Il bosco fatato e le sue storie

di Marty


C’era una volta, in un lontano bosco incantato una fatina di nome Birby. Si chiamava così per la sua birbanteria. Come ogni fata che si rispetti, una volta nella vita bisognava salvare o almeno aiutare un essere umano. Nonna Maggie aveva convinto il principe a chiedere a Cenerentola di ballare. Zia Suli chiamato il cacciatore Tobia per uccidere il lupo cattivo e liberare Cappuccetto Rosso. Una fatina che non si batteva per aiutare gli esseri umani era cacciata dal bosco e fatta vivere in un’umida grotta. Birby però non si spaventava affatto a quell’idea e ignorava del tutto il pericolo che stava correndo. Lei non voleva aiutare in nessun modo quei perfidi mostri giganti che chiamavano esseri umani. Seppure non li avesse mai visti Birby credeva che fossero proprio così. Un fresco giorno d’autunno Birby si recò nel bosco per prendere una boccata d’aria quando in una radura, scorse una strana creatura, ma talmente bella agli occhi di Birby che se ne innamorò subito. Era,sì enorme e alta, ma il suo viso non era affilato e tagliente come quello elfico, bensì rotondo e dolce. Un nuovo sentimento prese alla sprovvista Birby che finalmente distolse gli occhi dalla creatura. In quel preciso istante passò di lì la volpe che disse alla civetta:- Guarda un umano!- Il cuore di Birby si fermò per un istante. No, gli umani erano prepotenti,crudeli e cattivi, non come quella splendida creatura. Il ragazzo intanto, che si chiamava Trevis, si stava spogliando per lavarsi nello stagno vicino ma, spazientito da tutti quei lacci che tenevano l’armatura, decise di entrare nell’acqua con essa. Quando l’acqua gli arrivò alle spalle si immerse del tutto e non tornò più su. Birby aveva osservato tutta la scena. Superò tutti i suoi pregiudizi e i suoi orgogli e improvvisamente divenne un’umile fatina al servizio degli umani. Richiamò in lei tutta l’energia fatata, che in pochi secondi portò a galla Trevis. Il ragazzo al culmine dell’incredulità raggiunse la riva e guardò con occhi sgranati Birby che stava seduta in modo altezzoso su un ramo di salice. Pure lei però era meravigliata: aveva salvato un umano!Questo significava che da ora in poi avrebbe potuto fare tutto quello che voleva. Si alzò in volo e fece uno,due,tre,quattro piroette. – Fatina aspetta!- Gridò Travis, ma Birby stava già volando via intenta a pensare a come poter dire a tutte le creature fatate della sua riuscita. La prima fatina che vide fu Amelia, la vecchia e bisbetica fata raggrinzita ma con un cuore grande grande. Birby in un batter d’ali era accanto a lei e tutto di un fiato le raccontò l’avventura. Amelia la fermò subito e le chiese preoccupata: - Hai fatto l’incantesimo dimenticatore? Gli umani non devono assolutamente sapere che esistiamo! Dai vola più veloce che puoi e cerca il giovane essere. Fagli l’incantesimo dimenticatore e scappa!- Birby si precipitò alla radura dove qualche ora prima stava salvando il ragazzo. Quest’ultimo però era sparito. Birby che era forte ed avventuriera però non si scoraggiò. Seguì delle orme di zoccoli che la portarono a un sentierino pieno di curve che attraversava il bosco. – Ma questa strada porta al castello del principe! – Pensò Birby. –Allora quello che ho salvato non è un semplice umano ma il principe in persona!- Birby volò più veloce che poté, nessuno poteva fermarla, doveva assolutamente raggiungere il ragazzo. Finalmente lo vide.Stava trottando felice con il suo destriero. Birby immediatamente prese l’energia del dimenticatore e la lanciò su di lui. Trevis per un istante si immobilizzò, poi dopo circa venti secondi riprese il suo cammino, come se non fosse successo niente. – Avrà funzionato?- Si chiese Birby. Fece spallucce e se ne andò. Da quel giorno Birby imparò a superare i pregiudizi ma soprattutto l’orgoglio. – E Trevis? – Vi domanderete. Trevis andò in cerca di una ragazza che poteva diventare la sua compagnia e bensì principessa. Cerco per tutto il reame, poi un giorno incontrò una bella ragazza, aveva la pelle candida come la neve e i capelli neri come il carbone. Si chiamava Biancaneve, ma questa è un’altra storia.