto e non proferisci una sillaba in merito.
Le cose si ripetono istante su istante, gli anni passano e tu sei fermo. Ti sembra di stare dietro un vetro ad osservare gli altri muoversi intorno.
Fatemi morire, una volta sola. Non voglio esserci, non voglio esistere. Lasciatemi morire in un posto lontano. Non voglio esistere, non voglio essere. Fuggire e non tornare più, non voglio tornare, voglio non esistere, voglio non essere. Quest'apatia che mi divora il cervello tornerà a rodere la mia carcassa. Non voglio esistere, voglio non essere. Ascoltate il lamento di una gioventù finita. Nulla nelle nostre menti, nulla nelle nostre vite, nulla, nessuno.
Buongiorno, sono il signor nessuno. Mi alzo ogni mattina alle cinque del mattino solo per guardare l'alba. E so che vivo per questo, solo per osservare il cielo esplodere di colore. Il mio nome non ha importanza, e nemmeno la mia età. So soltanto che un giorno ho cominciato a vomitare, per tener sotto controllo il peso. Adesso il cielo non lo guardo nemmeno da un letto d'ospedale. Morirò tra breve o ne verrò fuori? Questo importa a chi mi circonda, ma non c'è niente che possa importare a me.
Buongiorno, mi presento, io non sono mai venuto al mondo, o almeno credo. Anzi, una volta c'ero, poi ho preso un'arma tra le braccia e tutto è cambiato. Mi sfottevano, lo ricordo, c'era sempre qualcosa da dire su di me. I compagni, gli insegnanti e tutto il resto. Mi conoscono col nome d'Eric, ma potrebbe essere stato un qualsiasi altro nome. Andavo alla Colombine una volta. Poi con l'arma ho reciso le vite di dodici dei miei compagni e di alcuni professori. Ho pensato di farla finita e hanno trovato il mio corpo assieme a quello degli altri. Sono Eric, ma anch'io sono un nessuno e lo sarò per sempre.
I nessuno stanno cominciando a far sentire loro grida. I nessuno adesso sono qualcuno. Un branco di gente appassita, calpestata ed impazzita. I nessuno non esistono fino a quando un giornale non riporta la notizia.
I nessuno sono gente disperata che sa di esserci, eppure non se ne interessa. Che non vede miglioramenti con la propria presenza.
Io che scrivo sono un nessuno, ma voglio cambiare la mia situazione, quindi provo a parlare dei miei sentimenti, e di quelli di tanti altri.
Questa è la vostra storia, fratelli miei. Questa è la nostra storia.
"Morte sorprendimi, in questo istante, perché non vivo, non riesco a vivere. Vorrei tagliarmi le vene dei polsi e farla finita per sempre. Nessuno crede in me, e non me ne fotte un cazzo. Vaffanculo a questa vita di merda, Vaffanculo! Morte sorprendimi in questo istante perché non vivo! Vorrei tagliarmi le vene dei polsi e farla finita, finita per sempre. Non voglio ruggire emozioni, voglio non provarne più. Non voglio vivere più. Non voglio sentire. Morte sorprendimi in questo momento, perché non c'è vita che scorre nelle mie vene. Morte distruggi la mia anima. Non voglio averne nessuna. Non voglio essere triste, o felice, non voglio provare nulla. Non c'è niente che mi piaccia, non c'è nessuno che creda in me. Se solo potessi essere, non starei qui ad implorarti morte. Non c'è storia, non c'è seguito, solo il nulla nel mio spirito. Ho deciso d'appuntare tutto ciò che ho in testa. Perchè non c'è vita, esiste solo il nulla. Non c'è metafora che possa giustificare la vita. Non c'è nulla, non c'è niente. Quale differenza tra il nulla della vita e il nulla della morte? Nessuna, solo il perenne senso di ricerca. Vaffanculo a sto cazzo di modo, vaffanculo! Vorrei affettarvi uno dopo l'altro e poi tagliarmi il cuore. Come Eric alla Colombine. Se solo potessi distruggerei il mondo, se solo potessi distruggerei me stessa."
Un lugubre rigonfiare d'emozioni sospingeva ogni sillaba a congiungersi con l'aria mesta che le ingrigiva il viso.
Non c'è storia da raccontare se non questa.
Non bellissima d'aspetto, anzi un po' trasandata e rigorosamente in nero. I capelli, una volta chiari, s'arricciavano alle punte in morbidi boccoli scuri, con toni quasi blue, visibili sotto il riflesso della luce. Degli occhi grandi, d'un celeste tetro, facevano scomparire le labbra sottili e solitamente opache. Altro dell'aspetto non c'era da dire. Probabilmente sarà stata alta appena un metro e sessanta, esile di costituzione, con unghie cortissime, ricoperte da uno strato di smalto bordeaux, eppure per niente curate.
Un'altra litigata con i suoi genitori, un'altra burrasca dentro casa, per quella cazzo di scuola, che lei non sopportava. Era li a disegnare, durante le ore di lezione, poi, una volta arrivata a casa, si sparava l'ultimo album di Marilyn Manson o di Eminem, dipendeva dall'umore. Lei suonava la chitarra, una chitarra elettrica regalatale dai genitori per il compleanno. Aveva imparato presto ad utilizzarla. Se avesse potuto l'avrebbe spaccata sul pavimento per la rabbia. Ma, invece, era li, inerme, ad annotare emozioni. Le passavano dinanzi veloci. Non riusciva a comprendere il perché solo alcuni cantanti riuscissero ad esprimere esattamente cosa provasse. Se non ci fossero stati loro, probabilmente l'avrebbe fatta finita molto prima. Era stato un processo lento nel suo spirito, tanto lento quanto distruttivo. Ed ora era li a spaccare le palpebre dal pianto, morendo d'un peso grave ed insopportabile.
"Ormai la voce non esiste, è caduta come l'ultimo petalo d'un fiore. S'accasciata oscura oltre l'esofago. Non trovo voce che possa urlare ciò che provo. Fanculo a questo mondo, vorrei demolire l'intero universo, farlo sgretolare tra le dita e morire con esso. Maledetta la strada che porta all'inferno, sempre più grande e invitante. Maledetti occhi, che scrutano un presente sconvolto. Maledetta questa vita, maledetta, che possa finire ora. "
Non c'è un nome che si possa dare ad un alito di vento improvviso, esso non fa parte di nessuna corrente, erra confuso e senza meta, corre senza guardare ostacoli, ma non dura molto e le sue urla appaiono talmente angoscianti, tetre, che solo il nulla da loro consolazione. Quando la loro vita cessa, ne urla, ne clamore, solo una tiepida pace ricopre lo spazio. Così è l'animo dei Nessuno, un ululare continuato ed indefinito nel tempo che potrebbe tacere subito o continuare in eterno. Come quei venti che avvolgono le giornate afose d'estate, accarezzando la pace d'un mare caldo, morendo su onde timide e riecheggianti. I Nessuno vivono sulle onde del mare, dondolandosi tra passato e presente, tra sogno e realtà. Non esiste vita che non si schianti sugli scogli, proprio come sugli scogli si schiantano le onde del mare.
"Passo ogni giorno dal ponte della scuola, lo attraverso lentamente, misurando il mio avanzare ad ogni metro. Passo ogni giorno, vi dicevo, e non c'è giorno che non mi chieda perché non l'ho ancora fatto, perché non l'ho ancora finita. "Scappare non è la soluzione, bisogna affrontare i problemi" così mi direbbero se lo raccontassi. E' facile affrontare i problemi quando sai di che si tratta, ma non c'è niente a cui la mia angoscia interiore possa essere attribuita. So solo che mi sento perennemente stanca e sconvolta. Vorrei non essere nata nemmeno."
La vita a volte è un precipitare continuo verso il basso. Come una foglia colorata cade in autunno.
"Perchè il mondo si sgretola in questo mondo? Non c'è vita in uno sguardo riflesso allo specchio."
S'arrotolano i capelli lungo le spalle, s'arricciano gentili in boccoli scuri. Non passa un attimo. Un volto ammaccato geme di paura nell'ombra della notte. Volano i Nessuno, oltre la linea del tramonto, seguono le nubi gravi che s'addensano in lontananza. Non ha importanza il nome, non ha nessuna importanza.
"Guardo a volte la pioggia schermare i vetri della finestra."
La pioggia a volte è malinconica, sono lacrime spezzate e pesanti. La pioggia a volte non ha voce, è un lugubre e malsano lamento.
Ogni giorno cede il passo ad un giorno ancora. La vita è fatta dai piccoli momenti, la costruisci secondo per secondo. A volte basta una frase, una parola, per cambiarla. Parchè non puoi andartene per sempre? Perché non puoi morire ora, perché? Maledetto il giorno della tua nascita, maledetto. Che nessuno sia condannato alla tua tortura,ti prego. La vita è un orrendo viaggio senza ritorno, in cui non c'è via di scampo. La vita è il nulla, è senza scopo, la vita è orrore e desolazione.
La vita è una goccia di degrado nel mare. E' una lacrima che cade verso il basso senza poter essere fermata. Non esiste un perché a delle note lente. Avanzano perseguitando un ritmo cupo. Le parole tartassano una base sempre uguale che gira su se stessa. E' questa la vita: un rincorrersi d'eventi, un ritornello che gira sempre sulla stessa base. La vita è una melodia tetra strappata al cuore d'un malato o al pianto d'un bambino. La vita è un attimo, l'accelerazione impetuosa del tempo. Sei li a sperare per il tuo futuro quando sei già vecchi e senza scopo. La vita è l'impatto d'un'auto contro un muro. La vita è una corsa verso il nulla della morte. E' un fuoco destinato a morire ancor prima che abbia avuto il tempo d'illuminar la notte. Sai, la vita è l'attimo fuggente che tutti sperano di cogliere. Si schiantano le parole su una base triste, rincorrono le note per smorzarsi in esse. Cos'è il ritornello d'una canzone? E' il giacere d'un concetto su un giro di musica. Si ripete scagliando un messaggio oltre l'apparenza, abbattendo gli ostacoli che si moltiplicano sul percorso. Tanti anni di storia per pioverci d'improvviso e sperare di non tornarci più. Sembra quasi una nullità il tempo che t'è stato destinato. A volte basta poco, però, per cambiare la propria condizione. L'universo ingloba l'anima del mondo non accorgendosi nemmeno della sua presenza. Lo attira a se quasi per magia, trascinandolo nel suo continuo ruotare. "Io sono corrente, sono vento imprigionato nel corpo, che ora scalpita per uscire dai pori della pelle. Io sono un suono, una melodia meravigliosa strappata al tempo. Io sono essenza, pura e semplice essenza. La passione d'arte muore nel mio corpo. Perché l'espressione preme per non restare chiusa tra le dita d'una mano."
Versi d'una poesia scorrono da una penna, come il sangue dalle vene. E così come il sangue è vita, le parole, sono anima. Il lutto della vita prosegue nel degrado della morte. A volte la vita è senza spirito. Le pulsioni carnali riducono gli uomini ad animali senz'anima. Quando non c'è amore e non esiste affetto, vorresti solo non esistere nemmeno tu. Perché se tutto si riduce al corpo è meglio non vivere affatto. Se tutto è ridotto a quello che d'esteriore può offrire l'immagine è meglio non pensare di continuare ad alzarsi dal letto la mattina. Se tutto quello che il creatore ci ha dato è solo corpo sarebbe stato meglio nascere acqua.
Sarebbe meglio essere nati fuoco, o nebbia o non essere nati affatto.
"Sai, a volte, fissi un punto nell'infinito, quando le stelle sbocciano nelle notti d'estate. Non riesci a comprendere nemmeno cosa ti stia accadendo. Gli occhi si sgranano per cogliere anche le minime apparizioni di luce. Ti senti piombare verso il basso allora, come se avessi un peso immenso sopra il cuore che non puoi e non vuoi togliere. Quando guardi l'infinito senti che sei stata condannata a gemere in un corpo. Una volta eri vento, o sabbia del deserto. Ora non puoi fare a meno di vomitare emozioni, perché ti senti in una gabbia. Vuoi essere libera, in eterno"
Scruta la tua immagine allo specchio fino a quando non scorgi la tua anima nello sguardo. A volte non c'è nulla che i tuoi occhi sappiano nascondere, sono accesi da spirito antico, di chissà quale era lontana, insabbiata dagli anni, che risorge nelle pupille scosse da fremiti di vita. Le mani danzano sui tasti per comporre le lettere. Viaggiano veloci e spedite decorando le parole d'aggettivi, ricamandole ognuna di fantastici pensieri. Quando piove, i prati emanano odore d'incenso primaverile, di freschezza infinita, di terra battuta da un freddo scomodo. Quando piove puoi essere fuori a guardare ammassarsi le nuvole, oppure puoi osservare tutto da una finestra. I pensieri si spargono oltre il cielo, s'arricciano in vortici di parole, muoiono al ribollire dell'emozioni, s'uccidono al contatto con lacrime d'orrore. A volte basta un attimo, senti che tutto gira intorno ed è talmente frenetica la corsa, senti morire ogni speranza, senti il vagabondare cieco dei tuoi pensieri, si scontrano le idee in talmente tanto caos, che tiri i capelli dal cuoio capelluto, fino a che non si strappano. Urla di rabbia, di dolore,di desolazione, sospingono un coro di morte ad avanzare sulle strade. La genialità è arte confusa, sono versi mischiati senz'ordine preciso, fuori da ogni schema, senza possibilità d'accomunarli l'uno a l'altro.
Lei soleva muoversi lentamente e attendere, senza correre il rischio di decisioni rischiose, misurando ogni scelta con innata ponderazione. A volte è come se avessi dentro di te l'impulso di cancellare ciò che hai fatto e ricominciare. A volte, le situazioni appaiono troppo complicate per potersene districare senza un netto colpo di spugna.
Sara, la chiameremo col nome che le hanno dato i genitori, a volte non si preoccupava di cosa poteva succederle. Aveva un ragazzo che vedeva sporadicamente solo per far sesso, senza guardare ad un possibile futuro. Lui non sapeva nemmeno quanto lei fosse fuori di testa. E lei non pensava minimamente di doverglielo confidare. Bisogna guardare in faccia la realtà a volte, ed evitare di farsi film in testa. L'amore nascosto, quello fatto di bigliettini e fiori, è quasi impossibile da trovare. Anzi, non c'è niente di peggio che pensare di trovarlo. La dura realtà è che non c'è coppia che stia in piedi per amore, oggigiorno. Così Sara, lo vedeva con la degradante sensazione che stesse con lui solo per esigenze fisiologiche, o probabilmente per divertirsi. Era arrivata a pensare che non gli importava nemmeno sapere se lui la tradisse.
L'apatia è il peggior male di questo mondo, s'insinua come un serpente nelle menti dei deboli. A volte i pensieri s'accavallano strascicando aria stridula, dal sapore aspro e pungente. La rabbia è impossibile da domare. E' come un cavallo selvaggio imbizzarrito, che corre sbandando, non guardando che rosso intorno al suo sguardo. La rabbia a volte è dentro ogni attimo e tu l'hai masticata, secondo per secondo, e chiedi aiuto perché non hai scampo. Vorresti aiuto perché ti senti morire, quando si gonfiano gli occhi di lacrime d'odio. Il tuo cuore trafitto sanguina veleno, è un cuore dilaniato da cani feroci, che tra i denti lo strappano. La musica accompagna ogni istante, tetra e confusa scandisce i momenti. Parole trascinanti e talmente poco poetiche, così strettamente reali, d'una realtà cruda. A volte non c'è bisogno di capire il significato delle parole, le note estinguono talmente rapide le lacrime. Non c'è bisogno d'aver provato qualcosa, a volte, riesci a sentirla comunque. E' talmente fragile che pare di cristallo, talmente fragile. Ondeggia sul ritmo della pioggia, esplode in rabbia cieca, che accompagna i tuoni e i lampi. Talmente confusione scrive le parole. Sei talmente fragile e non esiste niente che non possa frantumarti. Prepara lo sguardo a gettare la tristezza nel pianto. Come una linea lunga sul polso. Un polso segnato da disperazione languida. A volte non c'è bisogno di riflettere, ne di pensare. Congiungere la vita e la morte in un impatto d'addio.
Quindi è questo il mondo d'oggi e c'è chi disapproverà ciò che sto dicendo. I ragazzi camminano per strada trascinandosi un'anima pesante, che quasi non desiderano. Loro sono talmente ancorati alla vita d'ogni giorno che non si chiedono nemmeno perché vivono. Le azioni si susseguono meccaniche. Ci si alza al mattino perché ci si è alzati tutti gli altri giorni. La verità è che il tempo passa e t'accorgerai d'averlo sprecato quando sarà troppo tardi, vivendo di nessun ricordo se non quello dei canali televisivi. Lo sai, stai invecchiando, e ogni giorno che passa è un conto alla rovescia, tutto ciò che puoi fare è tentare di far condividere agli altri ciò che sei, o morire nel tentativo. La verità è che i nessuno sono talmente spaventati dalla morte che preferiscono anticiparla, per evitare di pensarci. Possibile che tutto stia crollando in questo modo? L'arte è l'unico scampo alla morte dello spirito. L'unica salvezza.
Ora c'è gente che guarderà con sospetto queste parole e biasimerà Sara, perché Sara è una ragazza debole, perché è un'infelice senza apparente motivo. Ma chi può giudicare cosa le passi per la testa, chi può riuscire a capirla senza che i pregiudizi strangolino i sentimenti? Chi può veramente dire cos'è giusto? Sara non si è uccisa e forse non lo farà. Ma i Nessuno non sono gente forte. Probabilmente le droghe le divoreranno il cervello o l'alcol le ucciderà il fegato. Nessuno di voi avrà fatto qualcosa per lei, allora. Quando sbanderà con l'auto oltre la strada perché troppo ubriaca e fatta dopo la discoteca, voi sputerete sul suo cadavere o, ancor peggio, proverete pietà. Sarete pronti allora a urlare parole senza senso, moverete accuse assurde alla gioventù moderna e magari darete la colpa al signor Manson. Sarete talmente ciechi? Probabilmente vi fa comodo essere ciechi e scaricare la colpa su qualcuno che non siate voi, qualcuno che, magari, già le vostre menti da buonpensanti avevano classificato come dannoso. Il vero danno siete voi! Gli artisti sono l'anima della società e questo dovrebbe indurvi a riflettere. Probabilmente però siete troppo occupati ad accrescere il vostro conto in banca. Dovrebbe indurvi a riflettere seriamente! La situazione è preoccupante. Se nel rinascimento si dipingevano madonne nelle chiese e ora si cantano versetti satanici c'è un motivo. Ed è assai scontato, talmente scontato da apparire una scusa, imputare questo cambiamento alla sola natura del cantante. Se così fosse, infatti, se Manson cantasse solo le sue sensazioni, nessuno riuscirebbe a comprenderlo e venderebbe, di conseguenza, zero copie. Ma Manson ha registrato il tutto esaurito ai suoi concerti. Ed Eminem è arrivato alla sua 50milionesima copia. Cos'è che non va, allora? Io non pretendo di spiegarlo, solo di descriverlo. Solo di entrare nelle menti e nelle sensazioni dei ragazzi come me, perché magari leggendo, sentiranno di non essere soli.
Ma i Nessuno non sono solo i ragazzi, sono anche le donne e gli uomini, perfino i bambini. Un uomo che piange di nascosto la sera, per non far vedere alla moglie le lacrime. Oppure una casalinga esausta che abusa di antidepressivi. Tutti coloro che vivono senza speranza, neppure quella della morte. Che s'alzano dal letto guardando dinanzi a loro un muro grigio, quello di sempre, che ogni giorno è e sarà lo stesso.
La notte s'appresta a dipingere le case d'ombra, casupole sparse, senz'ordine ed alcuna pretesa, legate tra loro da un ritmo preciso, sordido e stridente suono senza inizio. Facciate pulite, dipinte e ricamate. Facciate d'anime corrotte. Talmente splendide e così putride, talmente giovani e così invecchiate, talmente uniche e così comuni. Facciate a cui piace specchiarsi e non guardar altro. Facciate senz'occhi che possano penetrarsi e conoscersi.
Dentro lo sguardo è racchiusa l'anima, soffio di vita antico. Meril era li e osservava il mare ripiegarsi sulla spiaggia notturna, respirare lentamente e ritirarsi, come fosse un bambino che dorme. Maril non aveva più di dieci anni allora, ma le piaceva osservare e tacere, catturando la malinconia tiepida e furente che si posava oscura s'ogni onda. Meril non aveva mai parlato troppo, non parlava quasi mai, guardava e taceva e ascoltava. Lei amava rincorrere i pensieri e giocarci, inventando favole. Lei non era stata mai troppo socievole, dotata di sensibilità sottile e dolorosa, come un ago che spacca un vaso di cristallo. Non c'era giorno che non s'appartasse per guardare il cielo, per rimaner silente, per scrutare tutto e trovare il niente, eco d'una civiltà abbandonata che corre verso la distruzione, eco di ricordi antichi ormai dimenticati. Meril era troppo intelligente per giocare con gli altri, troppo debole per sopportare le loro prese in giro, così sperava che nessuno mai riuscisse ad intuire cosa avesse dentro, perché il mondo a volte è crudele senza volerlo, perché una ragazza come lei è condannata a saper vedere troppo pur non volendo veder niente. A volte stava li a riflettere, a pensare. Anche scrutare la sua immagine allo specchio la spingeva a chiedersi cosa ci fosse oltre l'apparenza e questo la portava a cercare qualcosa che era destinata a non poter trovare. L'affliggeva un tale senso d'irrequietezza, allora. C'erano delle domande, ma non c'erano risposte, e tutto era così buio dentro la sua testa.
Era nata in un giorno di pioggia immerso nell'autunno. Il mese di novembre, un giorno come gli altri, non particolarmente caldo per la stagione e neanche freddo, tiepido e taciturno, quasi inosservato. E come ogni giorno è scandito dal sorgere e il tramontar del sole, così quel mattino appariva battuto dai tuoni e dai lampi. Il suo grigiore aveva attraversato il mare dotando i colori di tonalità cupe.
Meril aveva pronunciato la sua prima parola a tre mesi, sbalordendo i presenti. Sarebbe stata fuori dal comune per il resto della propria esistenza. Meril amava nascondersi nei giochi infantili, fuggire chissà da cosa, chissà perchè. Il giorno era terminato ormai, sciogliendosi nel nero della notte. Una sera d'estate, tormentata da un vociare perpetuo, i cori delle cicale, come fiori pendenti sulle spighe di grano. E le stelle, luci ammiccanti e lontane. Fiaccole, fiaccole ardenti e scintillanti, danzanti e tremule, sfiorate dal coro profondo dei venti, inseguite da aliti di nuvole, leggere, tenui pennellate d'argento sulla luna pallida.
La notte inghiotte le tinte del giorno ed esplode in miliardi di lucciole, la notte divora il calore cibandosi dei rossi e dei gialli. Poi li frantuma, lanciando i cocci nel cielo. Meril scorgeva il candore nelle tenebre. E di candore si trattava, una freschezza perseguitata e sola. Meril guardava le stelle scrutando chissà cosa, chissà che. A volte le sembrava d'avvertire un'angoscia orribilmente splendida. In verità, era qualcosa di più di semplice angoscia. Qualcosa che non avrebbe potuto spiegare. Qualcosa che le riempiva l'anima senza dar spazio a nulla, eppure talmente vuota, talmente grande. Ciò che più appare difficile è saper capire cosa ci sia nel mare di tanto malinconico e nell'universo di tanto sorprendente. A volte si soffermava a pensare sul perché provasse determinate sensazioni, senza trovare una risposta. Erano talmente vaghe, non c'era un nome che potesse definirle. Non si trattava di paura o d'amore e neppure di rabbia o desolazione. Era come se tutti questi sentimenti s'alzassero in un vortice, dando vita ad una creatura del tutto nuova, un essere pronto ad urlare per farsi udire, a cui però sarebbe stato impossibile trovare un nome.
Quella notte era un po' come tutte le altre, tetra e silenziosa.
Ora Meril ha ventuno anni. C'è chi la definirebbe insolita, a volte burbera e scostante, altre comprensiva e gentile. Una persona onesta e trasparente. Eppure tetra, tetra come quelle notti da ragazzina. D'una sensibilità ancor più acuta, ancor più sottile, con cui però non è sempre facile convivere. Un groviglio d'emozioni che in un momento possono tentare di fuggire in lacrime o morire nella totale depressione. Meril è propensa agli attacchi d'ira, è facile che la rabbia sia dolore e non odio. E' facile che lei gridi perché qualcosa l'ha ferita. Quand'era più ragazzina si rannicchiava negli angoli della sua stanza, dopo aver litigato con i genitori, racchiudendo le ginocchia e la testa tra le braccia, e lasciando morire nelle lacrime la voce ormai stanca. Si sentiva talmente vulnerabile ed era come se ogni emozione fosse un sasso scagliatole contro. Si sentiva impazzire, come se due cani le stessero contendendo il cuore, strappandolo tra i morsi feroci. Ma allora era stato diverso. Col passare del tempo aveva imparato a controllarsi, eppure la sua gioia di vivere era crollata nel malinconia disperata di chi è lontano dal luogo d'origine e di chi lo cerca senza poterlo trovare.
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