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Poesiuccie di fretta III di Umberto Cavalli
Angeli inabissati in tetre, umide stanze
Parlano del lombrico che hanno in grembo.
E un odio caldo sale dalle carni del tempo,
riscaldando di sciabole l'orrendo corpo putrefatto dal mare
e dal suo sale.
Un pesce salta nello stagno della mia anima,
altalenante tiritera ritrita dalla ripetitività del muscolo che si contrae.
Esseri silenziosi, sbaccanalano sotto i miei piedi,
insicuri se vivere o morire,
tralasciando a domani i sogni che hanno fatto ieri.
Sento una lingua che mi tocca la schiena,
sarà la madre dell'Ora,
che chiede strada.
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E ora alzati,
fanciullo, da quella strada sporca.
In salita indirizza il tuo cammino.
Le pietre che scavalcherai saranno mistici pioli della scala
che un giorno,
potrai dire di aver salito.
.//.
Vivere è mangiare una mela.
Alla fine, solo i semi del futuro.
E scarti ingialliti.
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