La pianura di Finn si estendeva a perdita d'occhio ai piedi dell'Hadras. Era una massa indistinta di erba giallognola e alta fino alle ginocchia che sembrava essere senza fine. Nelle mattine e nelle sere di autunno la nebbia l'avvolgeva e i venti la spazzavano indisturbati in qualsiasi stagione. Il cielo sembrava sul punto di cadere tanto era basso sull'orizzonte, ma nelle giornate estive e assolate era come un immenso tetto azzurro e la volta celeste un luogo infinito dove perdersi.
Quel territorio era sotto la giurisdizione di Re Finn e dei suoi uomini, ma di fatto solo una piccola porzione era controllata. Le strade maestre delineavano una specie di confine al di là del quale cominciava quella terra di nessuno che ora i tre compagni stavano percorrendo. Oltrepassato il crocicchio di Ravencross che univa le due vie principali, cominciava il regno vero e proprio. Lì avrebbero incontrato villaggi, fattorie, campi coltivati che si estendevano quasi fino alle porte della capitale, Aràs.
Ma davanti a loro c'era solamente un orizzonte indistinto, perso nella foschia. Kira procedeva per prima dato che aveva una vista più acuta dei due uomini e le sue condizioni sembravano migliorare man mano che si allontanavano dalle montagne: Alderic la seguiva senza parlare, sprofondato in oscure meditazioni ma con le orecchie ben aperte per percepire ogni minimo rumore. Chiudeva la fila Niall che si guardava continuamente alle spalle. Un puntino grigio sempre visibile li affiancava da lontano e nessuno dei tre fece fatica a capire chi era:
"Quel lupo ci ha salvato la vita ieri" disse Alderic a Kira mentre guardava nella direzione dell'animale:
"E non è stata la prima volta per me. Ho più di un motivo per essergli grata." Proseguirono nella marcia sotto un cielo plumbeo e minaccioso. Un vento del nord particolarmente insidioso li obbligava a tenere la testa bassa per procedere. Kira si domandò inquieta dove avrebbero passato la notte visto che non c'erano rilievi o boschetti dove ripararsi. Anche se si sentiva meglio fisicamente la sua preoccupazione cresceva: erano molto esposti e chiunque avrebbe potuto scorgere la loro presenza e attaccarli. L'unica cosa positiva era che loro potevano fare altrettanto.
Ma se il nemico è numericamente superiore...
Tuttavia i suoi timori sembrarono infondati, in quanto niente e nessuno si fece vivo per tutta quella prima giornata di viaggio nelle pianure. Accesero il fuoco serale sotto un tramonto freddo e alieno. Il sole, rosso sull'orizzonte, calò tra strati di nebbiolina grigiastra che diffondevano una luce irreale e malsana. Il loro piccolo e quanto mai precario falò era l'unica cosa che sembrava rendere tangibile la realtà che li circondava, e loro vi si strinsero intorno, naufraghi in un mare di erba. La cena fu frugale ma piena di chiacchiere. Parlare era un altro modo per restare vincolati alla terra e al mondo circostante. Con l'oscurità la nebbia si era alzata, e le stelle erano sempre più lontane, remote in uno spazio che loro non riuscivano a raggiungere. Predisposero i turni di guardia e prepararono i giacigli per la notte che trascorse umida e piena di vento.
L'alba non li sorprese ancora a dormire, perché il terreno era duro e troppo scomodo per indugiare nelle coperte:
"Grazie per aver tenuto acceso il fuoco Kira" disse Alderic stiracchiandosi:
"Non c'è di che." Mangiarono un po' di frutta secca e bevvero acqua dalle loro otri prima di rimettersi in marcia:
"Dobbiamo raggiungere le strade maestre in breve tempo, o le provviste finiranno" osservò Niall. Risistemarono gli zaini, se li misero sulle spalle e procedettero su quel piano infinito. Un'altra giornata passò come la precedente e poi un'altra ancora, ma delle strade maestre neanche l'ombra:
"Non riesco a scorgere nulla con questa dannata nebbia" disse Kira:
"Possibile che ci siamo perduti?" domandò Niall:
"No, la direzione è giusta, ma non so quanto manchi" rispose Alderic guardando un barlume di sole subito coperto da nubi scure. La catena dell'Hadras era un'ombra lontana ormai, e solo l'erba alta delimitava la linea dell'orizzonte. I tre si sentirono sfiniti e affranti dispersi com'erano in quella vastità monotona e senza colore: anche il lupo si era avvicinato di più al gruppo. Benché non stesse con loro, ora lo si poteva scorgere chiaramente e in alcuni momenti, li affiancava quasi.
Fu nel pomeriggio del terzo giorno che furono attaccati. Camminavano con passo regolare verso sud quando Niall, che chiudeva la fila, si voltò a scrutare dietro di sé. Una chiazza nera in cielo si stava delineando facendosi strada sempre più vicina. All'inizio non capì e gli ci volle un attimo di troppo per lanciare l'allarme:
"Ehi, che diamine è quell'affare?" Alderic e Kira si voltarono. La giovane rimase incredula:
"Sono uccelli. E' uno stormo di corvi! Oh dei, ma sono enormi!" I due uomini ancora non vedevano ciò che Kira descriveva ma il tono della voce fu sufficiente ad allarmarli. Istintivamente si guardarono intorno, ma non c'era neanche l'ombra di un riparo. Consapevoli che fuggire non sarebbe servito, presero le armi in pugno, si misero spalla contro spalla mentre anche il lupo si avvicinava.
La massa nera si fece sempre più distinta mentre la forma dei corvi diveniva visibile agli occhi di tutti. Una voce si fece strada nell'animo di Niall:
Non ce la faremo. Moriremo tutti.
E una calma che non aveva mai conosciuto prima avvolse il suo animo. L'inevitabilità del fato ebbe il potere di rasserenarlo e si ritrovò pronto e concentrato per accogliere la morte tra le sue braccia. Le voci di Kira e Alderic si misero a cantilenare all'unisono parole incomprensibili per lui, mentre ormai gli uccelli erano a portata di tiro: l'arco era talmente teso che la corda si sarebbe spezzata presto se non avesse tirato. La freccia partì e la vide disegnare un lungo semicerchio prima di conficcarsi nel fianco di uno dei corvi, il quale precipitò giù con un lungo stridio. Il gracchiare stava diventando insopportabile e minaccioso, ma lui non ebbe il tempo di pensarci. Una coltre biancastra li avvolse mentre i volatili intorno a loro si cozzavano disorientati. Niall gettò a terra l'arco ed estrasse la spada, iniziando a menare fendenti e colpire qualsiasi oggetto nerastro gli si parasse davanti. Al suo fianco Kira e Alderic facevano altrettanto, mentre il lupo azzannava e ringhiava:
"Quanto durerà questa stregoneria?" domandò Niall ad Alderic. L'uomo gridò per farsi sentire sopra il frastuono degli uccelli:
"Quanto basterà."
Giurò che a volte lo ammazzerei!
Il ranger non poté evitare quel pensiero mentre cercava una soluzione per uscire da quel vicolo cieco. I corvi aumentarono di numero e ben presto si trovarono circondati dai loro artigli e dai becchi appuntiti. Graffi, lacerazioni, e ferite varie non gli impedirono di continuare a difendersi, ma il nemico era numericamente superiore benché assai più debole.
Ci prenderanno per sfinimento. Ci mangeranno a poco a poco.
L'uomo intensificò i suoi attacchi per tenere a bada quelle voci che dentro di lui stavano aumentando. Ma tutto gli sembrava inutile, anche la resistenza dei suoi compagni. Fu la voce di Alderic a riscuoterlo:
"Coraggio ragazzo! Non mollare! Concentrati." Le parole del vecchio ebbero l'effetto di un pugno in faccia. Niall si rese conto che, non solo doveva fronteggiare quei stramaledettissimi corvi, ma anche la maledizione che essi portavano e che si era insinuata nella sua mente per farlo desistere.
Ancora magia...quella dannatissima magia!
E con una rabbia ancora maggiore continuò a combattere. Tuttavia quell'esercito di pennuti inferociti non desisteva, e benché i corpi scuri dei volatili si ammucchiassero in gran quantità ai loro piedi, lo stormo sembrava non avere fine.
Poi, ad un tratto, Niall sentì un altro rumore fondersi con lo stridere degli uccelli: rumore di zoccoli di cavallo e urla in una lingua sconosciuta, ma non del tutto nuova. Sagome scure e imponenti si muovevano nella nebbia che li circondava, urlando e scalpitando. Il ranger sentì Kira gridare qualcosa in elfico e quelle voci risposero. La nebbia si diradò in un istante e Niall vide una ventina di cavalieri che stavano lottando intorno a loro per liberarli dai corvi. Questi ultimi, presi dal panico delle frecce e delle spade, presero ad alzarsi in volo. Quelli che non furono abbastanza veloci per farlo furono abbattuti da elfi a cavallo che si destreggiavano a meraviglia colpendo con spietata precisione.
Nel giro di qualche minuto lo stormo, battuto, ripiegò verso est diventando in breve un punto lontano. Niall guardò quel punto farsi più piccolo nel cielo bianco, e si sentì cadere in ginocchio, come se fosse stato una bambola di pezza abbandonata dalla sua padrona. Sentì la voce di Kira chiamarlo dalla distanza e il corpo di lei che lo abbracciava, o meglio lo reggeva per impedirgli di cadere con la faccia in avanti. L'ultimo ricordo fu il buon sapore della sua pelle profumata.
Alderic prese una tazza che giaceva ai suoi piedi e si alzò goffamente verso il grande fuoco che ardeva davanti a lui. Intorno ad esso si erano radunati i cavalieri elfici che li avevano soccorsi e ora davano al druido e ai suoi compagni ospitalità. Discorsi sommessi e brevi risate allegre, ma mai sguaiate, rendevano l'aria serena. Alcuni intonavano brevi strofe di ballate mentre altri giocavano a dadi. C'era una placida tranquillità che rendeva la notte meno fredda e gli avvenimenti nefasti della giornata più lontani.
Un elfo dai capelli biondi e la carnagione chiara si alzò prontamente vedendo l'anziano ospite incerto nell'incedere:
"Posso aiutarti mio buon signore?"
"No grazie. Sono solo stanco e ammaccato. Ormai non ho più l'età per combattere." Il giovane druido gli sorrise cortesemente e lo accompagnò fino ad una grande pentola di rame dove una bevanda calda e profumava emanava i suoi effluvi. Prese il mestolo e ne versò il contenuto nella tazza:
"Vorrei portarlo ai miei giovani amici. Sai dove si trovano?"
"Certo. Sono in quella tenda azzurra laggiù" disse indicando una sagoma illuminata. Alderic lo ringraziò e si incamminò lasciandosi il fuoco alle spalle. Il freddo della notte lo punse come un'ape, ma il suo mantello di lana fu pronto a proteggerlo. Entrò nella tenda con passo silenzioso. La luce di un paio di candele rischiaravano il piccolo ambiente dove giacevano Niall e il lupo fianco a fianco. Kira sedeva nell'angolo, accoccolata vicino all'animale. Gli parlava sommessamente e con dolcezza nella sua lingua dolce e vellutata. Il lupo sonnecchiava ferito e malridotto, ma senza contusioni gravi. Sentendo il telo alzarsi, la giovane alzò la testa. Sorrise al vecchio e si alzò piano per avvicinarsi a lui:
"Ti ringrazio Maestro" disse prendendogli la tazza tra le mani:
"Bevine un po' anche tu. Non lasciare tutto a quel bellimbusto" disse indicando Niall. I due si sorrisero mentre si accomodavano per terra. Kira bevve avidamente, ma lasciò la tazza comunque piena per metà:
"Adoro questa bevanda. Dovrò farmi spiegare gli ingredienti."
"Anch'io l'ho trovata ottima" replicò il vecchio. Parlavano sommessamente per non turbare il sonno dei due malati. Kira gettò uno sguardo preoccupato su Niall, immobile e avvolto nelle coperte:
"Sei sicuro che si riprenderà?"
"Non temere. E' solo esausto per via della contaminazione mentale. Ma la sua tempra è forte e non soccomberà certo per qualche graffio. Piuttosto, che mi dici del lupo?" Kira guardò il suo fedele amico:
"E' pieno di graffi, ma non ha nulla di grave nemmeno lui. E' molto spaventato però e si sente al sicuro solo con me vicino. Per questo ho deciso di tenerlo qui stanotte."
"Hai fatto bene. Vedrai che domani starà meglio anche lui." La giovane annuì e si strinse nel mantello. Anche lei aveva piccole ferite ed escoriazioni ovunque, compresa una ben visibile sul sopracciglio destro, e guardando il druido si mise a ridere:
"Che c'è di divertente?"
"Niente...è che sembriamo dei cuccioli che si sono azzuffati."
Alderic rise sommessamente e fu contento di vedere che l'umore della sua giovane amica non aveva risentito delle dure prove che si erano trovati ad affrontare:
"Hai ragione. Siamo davvero ridicoli. Ma ormai il danno è fatto e io sono molto stanco" disse alzandosi dal suolo. Kira fu pronta ad aiutarlo:
"Quando verrai nella tenda, porta una candela con te."
"Ecco...io..."Alderic la guardò mentre lei esitava osservando i due pazienti. Lui capì al volo:
"Ma certo. Resta pure qui. Vorrà dire che avrò più spazio per dormire." Lei gli sorrise radiosa e grata per aver inteso senza bisogno di spiegare:
"Solo una cosa" disse il druido alzando il telo per uscire:
"Ricordati che lui è umano. E tu lo sai qual è il destino della nostra razza." Il telo azzurro davanti a lei si richiuse, lasciandola impietrita davanti al fantasma di quelle parole.
Niall si svegliò nel cuore della notte. Capì di essere sdraiato su qualcosa di tenero che lo riparava dall'umidità del terreno. Intorno a lui vide una tenda scura come il blu della notte nel quale era immerso. La luce della luna rischiarava gli oggetti, dandogli una forma. Le pareti della tenda si muovevano sotto l'alito di vento che soffiava continuamente e senza sosta.
Sembra quasi di essere in fondo al mare...e vedere le onde muoversi sulla superficie tumultuosa...deve essere molto tranquillo laggiù.
Voltò cautamente il viso verso sinistra perché sentì una presenza calda vicino a sé e si ritrovò negli occhi di lei, argentei come la luna stessa. Lo guardava immobile, sdraiata al suo fianco, mentre un'altra sagoma più cupa le si apriva alle spalle. Ancora intontito ebbe appena la forza di parlare:
"Dove siamo?"
"Al sicuro" sussurrò lei. Lui avrebbe voluto aggiungere altro ma lei gli appoggiò due dita sulle labbra:
"Sssst." Lo fissò ancora per un attimo con quelle due polle di luce che sembravano contenere il cosmo, indecifrabili e remote:
"C'è stata una battaglia con uno stormo di corvi, feroce e quasi interminabile. Tu hai combattuto come un leone, ma alla fine sei svenuto in preda alla spossatezza e al dolore. Gli elfi, allevatori di cavalli, ci hanno trovato e sono venuti in nostro aiuto: ora siamo nel loro campo, in una delle loro tende." Lui cercò di ricordare ma la sua mente era confusa, piena di immagini sconnesse, come tessere di un mosaico non finito. E più si ostinava a ricordare più esse si mescolavano. Lei gli sorrise dolcemente vedendo quell'espressione interrogativa e quasi impaurita:
"Non preoccuparti: domani avrai altre spiegazioni e vedrai che ricorderai tutto. Ora riposa." Lui chiuse gli occhi, vinto ancora una volta dal sonno.
Lei gli scostò una ciocca di capelli dal viso ma poi ritrasse la mano, costringendosi a voltargli le spalle. Le parole di Alderic si ripetevano dentro di lei come un'eco. Si strinse di più contro al lupo per scacciarle e per ripararsi meglio dal gelo del mattino.
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