Lei

di Antonio Nucci, alias Trebbo



Luca stava finendo di radersi quando senti' suonare il telefono:
"Ehila', sei vivo?"
"Ah, ciao Spanna. Si, sto uscendo."
"Scommetto che sei diretto al pub."
"Esattamente.Hai vinto una pinta se fai un salto anche tu."
"Non so se faccio in tempo. Devo cercare un regalo per la Ceci e non ho la minima idea di cosa farle."
"Peggio per te; niente birra."
"Ti volevo chiedere per la festa del Corvo, se e' tutto confermato."
"Confermatissimo: l'ho visto ieri sera al Jungle. Ha detto che c'e' una valanga di roba ma che se portiamo da bere anche noi e' sempre meglio."
"Logico. Com'era il Jungle?"
"Mmh, solite facce, solito casino."
"E la bionda dell'altra volta c'era?"
"Macche', chi l'ha piu' vista."
"Te l'avevo detto, dovevi farti lasciare il numero di telefono."
"Eh, lo so. Ero troppo ubriaco per pensarci. Pazienza."
"Beh, allora ci vediamo stasera dal Corvo verso le 11."
"O.K., a stasera. Bye-bye."
Torno' in bagno, si rase i peli rimasti, si verso' del dopobarba sulla faccia e usci' dimenticando la luce della camera da letto accesa. Erano ormai le 18 e ci si vedeva ancora; le giornate continuavano ad allungarsi. Sali' sul motorino e si diresse verso il pub.
Gli piaceva molto l'atmosfera del sabato pomeriggio: quel senso di relax che si ha al termine della settimana lavorativa e che precede una probabile notte di bagordi e le feste del Corvo erano sempre un'ottima occasione per lasciarsi un po' andare. Entro' nel pub, saluto' le bariste: July, la scozzese e Marta, la veneziana. In fondo al bancone c'erano Rangoni detto Rango, Gianca e Pino gia' piuttosto alticci per quell'orario. Si sedette e incomincio' a chiacchierare con loro mentre July gli serviva la prima pinta di lager. Verso le 20, dopo aver parlato di calcio, donne, lavoro e sbornie e dopo che Rango ebbe raccontato una ventina di barzellette erotiche, saluto' la combriccola e si diresse verso casa.
Appena arrivato telefono' per ordinare una pizza: non aveva nessuna voglia di cucinare.
Si sedette in poltrona, accese la Tv e attese rilassandosi.
Luca aveva un sacco di amici in citta' anche se si considerava un solitario. Anzi, in realta' non si era mai sentito, come dire, parte integrante della societa'. Vedeva se stesso come una specie di corpo amorfo sempre alla ricerca di una sua collocazione nel mondo degli uomini. Non che cio' dipendesse dal suo aspetto o dalle sue abitudini fondamentalmente normali. Era forse la sua una specie di inclinazione naturale a non accettare tutto cio' che era comune, ordinato, regolare. Col tempo si era circondato di persone altrettanto singolari fino a conoscere, chi piu' chi meno, tutti i personaggi piu' stravaganti della citta'. Anche sentimentalmente parlando le sue relazioni non avevano mai avuto vita facile e lunga durata. Con Sara era gia' finita da cinque, sei mesi e da allora a parte una banale avventura di una notte non gli era capitato piu' niente di rilevante. Dopo che si erano lasciati aveva provato dapprima dispiacere, poi un certo senso di liberta' ma adesso incominciava a sentirsi nuovamente solo ed era quindi deciso a lanciarsi in nuove esperienze e cercava ogni occasione per fare nuove conoscenze. La festa di quella sera era una delle tante. La casa del Corvo era situata nella zona benestante della citta' all'inizio della zona collinare. Piu' che di casa si poteva parlare di una vera e propria villa con tanto di giardino alberato. Dirigeva un' agenzia di viaggi che gli rendeva molto e ne approfittava per organizzare feste che finivano quasi sempre in un caos indicibile con la gente stesa per terra e il vicinato ad imprecare per il troppo fracasso. Luca arrivo' verso le 23,30 da solo con la sua Fiat Ritmo dell' 82 piena di ammaccature e col motore ormai agonizzante. Riconobbe alcune macchine e capi' subito dal brusio proveniente dal giardino della villa che la festa era gia' in pieno svolgimento. Il primo a venirgli incontro fu proprio il Corvo gia' praticamente ubriaco:
"Uhei, vecchia bagascia, sei arrivato finalmente."
"Ciao Corvaccio, come sei messo?"
"Beeenissimo, dai, prenditi una birra. Ho invitato anche tre tipe tedesche che ho conosciuto oggi in centro. Ce n'e' una che e' uno schianto ma anche le altre due non sono male. Te le faro' conoscere."
Il Corvo era un tipo veramente ameno. Sempre coinvolgente, sempre di buon umore; era praticamente impossibile non essere suo amico. Infatti era ormai conosciuto in tutta la citta' dagli ambienti piu' raffinati alle bettole della zona vecchia.
Uscirono nel giardino e Luca fu accolto da un coro di saluti. C'erano proprio tutti; le coppie:
Piero e la Teddy, Roccia e la Marilena, Ghigo e la Paolina nonche' i gia' citati Spanna e Ceci, e i singles: Livio, Sergino, Ermes, Valdo, la Silvia, la Stefi con una sua amica, la Mirka e altri personaggi a lui meno noti.
Il primo quarto d'ora Luca lo passo' in convenevoli mentre si gustava la prima birra. In seguito ingoio' poi, nell' ordine, una sangria, due arancio e vodka, un'altra birra, intervallati da una mezza dozzina di spinelli, dopodiche' perse il conto, cosicche' i contorni di quella notte primaverile cominciarono a sfumarsi.
Circa un'ora e mezzo dopo, la festa era al suo apice. Valdo e Sergino stavano raccontando per la centesima volta di quando avevano caricato una prostituta slava in auto facendole credere di essere pieni di soldi e poi le avevano detto, una volta salita, di non avere piu' di 20.000 lire in due sperando in uno sconto, dopodiche' lei si era fatta scaricare incazzatissima al primo semaforo. Luca conosceva gia' i particolari della storia e non si soffermo' quindi piu' di tanto col gruppetto che si era formato intorno al barbecue dove il Corvo stava cuocendo alcune salcicce. Continuo' a passeggiare lungo il giardino ormai pieno di gente conosciuta e non, quando si senti' improvvisamente oscurare la vista da un paio di mani sugli occhi:
"Opla', chi sono?"
"Sicuramente una donna bellissima che mi amera' follemente per tutta la vita."
"Beh, adesso. Non esageriamo. Tutta la vita."
"Anche per qualche anno va bene."
"Comunque grazie per la donna bellissima."
Era Silvia con un sorriso provocante non meno della sua minigonna di pelle nera aderentissima. Luca conosceva bene quel sorriso: Silvia c'e l'aveva ogni qualvolta le interessava infoltire il suo gia' lungo carnet di amanti e lui era uno dei pochi single della compagnia a non aver mai usufruito delle sue attenzioni erotiche, a detta di alcuni veramente notevoli. Non che lei non gli piacesse: aveva un viso quantomeno belloccio e un fisico con curve che sembravano disegnate con il compasso, ma il fatto che le possibilita' di una notte con lei fossero altissime toglieva a Luca quel gusto della conquista di cui forse ogni uomo sente il bisogno per sentirsi veramente soddisfatto. Parlo' con lei una decina di minuti senza darle troppo corda poi quando il Corvo urlo' che erano pronte le salcicce si diresse verso il barbecue travolto dall'orda famelica dei presenti.
Poco dopo Piero inseri' una cassetta di pezzi disco anni '70 nello stereo e da quel momento fu veramente il caos. Fu allora, con la meta' della gente in cerchio a ballare, che Luca incrocio' lo sguardo di una morettina che non aveva notato fino a quel momento. Non si ricordava di averla mai vista prima; era veramente molto carina e sembrava sorridergli timidamente anche se a Luca parve di notare un velo di tristezza nei suoi occhi. In quel momento arrivarono Valdo e Sergino piegati in due dalle risate e dalla bornia a dirgli che Ermes aveva vomitato in casa prima di riuscire ad arrivare al bagno spingendolo a mostrargli l'accaduto.
Dopo aver assistito allo spettacolo torno' in giardino. Lei non c'era piu'. Penso' che se ne fosse andata, era piuttosto tardi ormai. Decise di consolarsi con un'altra birra, una delle ultime rimaste. Dopo aver cercato il cavatappi per una decina di minuti riusci' finalmente ad aprirla.
"Ne verseresti un goccio anche a me, per favore?", si senti' chiedere.
Era lei, che, con quel sorriso gentile, gli porgeva un bicchiere di carta.
"Ah, certo" rispose . Mentre le riempiva il bicchiere penso' a qualcosa da dire per continuare a parlare con lei in modo da non perdere l'attimo favorevole.
"Abbiamo degli amici in comune? Io qui conosco tutti"
"Anch'io sono amica di tutti"
"Eppure non ti ho mai vista a queste feste, il Corvo ne fa una al mese ormai"
"Diciamo che sono stata via per molto tempo", rispose lei evasivamente.
"In un'altra citta'?"
"Si puo' dire cosi' ", disse con un sorriso piu' intenso che sembrava dimostrare l'aver capito l'interesse di Luca nei suoi confronti.
Cerco' di trovare lė per lė qualche argomento interessante ma non trovo' di meglio che parlare del tempo.
"Si sta veramente bene stasera all'aperto. Spero che continui cosė. Ho voglia di primavera, e' stato troppo freddo quest'inverno."
"Si, anche per me, ho voglia di caldo, di sole" disse continuando a sorridergli come per incoraggiarlo nella conversazione.
"Tu cosa fai di bello, nella vita intendo?"
"Mmh, un po' di tutto e un po' di niente. Sono un po'......alla ricerca di una mia identita'."
"Sei sempre cosi' misteriosa quando si parla di te?"
"No, non sempre, ma preferirei parlare di te"
"Chiedimi quello che vuoi, allora."
"Tu cosa fai nella vita?"
"Giro tutto il giorno col furgoncino della ditta, riparo macchinette per il caffe', per bibite e roba simile."
"E nel tempo libero?"
"Ascolto musica, strimpello la chitarra, gioco a biliardo, sto con gli amici.....bevo.....niente di speciale insomma."
"Eppure penso che puoi raccontarmi tante cose interessanti, mi sembri un tipo pieno di vita."
"Che genere di racconti ti interessano?"
"Qualsiasi, parlami dei tuoi amici, di come li conosci, delle cose che hai fatto con loro, pero'...."
"Pero'?"
"Credi che si potrebbe andare dentro, in casa? Non sono molto vestita e a quest'ora comincia a fare un po' di freddo."
"Ah, certo. Qui dal Corvo sono come a casa mia. Andiamo di sopra, in salotto".
Si guardo' indietro. Nessuno sembrava averli notati. "Speriamo che nessuno venga a disturbarci" penso'.
Si sedettero sul divano dopo che Luca ebbe acceso lo stereo. Il primo pezzo di una raccolta dei Kinks comincio' a creare l'atmosfera. La loro conversazione continuo' per un lasso di tempo che a Luca parve indeterminabile. Parlarono di tutto: di musica, cinema, comunicazione, societa' e di tutto cio' che passava loro per la testa. Gli sembrava di conoscerla da sempre ed era sicuro che lei ricambiasse questa sua sensazione. Le parole scorrevano facili senza alcuna forzatura. D' un tratto si zittirono entrambi, come se fossero rimasti ambedue senza argomenti o come se non ricordassero piu' di cosa stessero parlando. Si guardarono intensamente per una manciata di secondi, poi, istintivamente le loro labbra si cercarono. Senti' il corpo di lei abbandonarsi e continuo' a baciarla senza cercare subito il contatto con lingua. Gli sembrava irrispettoso nei suoi confronti. In men che non si dica si lasciarono andare alle piu' calde effusioni. D'improvviso mentre la teneva fra le braccia la senti' irrigidirsi:
"Ti stringo troppo?"
"N-No,no. Credo di aver preso troppo freddo, scusami."
Lo bacio' nuovamente ma pochi secondi dopo si blocco' di nuovo scivolandogli via dalle braccia come se le mancassero le forze. Incomincio' a tossire nervosamente. Sembrava le mancasse l'aria.
"Che ti succede, stai male?"
"Sono stata troppo...in giro.....lo sapevo."
Si accascio' sul divano come se cercasse di respirare col volto contratto dalla sofferenza.
"Cos'hai? Cosa posso fare?" chiese Luca sempre piu' preoccupato.
"N-niente...e' tardi...non posso...."
Non capi' il senso di quelle parole e sentendola ansimare come in preda a una crisi decise di chiedere aiuto ma la finestra dava sul lato opposto al giardino e con la musica alta nessuno lo avrebbe sentito.
"Cerca di resistere, vado a chiamare qualcuno."le disse sentendo in risposta nient'altro che pezzi di frasi sconnesse. Si precipito' lungo la scala che portava al piano terreno ma arrivato alla porta che dava sull'attico la trovo' chiusa. Il Corvo doveva aver chiuso a chiave. Non poteva nemmeno telefonare: il telefono era al di la' di quella dannata porta. Fu colto da un impeto di rabbia e prese a tirar pugni contro di essa nella speranza di farsi sentire ma ebbe in risposta solo il brusio di voci proveniente dal giardino. Alla sua destra c'erano le scale che portavano al garage: le discese a razzo e fortunatamente trovo' la porta comunicante aperta, apri' la saracinesca del garage con tutta la forza che aveva e si scaglio' fuori. Nel risalire la rampa fece appena in tempo a scorgere la figura che correva; le corse dietro: era lei. Voleva chiamarla ma in quel momento si accorse di non ricordare il suo nome.
"Ehi, dove vai? Aspetta, sono qui."
La vide girarsi indietro per un attimo verso di lui e dopo avergli laciato un ultimo sguardo scomparire girando l'angolo della strada. Arrivato all'incrocio Luca guardo' nella direzione in cui era scappata ma non riusci' a scorgerla. Continuo' a cercarla come un pazzo negli isolati circostanti ancora per qualche minuto, poi distrutto dalla fatica e dalle emozioni torno' alla villa lento, sconsolato e allibito per lo strano epilogo. Ma le sorprese non erano ancora finite: rientrato nel giardino dove si trovavano ancora una ventina di persone i primi in cui si imbatte' furono Spanna e Livio.
"Da dove arrivi? E' un pezzo che non ti vediamo; pensavamo te ne fossi andato."
"Ero dentro con una tipa, non l'avete vista andar via poco fa?"
"Una tipa? Che tipa?"
"L'ho conosciuta stasera: mora, con un vestito blu."
"Boh, no. Tutti quelli che sono rimasti sono laggiu' in cerchio. Rango sta raccontando una marea di barzellette."
Vide il Corvo che stava entrando dentro e lo raggiunse. Era deluso perche' le tedesche non si erano viste. Gli chiese se fosse stato lui a chiudere la porta che dava sulle scale.
"No, no perche' avrei dovuto? Comunque controlliamo."
Andarono alla porta e il Corvo giro' la maniglia: La porta si apri'. La luce di sopra era spenta.
Gli chiese perche' fosse cosi' agitato.
"Ero con una tipa di sopra - spiego' Luca - lei poi si e' sentita male e nello scendere ho trovato la porta chiusa. Nemmeno tu l'hai vista andar via?"
"No, gli ultimi ad andar via sono stati Ghigo e la Paola gia' da un bel po' di tempo."
"Posso dare un'occhiata di sopra?"
"Fai pure. Io vado in bagno, non ce la faccio piu'."
Sul divano dove fino a poco tempo prima la stava baciando c'era l'impronta di un solo corpo ed era nella posizione dove si trovava Luca. Si tocco' la camicia: i bottoni erano slacciati esattamente come Lei aveva fatto e Luca sentiva ancora il profumo di Lei sulle sue mani. No, non aveva sognato, ma chi era quella ragazza cosi' affascinante e cosi' dolcemente inquietante venuta dal nulla e che nel nulla era scomparsa senza che nessuno all'infuori di lui avesse notato (particolare questo che Luca ebbe modo di accertare nei giorni seguenti parlando con chi era presente quella sera)? Continuava a non ricordare il suo nome; non era
nemmeno piu' tanto sicuro che Lei glielo avesse detto.
Qualche tempo dopo Luca si ritrovo' a casa di un tale Paolo amico di Sergino che stava mostrando loro alcune foto di una festa in campagna di un paio d'anni prima. Nel guardarle Luca ebbe un sussulto: in una di esse c'era proprio Lei con lo stesso sorriso con cui aveva incrociato il suo sguardo per la prima volta.
Immediatamente chiese a Paolo se la conoscesse. Si, si ricordava di averla vista qualche volta ma era da parecchio che non la vedeva piu' e per quanto si sforzasse nemmeno lui riusciva a ricordarne il nome esatto: era un nome corto per quanto riuscisse a ricordare, di quattro o cinque lettere. Avrebbe chiesto a qualcuno e gli avrebbe fatto sapere. Curioso era il fatto che in altre tre foto scattate nella stessa situazione (lo si capiva dalla posizione degli altri soggetti ritratti in esse) e quindi a breve distanza di tempo l'una dall'altra Lei non apparisse nemmeno nelle immediate vicinanze.
Una sera di fine luglio mentre Luca si trovava ai Giardini della Vittoria, un parco che d'estate veniva allestito a discoteca all'aperto, ebbe l'impressione di vederla in mezzo alla folla. E Lei guardava nella sua direzione, ne era sicuro. Pochi istanti dopo, pero', mentre cercava di farsi largo fra la gente per andarle incontro l'aveva gia' persa di vista. La stessa cosa si ripete' un paio di settimane dopo a Faenza ad una rassegna di gruppi musicali dove Luca si era recato con altri amici per vedere i Border line: il gruppo di un loro amico di Forli'. Anche in quel caso l'aveva vista per pochi secondi ma avrebbe giurato che Lei era vestita allo stesso modo di quella sera.
Ultimamente le apparizioni si sono intensificate ma sono sempre brevi e sfuggenti. E Lei lo guarda sempre in quel modo inconfondibile. Luca la incontra nei posti piu' distanti e disparati. Anche ad agosto gli era capitato di vederla un paio di volte quando era stato una decina di giorni all' Isola d'Elba. Non puo' nemmeno provare a chiamarla perche' per quante volte si sia sforzato non riesce a ricordare il suo nome.
Paolo non e' riuscito ad avere alcuna informazione su Lei: sembra che non fosse particolarmente amica di nessuno del suo giro, anzi qualcuno dei suoi amici non se la ricordava nemmeno. Ma ormai non ha importanza. Luca ha capito: non deve cercarla, sara' Lei a trovarlo. Decidera' Lei quando e come. Forse non puo' farsi vedere per troppo tempo, non in questo mondo. Ecco!!! Forse Lei non e' di questo mondo e non puo' rimanervi a lungo. Per questo scompare sempre e nessuno sa nulla di Lei. Non deve preoccuparsi, prima o poi succedera'. A chi gli chiede se ha una qualche storia al momento Luca risponde sorridendo con frasi come: "Presto l'avro' ",o "Non bisogna aver fretta".
Ormai e' da un bel po' di tempo che Luca non ha una storia. D'altronde come potrebbe averla, e' sempre con lo sguardo perso nel vuoto, si estranea sempre piu' spesso dal mondo che lo circonda. Qualcuno pensa che Luca sia piuttosto strano ultimamente. Qualcun altro pensa che forse ha esagerato con qualche pastiglia di LSD. Le amiche pensano che forse e' semplicemente innamorato.
 
 


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