Niall si svegliò nel cuore della notte di soprassalto. Un incubo assurdo lo aveva turbato. Il viso era madido di sudore e lo sguardo ancora impaurito. Ci mise un attimo a rallentare il respiro ma la sensazione sgradevole del brutto sogno rimase. Guardò nel suo letto e vide che era vuoto. Kira non c'era. Per un attimo si allarmò, poi gli venne in mente quello che il vecchio druido gli aveva detto a proposito della trance elfica: probabilmente lei era uscita a prendere una boccata d'aria.
Anch'io, che diavolo ci faccio qui? Tanto non riesco a dormire!
Si alzò e si mise a sedere accanto alla finestra. La vide sullo spiazzo antistante il rifugio a pochi metri. Stava accarezzando il lupacchiotto argentato che il ranger conosceva bene ormai. Sembrava un agnellino accanto a quella figura fatata, un essere docile e buono:
Ma non vorrei mai incontrarmi da solo, con lui, nei boschi! Guarda che zanne.
Ed effettivamente erano lunghe ed affilate, luccicanti nel bagliore biancastro della luna. Un animale temibile che lei trattava con affetto e rispetto. Questo, e l'atmosfera incantata di quella notte autunnale, contribuirono a innalzare Kira al ruolo di essere soprannaturale nella mente dell'uomo che, tuttavia, continuava a sentirsi attratto da quella figura misteriosa e remota. La vide alzarsi e allontanarsi dall'animale che trottò via tranquillo verso il nero del bosco. Si rimise nel suo giaciglio accanto al fuoco mentre lei entrava senza far rumore. Lui non resistette a parlarle:
"Sembra davvero un cagnolino. Gli hai dato un nome?" lei sorrise. Non sembrava affatto sorpresa di trovarlo sveglio:
"No. I nomi si danno solo alle cose di proprietà: e lui non è mio." Kira si mise a sedere sul letto con la schiena alla parete. Incrociò le gambe e lo guardò sospirando:
"Allora? Come mai sveglio a quest'ora?" lui intrecciò le mani dietro la nuca e stirò le gambe, com'era solito fare quando si sdraiava sui prati:
"Non ho sonno."
"Sei preoccupato. E anche un po' teso. Non sai cosa esattamente ti aspetterà e hai brutti presentimenti." Niall la guardò da lontano. Come al solito, lei aveva capito alla perfezione:
"Tu mi spaventi. Tutti voi elfi siete così maledettamente arguti?" Lei rise piano, una risata cristallina come l'acqua dei ruscelli:
"Non lo so. Forse siete voi umani a non essere perspicaci." Niall lasciò che la risata aleggiasse ancora un po' nell'aria, continuando a fissarla. Kira sentì un brivido arrivare da dentro. Quell'uomo era come uno di quei guerrieri forti e selvaggi di cui narrano gli antichi canti del suo popolo: ma era anche gentile come un principe della sua razza e lei non aveva mai conosciuto un umano più desiderabile:
"C'è una vecchia ninna nanna che noi cantiamo ai nostri piccoli quando non riescono a riposare. Li aiuta a prendere concentrazione." E lei cominciò a cantare. La sua voce era quella della luna, bianca e pulita. Il suono dolce della lingua elfica si diffondeva nella mente di Niall portandovi benessere e tranquillità come un vento tiepido del sud. In breve i suoi occhi si chiusero di nuovo e il suo animo fu trasportato lontano, indietro nel tempo e, ancora bambino, si ritrovò a giocare su una spiaggia accanto al mare. E il canto proveniva dalle onde.
Kira lo guardò addormentarsi dall'isola del suo letto e quando fu sicura che lui dormisse cessò di cantare. Un ultimo pensiero le sfiorò la mente:
Sei tu a spaventare me
Il mattino seguente Alderic si presentò alla capanna puntuale. Sembrava in ottima forma benché fossero solo le sei del mattino. Il sole non era ancora sorto del tutto e l'aria era ghiacciata. Dopo un'abbondante colazione si misero gli zaini in spalla e cominciarono il loro cammino. La prima parte del viaggio si districò lungo un ampio sentiero in mezzo ai boschi: la via principale che portava al passo. La giornata si era presentata uggiosa fin da subito, ma le nubi erano alte e non sarebbe piovuto prima di sera. Procedettero di buon passo e senza intoppi per buona parte della giornata e, come previsto, verso il tramonto cominciò a scendere una pioggerellina sottile e fastidiosa. Ma ormai erano vicini alla loro prima sosta. C'era un albero assai vecchio poco distante dal sentiero che con le sue radici aveva creato una specie di riparo, abbastanza grande per tre persone. Era chiamato "la grotta" dai rangers, perché lo utilizzavano quando il maltempo li sorprendeva. Niall ci arrivò ad occhi chiusi:
"Ci accamperemo qui stanotte. Almeno staremo più asciutti." Kira e Alderic si raggomitolarono nel ventre dell'albero mentre Niall fece una breve ricognizione sotto la pioggia. L'odore del muschio e della terra inondava il bosco e i due druidi si godettero il tranquillo riposo in attesa del loro amico. Niall tornò poco dopo con un sacco in mano:
"E quello dove l'hai preso?" domandò Alderic:
"In un posto qua vicino. Ho chiesto a uno dei ragazzi di lasciarci qualcosa da mangiare sotto una pietra che usiamo come punto di riferimento." Il vecchio si dimostrò stupito e compiaciuto e Kira ringraziò. Il pasto fu frugale ma sostanzioso, a base di verdura e carne salata. Quello che non mangiarono lo misero nelle sacche e si prepararono per la notte. Kira si offrì di fare la guardia, visto che era quella che dormiva di meno:
"In più il lupo ci avviserà in caso di bisogno." Loro non lo vedevano, ma sapevano che si aggirava lì intorno. La notte passò senza problemi e poterono riprendere il cammino la mattina seguente. Benché tutti umidi e ammaccati ripresero la strada con passo spedito. Il fango era aumentato ed era scomodo camminare su un terreno così bagnato, ma almeno aveva smesso di piovere. Una nebbiolina intensa e costante li circondava rendendo il bosco quasi spettrale. Gocce di pioggia cadevano dagli alberi grondanti acqua dalle foglie scure. Procedettero in silenzio per un lungo tratto in salita cercando di risparmiare fiato (quel fiato che gli usciva caldo dalle bocche), ascoltando tutti i rumori della foresta. Era mezzogiorno passato quando Kira si bloccò in mezzo al sentiero:
"Aspettate!" I due uomini si voltarono:
"Guardate" disse la giovane indicando piccole orme per terra. Niall e Alderic si avvicinarono per osservare meglio:
"Sembrano orme di goblinoidi." Disse Alderic
"Già. Ce ne sono parecchie in giro" aggiunse Niall. Kira intanto si era spinta fuori dal sentiero nel sottobosco poco più in là:
"Alcune provengono da qua" commentò:
"Ci sono Goblin in questi posti, non è una novità" ribattè Niall: "Anche se..."
"Anche se?" lo incalzò Alderic:
"Anche se non ne ho mai viste così tante. Le squadre di Goblin si compongono di quattro, cinque elementi. Ma qui ci sono orme di almeno dieci individui."
"Due squadre?" propose l'anziano druido:
"Può essere. Ma non mi sorprenderei di trovarne altre lungo il cammino." I tre procedettero ben attenti a non far rumore lungo la via. Kira teneva le orecchie tese, mentre i due uomini continuavano a scrutare il suolo. Incontrarono altre tracce come previsto, alcune provenivano, altre s'inoltravano nel folto della vegetazione.
E ad un tratto accadde:
"Fermi!" ordinò Kira. I due la guardarono allarmati e si misero in ascolto. Fruscii tra i cespugli, e non era il vento. Non ebbero tempo di pensare perché un grido stridulo e acuto riecheggiò tutt'intorno e decine di piccole figure verdastre comparirono tra la vegetazione:
"Sugli alberi! Presto sugli alberi!" gridò Niall mentre si metteva a correre verso il primo tronco disponibile. Kira si stava già arrampicando ma Alderic era più lento. Sei piccoli lucertoloidi dalle gambe storte e dal ghigno satanico lo circondarono:
"Alderic muoviti!" gli urlò Niall, ma lui fece il contrario. Si fermò e alzò le mani borbottando frasi incomprensibili. Gli esseri squamosi e butterati si avventarono su di lui a piccoli passi, ma appena Alderic abbassò le braccia una forza invisibile li respinse lontano decine di metri, come l'onda d'urto di un'esplosione inesistente. I piccoli frastornati furono presi d'assalto dalle frecce di Kira e Niall che, nel frattempo, avevano trovato una buona postazione per tirare. E mentre queste sibilavano nell'aria andando a segno, il druido ebbe il tempo di mettersi in salvo su una vecchia quercia:
"Sto iniziando a prenderci gusto" disse Kira mentre vedeva i goblin cadere uno ad uno sotto i suoi tiri infallibili:
"Anch'io" le gridò di rimando Niall dalla parte opposta del sentiero. Nel giro di qualche minuto era tutto terminato. Decine di corpi trafitti da frecce restarono disseminati sul terreno mentre il bosco era immobile in un silenzio irreale. Nel momento stesso in cui Kira riconobbe la sagoma del lupo più avanti lungo il sentiero, gli uccellini ripresero a cantare. Tutti tirarono un sospiro di sollievo. Scesero dagli alberi circospetti e ancora armati ma Kira li rassicurò:
"Per ora è finita. Gli animali sono tornati a lanciare i loro richiami."
"Già, ma sarà meglio tenere gli occhi aperti" ribattè il ranger. Alderic si pulì i pantaloni e controllò che fosse tutto apposto. Kira guardò nella direzione in cui aveva visto il lupo al limitare del bosco. Era sparito.
Procedettero cauti e circospetti per il resto della giornata. Verso sera la luce stranamente aumentò invece di diminuire e i tre capirono così di essere arrivati al limitare del bosco. Davanti a loro si estendevano le pendici pietrose della montagna. Più in alto, i bastione dell'Hadras si ergevano imponenti con picchi innevati, e con nubi cupe e minacciose:
"Vado a dare un'occhiata più avanti, lungo il sentiero. Girata quella curva si vede l'Hadras Muir" disse Niall
"Non mi sembra una buona idea" ribattè l'elfa: "Se qualcuno ti attacca sarai solo."
"Farò presto. E poi credo che il tuo amico mi avviserà in tempo" ribatté lui guardando in alto il lupo che li osservava dalla distanza.
Kira e Alderic prepararono il campo al limitare del bosco mentre Niall si dirigeva lungo la strada maestra. Avevano fatto parecchia strada e più di mille metri di dislivello dalla capanna. Il bosco impediva loro di valutare la pendenza ma sapevano di essere saliti parecchio. L'aria era frizzante e più oltre non c'era vegetazione, tranne qualche cespuglio e albero solitario. Videro chiaramente la sagoma di Niall diventare sempre più piccola e poi perdersi dietro ad una curva:
"Domani saremo terribilmente visibili. Se qualcuno volesse attaccarci non potrebbe scegliere posto migliore" commentò Alderic:
"E di là sarà ancora peggio visto che non ci sono boschi, ma solo pianura."
"Sì, ma allora saremo noi ad essere sul passo e i nemici più sotto. Passato l'Hadras Muir sarà tutto più facile" Kira non rispose ma una strana sensazione l'assalì:
"Tuttavia dovremo stare attenti." Alderic la guardò preoccupato:
"Hai un presagio piccola?"
"Non proprio. Non so...forse è solo fame. Prepariamo la cena" I due si misero ad armeggiare con il loro equipaggiamento e quando Niall tornò trovò un fuoco caldo ad accoglierlo:
"Il sentiero è ripido ma visibile. Sul passo c'è già neve." disse togliendosi la faretra dalle spalle.
"Potrebbe essere un problema." Alderic addentò un po' di carne secca e ne offrì altrettanta al ranger che si stava accomodando accanto a lui:
"Ci penseremo quando sarà il momento. Vediamo di passare la notte tranquilli." Stabilirono i turni di guardia e finirono il pasto con tutta tranquillità. L'aria si era fatta più fredda e la stanchezza arrivò loro addosso tutta d'un colpo. Kira entrò subito in meditazione mentre Niall faceva la prima guardia. Quando si riebbe il ranger stava cercando di tenere viva almeno un minimo di fiamma:
"Non è successo niente, ma tu tieni aperte le orecchie. Non mi fido di questo posto." Kira non rispose troppo assorta su quello che stava per fare. Aspettò che Niall si addormentasse per agire, e a dir la verità, non dovette attendere a lungo. Si alzò senza far rumore e si allontanò leggermente dal campo. Si mosse tra gli alberi con passo leggero e senza lasciare tracce. Le chiome sembravano chinarsi al suo passaggio in segno di saluto e alcuni cespugli ritrarsi al suo passaggio. Un gufo lanciò il suo richiamo vedendola arrivare da lontano, e un gruppo di grilli gli rispose. Nella sua mente l'energia degli esseri viventi prese forma come una serie di linguaggi differenti e più o meno comprensibili, cosicché lei poté entrare in comunicazione con l'anima del bosco. Percepì calma e tranquillità, ma anche la scia del male che aveva visitato quei luoghi. Seppe che qualcosa di empio aveva soggiornato in quelle zone e non erano soltanto goblin.
Tornò indietro verso il campo e smosse le ceneri ormai quasi estinte. Niall e Alderic erano avvolti nelle loro coperte ma sembravano comunque avere freddo. Kira fece un gesto con la mano in direzione del falò e mentalmente pronunciò la parola elfica per richiamare gli spiriti del fuoco. Subito la fiamma si ravvivò e prese a crepitare riscaldando i suoi compagni.
La luna era ancora alta quando si decise a dare un'occhiata oltre il limitare degli alberi. Il cielo era limpido e inondato di luce argentea. La falce era calante ma ancora abbastanza forte da illuminare il territorio.
La bastionata dell'Hadras era immensa e imponente. I suoi picchi erano perennemente innevati e la sua roccia nera tutt'altro che invitante. I ghiaioni che invadevano il pendio erano formati da grossi massi sbriciolatisi nel corso dei millenni e sarebbe stata dura camminare su quel terreno. La neve in cima, poi, avrebbe rallentato la marcia. Almeno che...
Kira si voltò a guardare il campo. Tutto sembrava quieto e poi se ci fosse stato qualcosa gli alberi e gli animali l'avrebbero avvertita. Tuttavia non osò proseguire lungo il sentiero. Il lupo lanciò un monito il lontananza e un altro rispose.
Stai attento. Ci sono altri branchi in giro. E all'ululato del capo branco il lupo di Kira non rispose. Lei lo vide muoversi veloce sui ghiaioni, mentre si dirigeva verso il passo. Decise di tornare indietro e starsene un po' accanto al fuoco. Iniziava a sentire freddo anche lei.
"Per tutti gli dei! Non me lo ricordavo così faticoso questo sentiero" disse tra sé Alderic mentre si fermava per una breve sosta sul ghiaione. La salita si era fatta ripida e il terreno sempre più infido. Per un passo in avanti se ne faceva uno indietro e avanzare su quella roccia era quanto mai impegnativo. Era una giornata pessima. Nuvole basse celavano la vallata del Rhys alla vista e il cielo bianco e compatto non faceva sperare niente di buono. Un vento sottile ma pungente li accompagnava senza sosta e tutto intorno a loro sembrava minacciare tempesta. Ma per il momento non era sceso un fiocco di neve.
Appena sorto il sole si erano messi in marcia, il ché aveva fatto piacere ad Alderic perché se c'era una cosa che odiava era il freddo di prima mattina. Appena cominciò la salita non ebbe più modo di lamentarsi e ora sbuffava e sudava come un orso. Davanti a lui Niall continuava a salire con passo lento ma costante. Curvo e silenzioso era concentrato sulla sua fatica e sulla meta:
"Niall aspetta" lo chiamò Alderic. Nel voltarsi indietro aveva visto Kira distanziata di molto rispetto a loro. Sembrava fare molta fatica e non riusciva a mantenere il passo dei due uomini.
E' strano per un elfo avere una camminata così pesante. Forse è ancora debilitata.
Mentre formulava quel pensiero Niall lo raggiunse:
"Come mai ci mette tanto?"
"E' probabile che sia ancora debole per affrontare queste intemperie." Il ranger la guardò camminare con fatica sotto il suo zaino e si accigliò preoccupato:
"Non possiamo permetterci di rallentare. Dobbiamo essere dall'altra parte del passo entro questa sera altrimenti rischiamo di passare la notte qui." Alderic annuì pensieroso. Un tuono cupo e lontano fece sentire la propria presenza minacciosa e Niall si mise ad imprecare, arrabbiato con tutto e con tutti:
"Dannazione! Anche il temporale adesso" disse a voce bassa ad Alderic. Kira intanto li aveva raggiunti, più pallida che mai e ansimando. Niall le fu accanto in un attimo:
"Che ti succede? Non mi dire che non riesci a salire questa rampa!" disse in tono scherzoso, cercando di tirare su la giovane e anche se stesso. Ma lei ebbe appena la forza per raccogliere il fiato e mormorargli:
"La ferita. Mi fa molto male." Fu la volta di Alderic ad accigliarsi. La fece sedere subito e le esaminò il fianco destro. Una chiazza bluastra circondava il taglio suturato e al solo sfiorarlo la giovane elfa scattò di dolore:
"Non è normale. Stava benissimo fino a questa mattina." Alderic non avrebbe mai voluto esprimere quel pensiero a voce alta ma ormai era troppo tardi:
"Che vuoi dire?" chiese Niall allarmato:
"Voglio dire che un livido del genere non viene fuori da solo." Il tuono sottolineò gli infausti presagi del vecchio: solo, questa volta, era molto più vicino. Niall si ritrovò a osservare impotente, mentre una voce nella sua testa gli ripeteva:
Magia magia magia.
"C'è solo una cosa che puoi fare Kira. Te la senti di provare." Lei annuì mentre sorseggiava un po' d'acqua dalla sua borraccia:
"Dammi solo un momento."
"Bene." Niall spostava lo sguardo da uno all'altro senza capire:
"Fare cosa? Ragazzi non abbiamo tempo da perdere!"
"Lo so Niall" rispose il druido leggermente spazientito: "Abbi fiducia. Anzi, meglio. Inizia ad incamminarti." Niall lo guardò sorpreso:
"Che? Ma dico sei diventato matto? Dobbiamo restare uniti."
"Non ti sto dicendo di mollarci qui stupido idiota. Ti sto dicendo di precederci!" I due uomini si guardarono a lungo in un atteggiamento di sfida come due cervi nella stagione degli amori.
Stessa cocciutaggine, stesso modo di fare.
Alla fine il ranger cedette e s'incamminò protestando.
"Aah ci rinuncio. Valli a capire i druidi..." E rimuginò così per altri venti minuti buoni mentre il cielo si ingrossava di nubi e il vento aumentava di intensità. Si ritrovò a pensare a quello che aveva appena detto Alderic. Non era normale. La ferita di Kira, la tempesta imminente...strane coincidenze.
Nevicherà. Spero solo che per allora saremo dall'altra parte del passo.
La sua camminata sicura e regolare lo portava a concentrarsi sulla strada davanti a sé cercando di non pensare al resto. Ma non ci riuscì...perché passi più pesanti dei suoi lo stavano raggiungendo. Si voltò per guardare l'essere che si stava avvicinando e per poco non gli venne un accidente. Un orso bruno adulto dal manto folto e cupo si muoveva senza esitazione verso di lui. Niall rimase letteralmente impalato dallo stupore e dalla paura: non tanto per l'orso, di orsi ne aveva visti tanti e sapeva come trattarli, quanto per quello che c'era sulle sue spalle:
"Accidenti Alderic! Che diamine significa tutto questo?" urlò in direzione dell'anziano druido appollaiato sulla schiena dell'orso. Lui si limitò a sogghignare compiaciuto:
"Niente che tu non possa capire zuccone!" Arrivato vicino a Niall l'orso si fermò e cominciò ad annusarlo come se fosse un pezzo di miele prelibato. Il ranger non osò muovere un muscolo e tanto meno osò respirare. Sperò solo che quell'esame finisse presto. Il suo desiderio fu esaudito perché l'animale fece un passo indietro e si accucciò al suolo. Alderic scese e sistemò meglio il suo equipaggiamento sulla schiena dell'orso che se ne stava tranquillo come un cagnolino:
"E' uno dei tuoi incantesimi vecchio, lo so. Non ho mai visto un animale più docile di questo":
"Non è mio."
"Ah no? E allora di chi è? E poi dov'è Kira?" Alderic si voltò verso di lui e lo guardò nel profondo degli occhi con uno sguardo che sembrava scivolargli direttamente nell'anima. Stava scrutando dentro al giovane per capire qualcosa, sembrava stesse cercando di leggere nella sua mente. Alla fine distolse lo sguardo con un lieve sorriso sulle labbra e s'incamminò davanti a lui:
"Metti la tua roba sull'orso. La porterà per te." Niall guardò l'animale che lo fronteggiava per un lungo attimo e poi fece come gli aveva detto Alderic, e senza dire una parola seguì il druido con passo spedito per recuperare il tempo perduto.
Il resto del tempo lo trascorsero chiusi ognuno nei propri pensieri, sollevando lo sguardo solo quando i tuoni si facevano udire.
A metà mattina arrivarono a calpestare la prima neve e nel pomeriggio si trovarono ad affondare nella coltre bianca. Alderic imprecò quando il vento si alzò e piccoli fiocchi cominciarono a schiaffeggiargli il volto. Niall abbassò ancora di più il capo per fendere le raffiche domandandosi se sarebbero stati in grado di affrontare una tempesta.
In grado o no, temo che dovremo farlo comunque.
Non consumarono il pasto di metà giornata, ben consapevoli del fatto che ogni minuto sprecato era foriero di pericolo. L'unico che non sembrava risentire del freddo e del vento era l'orso, perfettamente a suo agio in quel clima quasi proibitivo. Sulla cresta del passo la neve veniva spazzata via come polvere di zucchero. Ben presto i fiocchi si intensificarono e divennero una sottile cortina davanti ai loro occhi a tal punto che vedere era quasi impossibile. Sulle ciglia e sulla barba dei due uomini il ghiaccio aveva già attecchito. Solo il pelo dell'orso restava relativamente scuro ma molto ispido. Alderic si fermò e aspettò che Niall fosse a portata di voce:
"Credo sia meglio fermarci dietro quelle rocce laggiù, appena sotto il passo" e indicò una serie di asperità in parte innevate in parte ancora scure poco distanti. Ma Niall fece un cenno di diniego con la testa:
"No" gli urlò di rimando per farsi sentire meglio:
"E' meglio continuare. Sotto il passo c'è una grotta dove potremo ripararci e restare per la notte. Fidati, è meglio andare nell'altra vallata. Alderic notò la direzione del vento. Se fossero andati dall'altra parte sarebbe stato molto più riparato.
Anche se il vento può sempre cambiare. Soprattutto quando viene comandato pensò.
Annuì e lasciò che il giovane ranger facesse strada mentre dietro di lui l'orso procedeva con il suo respiro caldo e affannoso. Ogni singolo passo era una lotta contro la tempesta e la forza di gravità. Una folata più potente delle altre avrebbe potuto spazzarli via e si muovevano così con estrema lentezza, utilizzando tutte le loro forze per restare in piedi. Arrivati in prossimità del valico il sole era quasi scomparso in quell'uniformità bianca e fredda che li stava ferendo con i suoi artigli di ghiaccio. Niall barcollò per una folata improvvisa:
"Aspetta Niall!" gli gridò Alderic da dietro, ma le sue parole non furono udite. Il ranger proseguì nella tormenta fino quasi a scomparire alla vista. Alderic fece un cenno all'orso e cercò di avvicinarsi all'amico il più possibile. Lo raggiunse prima che scomparisse dietro un velo di nebbia.
L'orso si mise in coda in modo da ripararli dalle raffiche e dalla neve. Erano sul passo ora, e non si vedeva nulla. La tempesta e la nebbia impedivano di capire la direzione. Se l'avessero sbagliata sarebbero precipitati per centinaia di metri. Anche la strada dietro di loro era invisibile. Non potevano andare né avanti né indietro, erano semplicemente bloccati in mezzo al nulla.
Se restiamo fermi congeleremo. Dobbiamo muoverci disse tra sé il ranger.
Ma non potevano determinare la loro posizione in alcun modo. L'orso barrì impotente. Niall e Alderic continuarono a guardarsi intorno senza muovere un passo. L'Hadras Muir li teneva in una empasse dalla quale sembrava impossibile sbloccarsi.
All'improvviso una raffica più potente delle altre spostò un'onda fatta di neve e nubi, e davanti ai loro occhi si aprì un breve squarcio che durò il tempo di un attimo: ma fu sufficiente a tutti e tre per vedere un lupo dal manto imbiancato e dagli occhi più azzurri, che sembrava attenderli. Le nubi lo celarono di nuovo alla vista ma ormai i tre non avevano dubbi sul significato di quella visione. Seguirono quella direzione restando vicino all'orso per sorreggersi e proteggersi dalla neve gelata che li assaliva.
Non fu necessario camminare molto perché la tempesta si placasse leggermente. Appena sotto il passo infatti, il vento ululò con meno fragore e la neve scese copiosa ma non più gelata. Tuttavia le nubi e il freddo erano ancora intensi e impedivano loro di muoversi con facilità. Il percorso in discesa si dimostrò tutt'altro che una passeggiata, anche perché il sole stava per tramontare e la luce diventava sempre più flebile. Tuttavia più scendevano e meno impetuosa si faceva la tempesta. Quando arrivarono all'imbocco dei canaloni, la neve scendeva rada e dolcemente senza il minimo accenno della potenza con la quale si erano scatenata solo qualche ora prima. Prima di affrontare i ripidi canali che li avrebbero portati alla pianura sottostante, incontrarono la grotta di cui parlava Niall. Era ampia ed offriva un ottimo riparo per i viandanti. Doveva essere frequentata, perché trovarono della legna da ardere sul fondo e non tardarono un attimo ad accendere il fuoco.
L'orso rimase fuori a guardarli armeggiare con esca e acciarino: Alderic cercava di creare la fiamma mentre Niall gli dava una mano a sistemare la legna. Entrambi gli davano le spalle, intenti al loro lavoro:
"Mi sembra che abbia attecchito" disse Niall:
"Sì, aggiungici un po' di legna." Rimasero un attimo a vedere le fiamme crepitare tendendo le mani verso l'improvvisato falò:
"Forse è meglio se mi date una mano con questi affari" disse una voce dietro di loro. Si voltarono all'unisono giusto per vedere Kira sulla soglia che cercava di trascinare dentro gli zaini degli amici. Niall si alzò prontamente per aiutarla:
"Aspetta, ti aiuto io" Lei ringraziò e si avvicinò al fuoco:
"Come ti senti?" chiese Alderic:
"Stanca. Ma la ferita duole meno."
"Bene. E' un ottimo segno" Niall continuò a muoversi per sistemare le sue cose e quelle dei suoi compagni. Non voleva pensare al significato di tutto ciò. Fuori il buio era quasi totale e la luna in cielo non era visibile. Estrassero la carne essiccata e il pane che si erano portati dietro e si misero a mangiare il misero pasto:
"Non mi sembra una ricompensa adatta per tutta la fatica che abbiamo fatto" obiettò Niall. Alderic grugnì per dire che era d'accordo con lui.
Quasi subito dopo la parca cena Kira si scostò dal fuoco con una delle sue coperte per andare ad appoggiarsi ad una delle umide pareti della caverna. Fuori scendeva ancora qualche fiocco di neve e il fuoco crepitante era quanto mai piacevole. Si perdette quasi subito nelle volute e nelle spirali create dalle fiamme, e lasciò indugiare lo sguardo sulle salamandre gongolanti vicino ai ceppi. Raggiunse così quelle terre del sogno che solo gli elfi conoscono, in uno stato che non era né sonno, né veglia.
Anche i due uomini lasciarono vagare lo sguardo spento e stanco sul falò che li riscaldava. Fu Niall a cominciare:
"D'accordo Alderic. Sono stanco ma voglio risolvere questa faccenda prima di addormentarmi. Tu capisci che non possiamo avere segreti tra di noi. In questa terra di nessuno dobbiamo restare uniti e sapere a cosa andiamo incontro: perché se accadrà qualcosa non arriverà la cavalleria a salvarci. Io devo sapere cosa sta succedendo."
Alderic non rispose subito, concedendosi un attimo per trovare le parole giuste:
"Certo amico mio. E' un tuo diritto." cominciò:
"La tempesta di oggi potrebbe essere stata del tutto casuale. Sarebbe un evento tutt'altro che straordinario in questo periodo. Ma ho sentito delle voci nell'aria...voci che certo tu non hai percepito. C'era qualcosa di malefico in quella bufera, in quella sua ostinazione e forza. Forse non te ne sei accorto, ma quando quello squarcio si è aperto e ci ha permesso di vedere il lupo ho notato che intorno a noi, poco più in là, semplicemente nevicava. Non una bava di vento muoveva la neve sulle creste dell'Hadras, solo sul passo. Di certo però, avrai notato come questa tempesta sia cessata repentinamente. Appena raggiunta questa parte del passo il tempo è mutato. Ti pare possibile una cosa del genere? A me puzza di..."
La parola non la disse aspettando che fosse l'amico a pronunciarla. Ma questi non lo fece. Alderic sapeva che Niall era coraggioso; ma il suo era un coraggio diverso da quello richiesto ai maghi e ai druidi. Forse era quello il motivo (tra i tanti) che aveva spinto il giovane ad abbandonare gli studi anni prima: aveva paura della magia, dell'invisibile. Il suo istinto gli diceva che il suo ex alunno non sarebbe mai stato in grado di gestire ciò che non poteva essere visto, toccato. E così, i suoi rimpianti per aver perso un ottimo discepolo, cessarono:
"Lo so che ti spaventano queste cose Niall ma purtroppo abbiamo a che fare con un nemico che si cela alla nostra vista e usa l'Antica Arte e l'Arcano Sapere per i suoi scopi. Ma anche noi abbiamo Arte e Sapere dalla nostra. Ti ho visto turbato per la trasformazione di Kira e non ti biasimo per questo: chiunque ne sarebbe stato sconvolto. Ma era l'unica cosa che potesse fare. Una grande ferita per un elfo è una piccola ferita per un orso. La costituzione robusta e la forza fisica fanno di quell'animale l'essere più adatto per sopravvivere in casi come questi. E poi hai visto anche tu come ci ha protetti dalla furia della tempesta, per non parlare del trasporto dei bagagli. E' stata la scelta più saggia anche se non facile da accettare per uno come te."
Fece una lunga pausa per dare modo al giovane ranger di assimilare le sue parole e farle proprie, cosa che richiese un certo tempo e diede modo ad Alderic di ponderare a sua volta. Alla fine Niall alzò lo sguardo per puntarlo su Kira, immersa nella penombra immobile. Alderic osservò il suo compagno e vide uno sguardo determinato e privo di espressione nei suoi occhi. Uno sguardo da guerriero pronto alla battaglia:
"Sbagli a dire che sono spaventato dall'Arte e dal Sapere. Dimentichi che sono stato tuo allievo anche se per un breve periodo, ma ciò che mi hai insegnato allora non l'ho mai scordato. Esistono cose che non comprendo a fondo è vero, e che mi turbano perché non posso controllarle. Prendi la ferita di Kira oggi. Quella è stata...è stata...magia lo so. E come poter fare fronte ad una cosa del genere? Io sono impotente davanti a certe armi e questo non mi piace: non piace a nessuno. Tuttavia so anche che non è l'Arte in sé stessa ad essere buona o malvagia, ma solo coloro che la usano. Quindi vecchio mio, usate pure le vostre armi. E io userò le mie quando sarà il momento." E così dicendo sfoggiò un sorriso feroce in direzione dell'anziano druido che lo ricambiò con un più mite piegarsi delle labbra.
Un'alleanza era stata sancita.
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