Alderic arrivò la mattina stessa, abbastanza presto, mentre Kira stava sistemando le sue cose:
"Ti vedo in forma piccola" disse l'anziano druido entrando nella baita. Lei sorrise:
"Sì, anche se mi sento ancora un po' debole"
"E' normale. Bisogna avere pazienza, ma ormai il peggio è passato. Niall è partito?" disse versandosi un po' di latte che era rimasto nello scaldino di metallo:
"Sì. Credo che starà via tutta la giornata. E' andato al villaggio. Ha detto che doveva svolgere alcune faccende." Alderic annuì sorseggiando la bevanda appoggiato al tavolo. Kira s'inginocchiò per sistemare meglio il suo zaino:
"Sei pronta?" disse l'uomo:
"Sì. E poi non è la prima volta che lo faccio."
Alderic appoggiò la tazza sul tavolo:
"Meglio così. Dovremo essere più che prudenti." Kira si rialzò il piedi. Guardò per un attimo davanti a sé, oltre la finestra. La giornata era ottima, come quella precedente. I boschi sarebbero stati accoglienti:
"D'accordo. Andiamo allora."
Camminarono a lungo nel sottobosco. Le chiome degli alberi formavano un tetto verde sulle loro teste e i raggi del sole filtravano come lame ad illuminare una vegetazione fitta e rigogliosa. La pioggia dei giorni precedenti aveva riempito il luogo di umidità e adesso il terreno era molliccio e pieno di funghi. Ma l'odore delle piante e delle foglie penetrava nell'animo rimandandolo ad una sensazione di calma e pace interiore. I due proseguivano in silenzio cercando di fare meno rumore possibile. Non era difficile essere lievi e non lasciare tracce: per Kira era perfettamente normale, Alderic l'aveva imparato con un lungo addestramento. Nemmeno gli animali più dotati li avrebbero scovati e il lupo che li seguiva non toglieva loro gli occhi di dosso. Tuttavia, se avessero voluto davvero sparire alla sua vista, il druido e l'elfa sarebbero stati capaci anche di quello.
Man mano che penetravano nel bosco il terreno si faceva sempre più scosceso e il buio più fitto. Alderic sapeva dove stava andando e Kira lo seguiva fiduciosa. A distanza il lupo procedeva con loro. Rallentarono il passo perché la salita aumentava e il fiato si faceva corto, ma non fecero nessuna sosta. Quando arrivarono non era neanche metà mattina:
"Eccoci" disse Alderic. Kira si guardò intorno. Si trovavano in una radura semplice, piena d'erba e di luce. Il terreno era asciutto e il sole si stagliava caldo sopra le loro teste. Alderic ripose lo zaino ai piedi di un pino, mentre Kira apriva l'otre ricolma d'acqua. Bevve un lungo sorso e poi la porse ad Alderic. Mentre aspettava che lui finisse di bere si diede ancora un'occhiata intorno, ripensando ad un vecchio insegnamento di suo padre:
Il nemeton è un cerchio il cui centro è ovunque e la circonferenza in ogni luogo.
Allora era troppo piccola per capire un concetto così astratto, ma nella sua breve vita si era scontrata con quell'idea diverse volte. Serviva un luogo ipotetico, dai confini invisibili ma delimitati per attuale la magia. Il nemeton, il luogo sacro, non era un posto specifico: poteva essere dappertutto. In una città, in mezzo al mare, in un bosco...ovunque vi fossero parametri labili (eppure fissi) in cui dare vita all'energia primordiale:
"Sei pronta Kira?" Lei si voltò verso il druido annuendo. Si portarono al centro dello spazio vuoto e si sedettero uno di fronte all'altra. Si presero per mano e chiusero gli occhi. Rimasero in silenzio ad ascoltare tutti i suoni della foresta, i quali si amplificavano, divenendo sempre più netti e puliti. Il battito d'ali del passero si distingueva da quello dell'aquila lontana. Il fruscio della vipera tra le erbe era evidente come il grattare delle talpe sotto terra. Il volo di uno scoiattolo da un albero all'altro fu notato come lo schiudersi di un uovo di gufo. E ancora il ronzio delle vespe, il crescere dei fiori, il loro respiro sempre più tenue e leggero.
Una leggera forza cominciò a scorrere tra le loro braccia, come se fossero letti di torrenti. Un liquido invisibile iniziò a riempirli, a riempire il loro essere fino ad annullarlo e a diventare tutt'uno con esso. Davanti ai loro occhi si schiuse un mondo di colori, che prese il posto del buio nel quale erano prima immersi.
Kira aveva sempre la sensazione di respirare sott'acqua quando finiva sui Piani Astrali. Le cose che la circondavano cominciavano ad avere forme indistinte e colori differenti: erano bolle di sapone colorate che fluttuavano intorno a lei, poiché non percepiva più le cose come oggetti fatti di materia, bensì come nuclei di energia.
E' l'Energia Cosmica Kira, la Grande Verità.
Le sembrava di sentire la voce di suo padre:
L'Energia compenetra tutte le cose che ci sono nell'universo. Le plasma, le modifica a suo piacimento e tutto ciò che vediamo non è nient'altro che una Sua manifestazione. Anche noi siamo una forma di questa Energia in perenne movimento. Ma se vuoi vederla allo stato puro allora puoi farlo solo sui Piani Astrali. E' lì che essa si rivela senza maschere se non quelle del colore.
Muoversi sui Piani Astrali si era dimostrato tutt'altro che facile, perché non solo le cose assumevano un aspetto diverso, ma anche i pensieri, le idee, le emozioni prendevano forma. Per distinguere l'energia di un sentimento da quella di un fiore ci volevano anni di disciplina. E solo l'esperienza poteva far si che il proprio nucleo, il proprio centro restasse unito in quel oceano e non si disperdesse. Molti avevano intrapreso il viaggio per poi dissolversi in quel luccichio e in quei barlumi, senza fare più ritorno. La loro anima si perdeva, si liquefaceva, si fondeva con il resto dell'Energia e abbandonava il corpo e la materia. Si moriva.
Kira vide distintamente il pensiero di Alderic davanti a sé:
"Vieni, andiamo a cercare gli altri" e poi più in piccolo una forma che diceva:
"Ma stiamo vicini."
Poiché ogni essere, con la forza di volontà, è in grado di mutare l'energia, anche tu puoi assumere una forma fissa ogni volta. Così diventi riconoscibile agli altri viaggiatori astrali. Ed è più facile trovarti.
Avere una forma fissa significava la salvezza se qualcosa andava storto. Chiunque accorresse in soccorso di un individuo perduto, avrebbe saputo cosa cercare. Voleva dire essere rintracciabili da parte di amici...e di nemici.
Alderic riconobbe altri viaggiatori in quella sessione. Lanciò messaggi e comunicati brevi ma precisi. Kira fece altrettanto con alcune figure che riconosceva come amiche. Tuttavia il pericolo era grande e non restarono a lungo. Stavano quasi per andarsene quando una forma di pensiero li richiamò. Era una cosa oscura e dalla forma strana che si muoveva al limitare dell'orizzonte:
"Guarda Alderic!" Il druido si voltò di scatto:
"E' lui?" domandò:
"Sì. Seguiamolo" disse Kira lanciandosi verso la forma scura. Ma Alderic la trattenne:
"Aspetta. Non avviciniamoci troppo. Basta capire dove si sta dirigendo." I due guardarono sotto di loro e riconobbero le sagome nere delle montagne e un mare giallo al di là di esse: la pianura di Finn.
Quando ritornarono in forma umana erano parecchio frastornati. Restarono a lungo distesi sull'erba, spossati e affannati come dopo una grande corsa. Maneggiare la magia era tutt'altro che rilassante. Solo dopo qualche minuto trovarono la forza di parlare:
"Dunque sta scappando oltre il passo." disse Kira. Poteva ancora sentire la sensazione di olio viscido sulla pelle:
"Già. E a giudicare dalla lentezza con cui si muoveva è lì di persona." Kira annuì:
"Sì, quella non era una proiezione ma l'equivalente astrale del suo corpo. E' vicino Alderic. Molto vicino." E la sua voce era così fredda e spietata da fare accapponare la pelle al vecchio druido.
La sera si animò di un tramonto di fiamma. Niall vide il fumo provenire dalla sua capanna e seppe di essere a casa. Fuori c'erano alcuni abiti appesi ad asciugare e l'accetta della legna vicino alla porta. Niall entrò nell'antro caldo della baita e trovò Alderic intento ad armeggiare col fuoco. Un odore di carne ai ferri invadeva la stanza:
"Pensavo di trovare Kira" commentò togliendosi gli stivali. Il vecchio continuò a rosolare la carne:
"E' andata nel bosco a cercare il suo lupo." Niall alzò lo sguardo sorpreso e Alderic fece spallucce:
"Sono elfi, che ci vuoi fare..." Poco dopo la giovane tornò e cenarono insieme. O meglio, Niall pulì il piatto mentre gli altri due si limitarono a un po' di pane col sugo di cervo:
"Raccontaci com'è andata in città" lo incitò Alderic. Il ranger si mise a narrare tra un boccone e l'altro quello che aveva combinato, mentre il vecchio annuiva comprensivo. E dopo aver buttato giù tutto con un bel sorso di birra fu il suo turno di ascoltare:
"E voi che avete combinato?" Kira disse del loro breve viaggio extraterrestre senza scendere nei dettagli e cercando di essere più concisa possibile:
"Dobbiamo muoverci in fretta. Non abbiamo più molto tempo" commentò Alderic. Era un esplicito invito a partire l'indomani. Kira annuì: sembrava pronta ad andarsene anche subito e poco le importava di mettersi in cammino o restare. Tutti e due guardarono Niall che invece, era assorto e corrucciato. Ma quando parlò fu risoluto:
"E sia. Partiremo domani all'alba."
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