Poesiuccie di fretta

di Umberto Cavalli



1

Gentile la vita scappa senza dirci nulla
E l'uomo
In un bacio, in una carezza sola
Trova quello che cerca da secoli.


.//.

Solo i muri di questa casa
Rimarranno fermi, senza dire sciocchezze
Senza orari, solo con la paura di uno scalpello
Infilato
Nelle loro cementifiche carni
.//.

Un attimo solo e andremo via tutti
Senza parole inutili da dire,
Senza una casa da chiudere
E una moglie da baciare

2

Bambini distratti giocano a palla e calciano troppo forte
innervosendo la vicina attempata,
dimentica ormai della sua vecchia gioventù passata ormai da troppo...
un pallone che corre via
è come la vita di tutti i giorni:
senti bene che calcerai troppo forte e troppo in fretta
ma sai
che non riuscirai a fermarti in tempo

.//.

Un orologio ticchetta ritmico e monotono
Infastidendo tutti
Me compreso.
Sento che i secondi passano e la vita
Pure
Ma tutto questo non mi spaventa
Mi annoia solo un po' il rumore
Di avvertire
Il tempo scappare,
Scivolando via

.//.

Non adiratevi con il mondo
Picchiate voi stessi

3

Quando penso all'uomo, il mio cuore vibra.
Per la tristezza di vedere come siamo.

Poche o troppe parole sono inutili.
Basta solo questa: perché?

Perché siamo così diversi?
Nei nostri abiti costosi e impoveriti.
Colorati e smunti da tempi fittizi.

Con capelli che hanno perso il loro vero scopo.
Con occhi che scrutano e vedono tutto,
ma senza guardare mai.

Io non so cosa ci sia di male.
Nella vita che portiamo innanzi.

So che ci mangeremo l'anima,
gettandola in un cestino, a sera.

Senza pensarci troppo,
chè l'anima, qui, non serve.

.//.

Polmoni:
assuefatti a fumi innaturali
che sgorgano dalle più fetide e claustrali fessure
del posto più lontano,
nell'inferno più lontano.

Orecchie:
abituate a concerti senza scale
e senza ritmi,
in un'orgia confusa di confusi strumenti
improvvisati senza regola alcuna,
entrano e uccidono i vergini timpani delicati.

Occhi:
abituati a vedere lotte sanguinose.
Senza abbandonare mai lo sguardo,
perché "così è..." e " così sarà..."
se non si cambia.

Mani:
che non riescono più a chiudersi in preghiera,
ma che si serrano in pugni violenti
nelle notti di rabbia e nei giorni di fuoco.

Piedi:
che non sanno più dove andare.
E che non possono più star nudi,
per la pelle che s'è fatta delicata.
Troppo.
Anche per calpestare un sasso,
nostro antico fratello.

E così viviamo ,
con un corpo cambiato dal tempo.
Con un cuore che non sa più battere.

Con un'anima stanca,
che non riesce più
a volare.