Non seppe cosa fu a svegliarlo: forse un rumore lontano o uno spiffero d'aria...aprì gli occhi e vide la luce della notte illuminare lievemente la stanza, quel tanto che bastava per distinguere i contorni degli oggetti. Il silenzio era profondo perché anche il fuoco alle sue spalle si era ormai spento. Non mosse un muscolo: rimase avvolto nel suo giaciglio vicino al camino, godendosi il tepore di quella scomoda posizione. Il pavimento del suo rifugio non era comodo come il suo letto, ma nel suo letto c'era un essere che solo qualche giorno prima esisteva solo nella sua mente, e ora invece era reale.
Vide che aveva gli occhi aperti e guardava fuori dalla finestre.
Anche lei è sdraiata e immobile come me. Chissà a cosa pensa?
Quanto a lui, pensava troppo. La sua mente andava a mille e spesso le immagini erano sconnesse. Considerazioni e quesiti irrisolti, dubbi e previsioni inquietanti si succedevano a ritmo serrato mentre se ne rimaneva a guardare il profilo delicato di lei. Rimase a lungo così, senza rivolgerle la parola. E non perché non volesse...era solo che gli piaceva il silenzio e la quiete di quel momento. Era come se il tempo si fosse fermato e dovessero restare così all'infinito. Il passato e il futuro erano concetti senza senso perché esisteva solo il presente, quel momento preciso nello spazio che dal nulla nasceva e al nulla portava. Le parole avrebbero rotto l'incantesimo e lui non lo voleva.
Anche per lei doveva essere la stessa cosa perché se ne restava lì con gli occhi aperti ad osservare un punto invisibile nel vuoto. E sembrava remota...distante...
Poi, qualcosa si ruppe. Lo scricchiolio di un oggetto li ridestò entrambi e fu lui allora a parlare; piano, per non svegliare il resto dell'universo:
"Sei sveglia?" Lei girò il capo dalla sua parte e intravide la sagoma di lui che oscurava le ceneri del fuoco. Un raggio di luna le illuminò gli occhi irreali:
"Sì. E tu? Non riesci a dormire?"
"Già. Qualcosa mi ha svegliato." Lui cercò un argomento per continuare quella conversazione sussurrata:
"Come ti senti?"
"Molto meglio grazie. Alderic ha fatto un ottimo lavoro...e anche tu."
"Grazie." Lei sorrise piano e anche questo illuminò la luna. Lui ne rimase abbagliato per un istante e la sensazione di stare parlando con un essere non del tutto materiale l'assalì. Continuò a parlare per fugare ogni dubbio:
"Tu conosci Alderic?"
"No. Ma è un druido molto stimato tra la mia gente. E' saggio e sapiente. Dalle mie parti lo chiamano Alderic l'Umile perché non si è mai vantato delle sue capacità. E' una dote che noi apprezziamo molto."
Noi chi?
"E' un pozzo senza fondo ecco cos'è." ribattè Niall: "Stasera s'è fatto fuori mezzo cinghiale. E dire che non si direbbe, magrolino com'è!" Lei rise per un attimo, ma una fitta di dolore la costrinse a smettere. Lui si puntellò su un gomito:
"Non ti agitare. La ferita si potrebbe riaprire."
"Beh, tu non farmi ridere" rispose la giovane sorridendo. Lui contraccambiò il sorriso e si adagiò di nuovo tra le sue coperte:
"Senti, ti va di parlare di quello ch'è successo?" Lei non rispose subito, quasi avesse bisogno di pensarci su:
"No. Non è il momento. La notte non è propizia per certi argomenti. Domani." Lui non insistette.
Probabilmente ha ragione lei. Meglio la luce del sole.
Guardò fuori e vide che la notte era più buia che mai.
E' quella oscurità densa che precede l'aurora. La notte non è mai così nera come nelle ore prima del mattino.
Ruppe il silenzio un ultima volta prima di riaddormentarsi:
"Non mi hai detto il tuo nome." Lei si voltò nuovamente verso di lui:
"Kira. Mi chiamo Kira."
La sua storia la raccontò in una giornata di sole, seduta davanti alla baita insieme ai due uomini. La pioggia sembrava aver lasciato il posto a quel tepore autunnale che ancora fa sperare in mattinate e pomeriggi assolati. Era il colpo di coda dell'autunno, un ultimo tentativo di combattere il nuovo sovrano che si sarebbe insediato presto sul trono delle stagioni: l'inverno.
Alderic e Niall ascoltavano in silenzio e con attenzione, l'uno intagliando un pezzo di legno, l'altro fumando la pipa profumata. Lei era avvolta in una coperta verde scuro che la riparava dal venticello fresco e costante: parlava con molta tranquillità di eventi pericolosi dimostrando quel distacco tanto proverbiale degli elfi. Sembrava che nulla la toccasse e che stesse narrando avvenimenti capitati ad altri, a tal punto che i due si sentirono tranquillizzati e poterono concentrarsi sui fatti senza alcun coinvolgimento.
Kira conosceva l'emotività umana. Anche il suo popolo era così ma se voleva tenere nascosto un sentimento o uno stato d'animo vi riusciva benissimo. Gli umani no. Anche il più freddo di loro lasciava trasparire le proprie emozioni. Ma il più delle volte non ci provavano neanche. Erano come i piccoli elfi, quelli che non si dominano, i cui movimenti del cuore sono visibili a tutti. Suo padre una volta le disse che doveva avere pazienza con gli umani: erano dei fratelli minori, che dovevano essere guidati da chi aveva più esperienza e saggezza. E anche se per la maggior parte di loro, Kira provava indifferenza, le era capitato qualche volta, di sentirsi come una sorella nei loro confronti.
E adesso era lì, con i suoi fratellini ai quali stava raccontando la fiaba dell'orco cattivo:
"Leggo dai vostri volti inquieti che la mia presenza qui non vi da pace. Le domande inespresse sono tante ed è giusto che abbiate delle spiegazioni." Fece una pausa come se stesse ascoltando la brezza fresca proveniente da est:
"I Boschi Meridionali sono lontani da qui. Un territorio di alberi sempreverdi che si estende fino a che lo sguardo riesce ad abbracciarli. Provengo da un clan che abitava quei boschi. Alcuni mesi fa, un giovane elfo che aveva viaggiato nelle Piccole e Grandi Isole era tornato dai suoi pellegrinaggi con oggetti preziosi e storie meravigliose. Ma ebbe il tempo di raccontarci solo alcune di esse. Poco dopo il suo arrivo infatti, cadde malato con grande cordoglio del suo gruppo. Giorno dopo giorno l'elfo peggiorava, consumato da un male che né gli erboristi né i druidi erano in grado di comprendere. In breve non fu più in grado di alzarsi dal suo giaciglio e dopo pochi giorni morì." Fece una pausa: "Noi elfi non possiamo morire per cose simili: pestilenze e malattie ci sono sconosciute. Solo un profondo dolore o la morte violenta può fare cessare la nostra esistenza. Eppure quel giovane era deceduto." Il suo silenzio nel meriggio assolato sottolineò l'importanza e la gravità delle parole:
"Era dunque magia. Solo questo poteva spiegare la morte di Elyss. E qualunque magia fosse, si diffuse con estrema rapidità tra di noi. Il male era contagioso e altri si ammalarono per poi morire in breve tempo. Il consesso druidico si riunì e con l'aiuto di alcuni maghi presenti nei nostri clan riuscirono ad individuare al piaga invisibile che stava falciando la nostra gente. Era l'essenza maligna di un essere incorporeo che di certo era stato inviato da qualcuno. Non solo riuscimmo ad allontanarlo ma lo inseguimmo.
La vendetta è cara a noi elfi e niente può calmare la nostra sete se non la rivalsa. Sono partita con tre compagni due settimane or sono, e solo io sono giunta fin qui. E sarei insieme a loro, nelle stanze degli dei, se non fosse stato per il vostro aiuto."
Alderic parlò, continuando a intagliare la piccola figura nel legno:
"L'Elementale era dunque un'altra forma del nemico. Ma i druidi hanno scoperto chi è e perché vi ha lanciato una tale maledizione?"
"E' stato contattato sul Piano Astrale. E' sicuramente uno stregone, probabilmente anche chierico di qualche divinità. Ha affermato che Elyss gli ha rubato un libro e che esso è andato perduto in seguito al combattimento, avvenuto tra i due, per il possesso del tomo. La sua ira si è scatenata così, non solo sull'elfo, ma su tutta la nostra razza."
"E tu ritieni che la storia sia vera?"
"E' molto probabile. Elyss era molto attratto dalla magia. I suoi viaggi erano dovuti a quello: ad apprende nuovi incantesimi e approfondire le sue conoscenze. Purtroppo però era anche impulsivo e poco incline alla ragione e un simile fatto non sarebbe del tutto inverosimile." Alderic aggrottò la fronte, assorto in cupi pensieri.
Niall tirò una boccata dalla pipa: tutto quella "magia" non gli piaceva affatto. Kira si strinse nel suo mantello nonostante il calore del sole. Per un attimo si sentì sola, lontana mille mondi dalla sua gente, coinvolta in un compito più grande di lei che l'avrebbe schiacciata sotto al suo peso. Avrebbe dato oro per vedere una faccia elfica amica. Quel pomeriggio era tutt'altro che sereno:
"Non chiedo il vostro auto. Questa è una faccenda personale e molto pericolosa. Chiedo solo di darmi le provviste e le armi sufficienti per proseguire la cerca.
La voce dell'anziano druido era calma e profonda quando parlò fissando il volto dell'elfa:
"Ormai non è solo un problema tuo. Un tale nemico potrebbe rivelarsi deleterio per chiunque. Prima viene eliminato meglio è per tutti.
Si accomiatarono al tramonto, sotto un sole rosso fuoco che indorava le montagne. I picchi più alti erano ancora inondati di luci, mentre lì nella valle l'ombra del Hadras era già scesa e il freddo si stava facendo pungente. Niall pregò Alderic di restare per la cena ma questi rifiutò cortesemente, dicendo che si sarebbe messo in moto la sera stessa.
Fu così che per la prima volta Niall e Kira si sedettero alla stessa tavola. La giovane elfa si sentiva meglio e mangiò di gusto la zuppa d'orzo e avena preparata dal ranger. La sera calò dalla finestra e loro non se ne accorsero neppure, impegnati com'erano a definire il piano d'azione. Niall stesso si meravigliò della naturalezza con la quale trattava Kira. Evidentemente si stava abituando alla sua presenza e anzi ne era compiaciuto, viste le conoscenza della sua nuova amica riguardo al territorio e la natura in generale. Pochi suoi colleghi avrebbero analizzato meglio la situazione conversando così amabilmente.
Dopo cena si misero a sedere davanti al fuoco con l'ultimo bicchiere di sidro in mano. Lo scoppiettio della legna e il calore del camino erano piacevoli mentre fuori le tenebre avvolgevano un mondo freddo e ostile:
"Che cosa hai intenzione di fare?" domandò Kira. Niall sospirò:
"Vi aiuterò naturalmente. Non voglio che la mia gente ne abbia a soffrire in futuro per questa storia. Anche se ti confesso che tutta questa magia non mi piace affatto. Preferirei mille volte affrontare un orso bruno a mani nude." Kira pensò che, come tutti gli uomini d'azione, anche Niall aveva un pessimo rapporto con l'invisibile. Ma tacque per non ferire l'orgoglio del suo salvatore.
"Tu e Alderic avete un piano? Vi ho visto complottare prima che lui se ne andasse." Kira sorrise divertita. Le stava tornando il buon umore:
Sono davvero belli gli elfi quando ridono:
"Sì. Domani cercheremo un nuovo contatto con lo stregone sul Piano Astrale. Dobbiamo capire che direzione ha preso."
"Dunque anche tu pratichi l'arte druidica..."
"Sì, ma da meno tempo di Ald..." Kira s'interruppe. Niall era già scattato in piedi con la velocità di un gatto. Guardava fuori con le orecchie tese. Un rumore proveniente dall'esterno della baita l'aveva allarmato. Prese l'ascia accanto al fuoco e si avvicinò piano alla porta, ma Kira lo fermò:
"Non fargli del male, ti prego." Niall si voltò verso di lei:
"E' da quando sei qui che gironzola da queste parti. Lo conosci?" Kira chinò il capo guardandosi le mani:
"Gli ho salvato la vita. Ci siamo incontrati sul ghiacciaio dell'Org diverso tempo fa. Il suo branco stava attraversando il ghiacciaio per sfuggire ai cacciatori dei boschi sottostanti. La madre rimase indietro per via del piccolo e gli altri non l'aspettarono. Diede alla luce il cucciolo in mezzo al ghiaccio ma morì poco dopo. Lo trovai neanche svezzato che stava congelando, così lo presi con me. Ho cercato in tutti i modi di non farlo affezionare troppo, ma non ci sono mai riuscita del tutto."
Niall ripose l'ascia accanto alla finestra senza far rumore e rimase in piedi ad ascoltare il resto della storia:
"Per un lupo non è facile trovare un nuovo branco una volta perso il proprio. E per lui che non l'ha mai avuto è doppiamente difficile. E' un solitario. Gira nei boschi, specialmente di notte, e mi segue ovunque vada. Mi osserva da lontano, mi protegge. E' una specie di custode. Mi è capitato spesso di dormire all'aperto da sola o con alcuni compagni, e lui non mi ha mai abbandonato." Niall ripensò alla notte in cui la ritrovò.
Fu lui ad indicarmi la strada.
"Non fargli del male. E' solo preoccupato per me." Niall accennò ad un sorriso:
"Certo. Lo lascerò stare se vuoi."
E poi, perché no? Potrebbe tornarci utile in futuro.
Guardò verso Kira e incontrò i suoi occhi: ebbe la netta sensazione che l'elfa gli avesse letto nel pensiero.
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