a Villa Demidoff

Apertura: giovedì, venerdì, sabato e festivi
MAGGIO, GIUGNO, LUGLIO ore 10-20,30
AGOSTO E SETTEMBRE ore 10-20,00

Biglietti: ordinari L. 5.000 - ridotti L. 3.000
I residenti nel Comune di Vaglia avranno diritto all’ingresso gratuito, così come, nel giorno di venerdì, gli anziani in età superiore ai 65 anni. I visitatori del Parco avranno ingresso libero alle manifestazioni culturali.
Tel. 055/409225 c/o Villa Demidoff - 055/2760538 c/o Amministrazione Provinciale Fax: 055/2760525 e-mail: villa.demidoff@firenze.net



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Jamon: avete voglia di passare una giornata di relax totale? volete fare due passi in un parco? volete vedere strane costruzioni come quelle fatte sulla spiaggia? Allora andate a Vila Demidoff, o meglio al Parco Mediceo di Pratolino. Ma vediamolo in dettaglio.


La tenuta di Pratolino fu accquistata da Francesco I de’ Medici, nel 1568, con l’idea di renderlo dimora per Bianca Cappello. L’incarico fu assegnato al Buontalenti che in dodici anni lo trasformò in un parco caaratterizzato da giochi d’acqua, grotte artificiali ed automi.
La villa e il Parco furono poi abbandonati, fino a quando il Granduca Ferdinando III di Lorena non le riportò all’antico splendore, seppur con trasformazioni drastiche: la villa fu demolita, mentre il parco diventò un grande giardino all’inglese.
Nel 1872 il Principe Paolo Demidoff acquistò il parco e restaurò le strutture rinascimentali trasformando la paggeria nella Villa.
L’ultimo passaggio di consegne avvenne nell’agosto del 1981, quando il complesso divenne di proprietà della Provincia di Firenze, ed aperto al pubblico.
Dell’aspetto originale non rimane molto, ma osservando il Colosso dell’Appennino del Giambologna o la Cappella del Buontalenti, ci si può rendere conto di quale parco fiabesco fosse in età rinascimentale.
Per visitare il parco è possibile seguire il percorso guidato (purtroppo non si può entrare con la bicicletta, a causa dei molti sterrati tortuosi).
La prima tappa (...dopo la biglietteria...) sono la fattoria e le stalle, una costruzione risalente al 1580 ma che ha perso molto del suo aspetto originale.
Poco più avanti si trova l’Osteria, attualmente usata come bar ristorante. In origine veniva utilizzata come "garages" per le carrozze.
Leggermente decentrata la fagianeria, con prospiciente la limonaia, risalenti al periodo del Granduca Ferdinando.
Proseguendo si arriva alla prima vera "attrazione" del parco: la Pescheria della Maschera (vedi foto a lato): inizialmente usata come piscina per i bagni caldi durante i vari passaggi di proprietà venne riempita di terra per poi essere restaurata. Oggi è solo una cupa vasca con fra gli alberi, ma la statua che la sovrasta ricorda il passato con uno sguardo severo ma allo stesso tempo affascinante.
Si arriva all Grotta di Cupido, realizzata dal Buontalenti era uno dei vari giochi d’acqua rinascimentali. Oggi rimane solo l’aspetto esterno, poichè le decorazioni e le sculture sono andate perse.
Nulla rimane dell’aspetto originale anche nel viale degli zampilli, ma proviamo ad immaginarlo: stiamo percorrendo un viale lungo quasi 300 metri, e largo più di venti, ai lati due muri di alberi separati da noi da due file di panchine in pietra e da pile, dalle quali sgorgava zampilli d’acqua. Questi ci sovrastano fino a creare una volta che fa da schermo ai raggi solari, filtrandoli in un gioco di arcobaleni che ci accompagna nella passeggiata.
Sempre del Buontalenti sono le Gamberaie una serie di vasche usate per l’allevamento di crostacei, oggi invece sono un letto di ninfee giganti.
La Grotta del Mugnone, risalente al Buontalenti, fu distrutta e ricostruita. Oggi è una cupa vasca nella quale l’acqua scorre fra archetti e volitne, che fan da piedistallo ad una statua desolatamente sola.
Una sosta davanti al Monumento a Demidoff, inneggiante all’amore del figlio e del popolo al suo Signore, e si arriva alla Villa, quella che un tempo era la Paggeria.
Nascosta fra gli alberi la Cappella, uno dei pochi elementi del Parco rimasto prasticamente immutato nel tempo.
Ed ecco che ci si trova di fronte a quella che è la più grande opera del Parco Mediceo: il Colosso dell’Appennino, opera del Giambologna merita la visita dell’intero Parco. Arrivando dal bosco si apre un vasto prato, e sul fondo, quasi a voler controllare chi lo attraversa si innalza questa imponente statua: un vecchio inginocchiato, dalla lunga barba e i capelli scompigliati osserva con severità il laghetto prospiciente, dando sicurezza alle giganti ninfee che vi abitano. In origine era ricco di decorazioni e giochi d’acqua, era persino possibile salire fino a dentro il suo enorme capo ed osservare con i suoi occhi il vasto parco. Oggi l’accesso all’interno della statua è chiuso, ma l’emozione che si prova a fermarsi e sdraiarsi sull’erba alla sua ombra è indescrivibile. Come fosse uscito da una fiaba di mostri e giganti, racchiude lo splendore e la grandezza di tutta l’epoca rinascimentale.
L’ultima parte della camminata in mezzo al parco vede sculture amorfe realizzate da una enorme Spugna proveniente dalla Corsica, la statuta di Giove, ed infine il Casino, risalente al periodo neoclassico.
Insomma, aspettate la prima giornata di sole e trascorretela in questo bellissimo parco.




Come arrivare: Autobus ATAF 25/A con partenza da Piazza Stazione, lato arrivi, SITA con partenza da Piazza Stazione, CAP con partenza da Via Nazionale