di Trinity

CAPITOLO III

Alderic assunse di nuovo la sua forma umana solo una volta raggiunto il bosco. Aveva sceso il fianco della montagna come camoscio, saltando di rupe in rupe con la velocità e la destrezza proprie di quegli animali. Giunto sotto gli alberi decise che era meglio ritornare alla forma originaria, onde evitare spiacevoli incontri.
Con la sua tunica di lana e il suo mantello ormai consunto si diresse verso il sentiero principale. Portava con se la sua borsa di cuoio vecchia quasi quanto lui, sempre colma di cose utili. Si muoveva con passo veloce e pareva avere fretta.
Non c’è tempo da perdere. Ormai è due giorni che è successo.

Benché fosse tutt’altro che giovane si muoveva con una agilità da fare invidia a chi di anni ne aveva di meno, e la sicurezza con la quale teneva la direzione in mezzo a quella selva, la diceva lunga sulle sue conoscenze del territorio e non solo.
Mi sa che pioverà anche oggi.
L’aria era ancora pregna di umidità e le nubi erano ancora minacciose benché più alte dei giorni precedenti. Raggiunto il sentiero principale lo seguì con facilità anche se era un torrente di melma e fanghiglia.
Se c’è una cosa insopportabile è il bosco dopo la pioggia. Uff.
Arrivò in vista della baita a metà mattina e busso con fermezza. Niall gli aprì e gli fece spazio per farlo entrare. Il calore dell’ambiente lo rinfrancò non poco.
Sto invecchiando.
Il suo aspetto era quello di un uomo anziano ma ancora in perfetta forma. La barba (non particolarmente lunga né folta) e i capelli si erano ingrigiti per l’età, ma il vigore nelle sue vene era ancora forte. Tuttavia aveva molti più anni di quanti ne dimostrasse: c’erano bambini al villaggio che l’avevano sempre visto con quell’aspetto. Ora erano adulti e avevano mogli e figli, ma Alderic non era cambiato. Porse mantello e borsa a Niall:
"E’ peggiorata?" chiese guardando la figura distesa sul letto:
"No. Ma soffre molto e temo che possa peggiorare in futuro." Alderic mosse qualche passo. La giovane gli si rivolse in elfico con voce flebile e lui rispose nella stessa lingua. Niall non capì una parola, ma non si meravigliò della conoscenza del vegliardo. Sapeva che aveva trascorso parecchi anni tra i clan elfici dei Boschi Meridionali: ora stava imparando il nanico per comunicare meglio con gli abitanti di Hadras, all’interno delle montagne.
Il vecchio si voltò e gli chiese la sua borsa. Niall gliela porse avvicinandosi:
"Si salverà?"
"La sua aurea è molto debole, ma sì, credo che ce la farà" Niall tirò un sospiro di sollievo.
Chissà poi perché mi preoccupo tanto. Neanche la conosco.
L’uomo e la giovane elfa scambiarono altre battute nell’idioma sconosciuto e Niall li lasciò per prepararsi ad uscire:
"Devo lasciarti per un po’, altrimenti non si mangia oggi" disse sistemandosi l’arco dietro alle spalle:
"Ho visto tracce di cinghiale ad est. Non credo farai fatica a trovarli" gli suggerì Alderic:
"Trovarli no. Ma ucciderli sì." Si mise un mantello pesante e sistemò la faretra sul fianco destro:
"Sarò di ritorno per pranzo. Spero..."
"Buona fortuna"
"E non portar iella vecchio."
"Buona fortuna" lui si voltò di scatto a quella voce femminile. Aveva già la mano sulla porta. Lei lo guardava senza espressione come al solito:
"Grazie" rispose piano. Uscì nel freddo della mattina e s’incamminò lasciando il vecchio e la giovane da soli. Sapeva che Alderic avrebbe fatto del suo meglio e che era in buone mani. Ma ancora non si spiegava cosa lo turbasse in quel modo.
Forse perché non ho mai visto un elfo in vita mia e adesso me ne trovo una in casa."
Si scollò la sensazione di dosso con una breve corsettina. Non era quello il momento per fare filosofia. Doveva concentrarsi o ci sarebbe stato un cinghiale in più e un ranger in meno sulla faccia della terra.

"Non hai appetito vecchio mio?" gli domandò Alderic divorando la sua porzione di cinghiale e annaffiandola di sidro. Niall si riscosse:
"L’appetito ce l’ho. Sei tu che ti stai ingozzando vecchio mangione" Alderic fece spallucce:
"Probabile" rispose con la bocca piena. Niall sorrise.
Questo vecchio è matto da legare!
"Ma voi druidi non dovreste rispettare gli animali, non ucciderli ecc. ecc.?" Alderic deglutì e mandò giù il boccone con il sidro:
"Tu ascolti troppe fandonie di quella marmaglia nel villaggio. Ammazzare un cinghiale ogni tanto fa solo bene alla salute." Niall rise di gusto e alzò il suo bicchiere:
"Alla tua allora"
"Alla mia" Bevvero un lungo sorso da buoni amici. Si conoscevano da tanti anni ormai che Niall non si ricordava un periodo della sua vita senza Alderic. Il druido, d’altro canto, era affezionato a quello scavezzacollo di ranger, così maledettamente dotato. Ce n’erano pochi come Niall in giro e lo sapeva. Tutti i suoi compagni erano quasi sempre rudi e selvaggi. Niall era uno dei pochi che aveva mantenuto un ché di nobile e gentile nel comportamento e questo Alderic lo apprezzava. Era più colto della media, ed era stato un ottimo alunno...fino a quando l’era stato a sentire. Poi decise che la strada del druido non era la sua, ma quella del ranger sì e allora lo lasciò andare. Ma restarono comunque amici:
"Come sta?" domandò Niall facendo un cenno oltre le spalle del vecchio:
"Meglio. Credo che si riprenderà presto. Adesso è in meditazione."
"E’ in cosa?"
"In meditazione. Gli elfi non dormono. Entrano in una specie di trance. Non è proprio un dormire, quanto un entrare in contatto con l’essenza stessa dell’universo per rigenerarsi."
"Non ti seguo"
"Non importa. Ti basti sapere che starà bene." Niall abbassò il capo con aria abbattuta. Sembrava confuso. Alderic si stiracchiò sulla sedia rilassandosi: guardò il suo compagno:
"Che c’è giovane Niall?"
"Niente...niente..."
"Quella non è una faccia da niente." Il druido attese ancora un attimo. Sapeva che il ranger avrebbe parlato:
"Il fatto è che...insomma Alderic per te sarà anche maledettamente normale, ma io è la prima volta che vedo un elfo! Tutto quello che so su di loro, l’ho appreso dai tuoi racconti: ma l’altra sera...quando l’ho vista per la prima volta...per poco non mi prendeva un colpo!" L’anziano rise:
"Non prendermi in giro Alderic. La sua presenza non è proprio...normale per me." Il druido si sistemò sulla sedia:
"Non preoccuparti. Succedeva anche a me le prime volte. Bisogna farci l’abitudine. Sono esseri straordinari, dai quali si possono apprendere moltissime cose. Sanno essere molto gentili e comprensivi se vogliono. Ma anche dannatamente presuntuosi a volte. Tuttavia sono...come dire...troppo eterei per noi. Sembrano quasi spiriti...fate e folletti, come quelli che popolano i boschi."
"Io il popolo fatato non l’ho mai visto."
"Perché non hai occhi per vedere, razza di barbaro! E poi non si fanno vedere da quelli grandi e grossi come te." Niall sorrise divertito.
Non mi ha mai perdonato di aver abbandonato gli studi.
Ma poi divenne di nuovo serio:
"Ti ha detto cosa le è successo?" Alderic si versò altro sidro nel bicchiere e fece altrettanto con quello di Niall:
"In parte sì. E’ stata attaccata da una creatura senza corpo né forma. Un vento incredibile si è alzato intorno a lei e ha incominciato a turbinarle intorno attaccandola. Per difendersi ha usato parecchia magia. L’esplosione che hai visto, era lei che tentava di contrastare la sua forza." Niall bevve un lungo sorso e si mise a giocherellare con il bicchiere di argilla:
"Ha detto che era un Elementale." Niall alzò il capo stupito:
"Un Elementale? Qui?" Alderic annuì preoccupato:
"Ci sono stati forti movimenti nell’aria nei giorni precedenti. Non me li spiegavo. Ma ora sono convinto che ciò che le è successo sia stata solo la fine di qualcosa cominciato molto lontano da qui."
Alderic fece una pausa e continuò il suo discorso senza staccare gli occhi dal bicchiere ancora pieno:
"Potrebbe essere una messaggera o forse sta scappando. Oppure è una sopravvissuta."
"A cosa?"
"Non saprei: una guerra magari. Gli elfi non si spostano quasi mai da soli. Si muovono in piccoli gruppi o in carovane e vederne uno e per giunta femmina, girovagare solitaria è un evento raro."
Niall tacque pensieroso. Non sapeva che dire. Alderic bevve il suo sidro e si alzò da tavola:
"Comunque non c’è niente che possiamo fare al momento." Si voltò verso la loro comune amica:
"Lei ci spiegherà tutto, ne sono sicuro."
"Tu la conoscevi già vero?" domandò Niall ancora seduto. Alderic si voltò lentamente verso l’amico. Aveva l’aria stanca:
"No. Ma ho intuito da dove proviene. E conosco quei luoghi." Niall lo fissò ancora un attimo prima di distogliere lo sguardo. Sapeva che il vecchio non avrebbe aggiunto altro, ma quel silenzio era molto eloquente.
Chissà quale ricordo lontano gli è tornato alla mente. E’ passata tanta di quella vita davanti ai suoi occhi...
Niall si alzò e lo accompagnò alla porta. La notte era spazzata da un vento del sud che portava l’auspicio di un tempo migliore:
"Tornerò nei prossimi giorni per farle visita. Tu riposati e stalle vicino. E’ ancora molto debole."
"Non preoccuparti." Lo vide sparire nelle tenebre di una notte senza luna e se lo immaginò accompagnato da una miriadi di driadi e folletti mentre attraversava i boschi scuri.


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