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Il Fanciullo e la stella di Francesco Papasodaro
Una sera, un fanciullo triste contemplava incantato l'enormità della volta celeste. Era una splendida sera. Una leggera e piacevole brezza accarezzava i suoi soffici capelli dorati, mentre il brusio delle cicale accarezzava dolcemente le sue orecchie. Nel cielo c'erano milioni di stelle, tutte luminose e tutte stupende.
Non era la prima sera che il fanciullo si fermava ad ammirare il cielo, dopo l'inconsolabile morte della madre. Spesso chiedeva, nella sua speranzosa innocenza, dove fossero finiti gli occhi della madre, colmi d'amore per lui. Dove fosse finito il suo cuore.dove fosse finita lei.
-E' volata tra le stelle del cielo- gli rispondevano.
Così, gli capitava spesso di fermarsi a cercare gli occhi di sua madre tra le stelle più luminose che il firmamento voleva donargli.
Quella sera, notò una bizzarra stella, che faceva un'altrettanto bizzarra danza.
La guardò con curiosità e titubanza. Forse anche un po' di paura.
-Stella- chiese il fanciullo, in preda ad un raptus d'indolente curiosità -perché prendi in giro le tue sorelle con la tua beffarda danza?-
-Non irrido le mie sorelle- sussurrò la stella all'orecchio del fanciullo, dando in custodia le sue parole al vento -vorrei poter ancora amare la mia vita-.
Il fanciullo rimase perplesso alle parole della stella.
-Perché non puoi amare la tua vita?- le chiese, chinando il capo da un lato, mentre continuava a guardare verso l'alto.
-La mia vita è lontana- rispose il magico astro, con parole impregnate di tristezza -è lontana. Avrei voluto poterle dare tutto l'amore che è chiuso nel mio cuore; avrei voluto continuare a darle sorrisi e gioia; avrei voluto.-.
Il fanciullo non disse nulla. Rimase a guardare, con i suoi occhi privi di alcuna malizia, la splendente luce emessa dal magnifico corpo celeste. Provava pena per quella povera stella. Voleva poterla aiutare, ma non sapeva come.
-Io- il fanciullo interruppe il silenzio-io vorrei aiutarti a riavere la tua vita, ma non so come fare-.
-Continua a guardare il cielo-
Il fanciullo ancora una volta non disse nulla.
Poi nella sua mente balenò una sincera e sofferta domanda:-Stella- disse -tu che abiti nel cielo con le tue sorelle, puoi cercare gli occhi di mia madre?Vorrei poterli guardare per l'ultima volta-.
-Guardali nei tuoi ricordi-rispose la stella con voce languida e commossa -continua a conservare il desiderio di rivederli ed un giorno il tuo sogno arriverà qui, dove tutto nasce e tutto ha una fine;dove tutto si sa e tutto si ignora; dove vivono le stelle.dove vivo io.-
-Stella.-
Dal grande astro cadde una lacrima che si spense in un bellissimo lago, formando una miriade di cerchi concentrici che distorcevano l'immagine del cielo. Il fanciullo si avvicinò e guardò il riflesso del firmamento nel lago che, a mano a mano che le piccole onde andavano a scemare, si faceva sempre più nitido.
E lì vide gli occhi della madre; i bellissimi e caldi ed avvolgenti occhi della madre.
Prontamente volse lo sguardo al cielo, alla ricerca della stella.
-Mamma.-
La stella era svanita nel suo alone di magia, tristezza e rimpianto.
Il volto del fanciullo venne rigato da una lacrima, che nasceva dai suoi occhi per morire sul suo piccolo ed imberbe mento.
Chinò il capo. Poi sorrise e rivolse nuovamente il suo sguardo al cielo.
-Ciao.Mamma.-
Si asciugò il viso,si voltò e si incamminò verso casa sul sentiero dei suoi sogni, sapendo che gli occhi di sua madre li avrebbe rivisti ogni attimo del suo cammino.
Nei suoi ricordi. nel suo cuore.nel suo cielo.
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