Niall scostò la tela della sua tenda e una luce accecante lo investì. Era una mattina fresca e soleggiata quella che lo accolse. Il combattimento con i corvi era avvenuto il giorno prima, ma guardando lo spettacolo che si aprì davanti ai suoi occhi, gli sembrò solo un brutto sogno.
Una serie di tende di tutti i colori e dimensioni erano sparse disordinatamente all'interno di un cerchio di carri, al cui centro si notava un grande falò ora spento. Intorno ad esso alcuni elfi dai capelli quasi bianchi e dalla pelle chiara bevevano da boccali di terracotta. Altri giravano per il campo affaccendati. Al di fuori del cerchio decine di cavalli pascolavano tranquilli, lanciando qualche nitrito portato dal vento.
Niall si guardò intorno cercando di capire o di ricordarsi una parte del sogno che aveva fatto, nel quale Kira gli diceva che gli elfi li avevano trovati ed erano accorsi in loro aiuto...o forse non era stato un sogno? Aveva la mente confusa e non vedeva nessuna faccia conosciuta in giro. Si avviò con passo incerto verso il grande falò nella speranza di ottenere qualche informazione.
Mentre si avvicinava, uno degli elfi seduti su alcuni barili si voltò a guardarlo e gli sorrise. Lui e il suo amico si alzarono in piedi:
"Bentornato nella terra dei vivi giovane ranger. Come ti senti?" Niall rimase un momento interdetto prima di rispondere, sorpreso più del dovuto dall'azzurro dell'iride che aveva davanti, il quale si delineava appena sul bianco del bulbo:
"Ehm...bene credo. Un po' stordito ecco."
"E' normale, ma presto starai meglio. Siediti con noi mentre i tuoi compagni sono dall'aran Avaberiel."
"Da chi?" domandò Niall accomodandosi su una cassa poco distante. L'altro elfo, più
basso dell'amico ma dagli occhi altrettanto inquietanti, gli rispose cortesemente:
"L'aran è la nostra guida...capo, come lo chiamate voi. La sua tenda è quella laggiù" disse indicando un tendone più ampio degli altri. I due elfi gli offrirono pane, formaggio e latte mentre continuavano a conversare con Niall, il quale apprese così come erano stati individuati e soccorsi:
"Stavamo portando questa mandria verso la costa quando abbiamo scorto quello strano stormo che procedeva verso sud. E' facile vedere le cose in pianura, e individuare la nube di nebbia che s'innalzava dal suolo è stato un giochetto. Avaberiel ha detto che nebbie così non nascono dal nulla e che probabilmente c'era qualcuno in pericolo. Così siamo arrivati e appena in tempo direi."
"Anche Avaberiel è un druido?" chiese Niall. L'elfo alto non rispose subito quasi dovesse ponderare bene la risposta:
"Sì. Voglio dire...tutti noi lo siamo, ma lui più degli altri." Niall annuì, ma in realtà non ci stava capendo nulla. L'elfo scoppiò in una risata cristallina vedendolo così confuso:
"Non preoccuparti amico. Bevici su e non pensarci" e così dicendo gli porse un boccale del miglior latte al miele che Niall avesse mai assaggiato.
Nella tenda rossastra dell'aran alcuni tappeti provenienti dalle Terre Meridionali erano stati stesi per terra, e i loro colori vivaci e le elaborate decorazioni si intonavano perfettamente con i cuscini piccoli ma soffici che erano sparsi ovunque. Su alcuni di essi Kira, Alderic e Avaberiel sedevano in cerchio con tazze fumanti. Nonostante i lunghi capelli bianchi e gli occhi paurosamente grigi, l'aran era un elfo nel pieno della sua vitalità. Era il capo carovaniere di quel gruppo di allevatori nomadi che si prendevano cura dei cavalli per conto del sovrano Finn delle Pianure. La sua figura era snella e leggera come quella di qualsiasi altro elfo, ma emanava un aria di autorità palpabile. Alderic capì ben presto di essere davanti ad un suo pari in fatto di arti druidiche, e dopo una chiacchierata generica sui fatti accaduti la notte precedente capì che si poteva fidare pienamente di lui. Kira era a proprio agio con il suo simile e anzi sembrava avere molto più tatto e capacità dialettica dell'anziano druido. La lasciò fare quindi e le delegò il compito di seguire quel colloquio che avrebbe potuto rivelarsi fondamentale.
Avaberiel infatti aveva tutta l'aria di non fidarsi completamente di loro. Dietro la sua gentilezza tipicamente elfica, vi era anche quella diffidenza e sufficienza nei confronti degli umani altrettanto caratteristica:
"...ora sai come stanno le cose. Purtroppo non abbiamo molto tempo. Ogni momento che passa ci divide dalla nostra preda." stava dicendo intanto Kira. Avaberiel annuì sorseggiando la bevanda alle erbe:
"Mi duole profondamente per la perdita dei tuoi fratelli e per ciò che è successo al tuo clan. Avevo sentito delle voci ma in questa pianura selvaggia le notizie non sempre sono portate dal vento. Certo questo crimine non può restare impunito e, anche se il giovane Elyss ha sbagliato, non è giusto che il suo errore si ritorca sulla sua gente. Avrete quindi il nostro aiuto. Cosa dobbiamo fare?"
La strategia fu immediatamente approntata e Alderic e Kira misero a conoscenza Avaberiel del loro piano. Quest'ultimo rimase interdetto e a lungo pensieroso, prima di pronunciarsi:
"E' rischioso. Richiede l'uso di molte forze."
"Ne convengo Aran" replicò l'elfa: "ma mai il mio nemico è stato più vicino. E devo cogliere l'occasione." Gli sguardi glaciali e determinati dei due elfi si incontrarono per un lungo momento. Le parole del capo ruppero gli indugi:
"E sia. Lo faremo domani mattina, all'aurora. Se tutto va come previsto, quello stregone non vedrà l'alba."
Alderic e Kira uscirono e l'uomo fu grato di quel sole tiepido che riscaldava gli animi oltre che l'aria. Intorno a loro tutti erano indaffarati in qualche faccenda: chi smontava tende, chi ripiegava coperte, chi riponeva oggetti. La partenza era ormai imminente e si capiva dal fatto che tutti i cavalli erano stati radunati per essere tenuti sotto controllo. Quattro elfi giravano tra di essi proferendo parole sconosciute e tracciando segni invisibili nell'aria: incantesimi per richiamare il Piccolo Popolo e per tenere a bada gli animali:
"Credi davvero che ce la faremo?" domandò Alderic camminando al fianco di Kira:
"Solo gli dei lo sanno." Alderic guardò i piccoli elfi rincorrersi sotto i carri e intorno alle ceneri dei falò. Alcuni di loro se ne stavano seduti vicino ad un albero a giocare con uno gnomo e due minuscole driadi:
"Dobbiamo essere prudenti. Non possiamo arrecare danno a questa gente." Kira annuì
"Non dobbiamo. Assolutamente."
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